Emma Bonino
Fonte immagine: WikimediaCommons

La notizia della morte di Emma Bonino ha indubbiamene smosso il mondo radicale, femminista, europeista e laico. Sì, perchè Bonino era tutte queste cose, e non solo.

Succede molto spesso nella vita delle persone di vivere quello che chiamo “momento zero”: un momento, un evento o un’azione in cui capisci che la tua vita non sarà più la stessa. Quello di Emma Bonino arrivò quando scoprì di essere incinta, nonostante il ginecologo le avesse precedentemente diagnosticato l’infertilità. Lo stesso medico le spiegò che avrebbe potuto abortire soltanto nella clandestinità e in cambio di una somma proibitiva. L’aborto clandestino al quale riuscì infine a ricorrere fu un’esperienza segnata dall’umiliazione, dalla rabbia e dalla solitudine. Ma rappresentò anche l’inizio di un percorso destinato a orientare tutta la sua vita: la lotta per i diritti e per la libertà di scelta.

Emma Bonino verrà quindi ricordata come una donna che si battè per i diritti civili e che, per farlo, usò la potentissima arma del corpo.

La disobbedienza civile, Marco Pannella e le lotte politiche

Dopo aver abortito clandestinamente decise che mai più nessuna avrebbe dovuto subire lo stesso trattamento. Infatti, sarà lei stessa che nel 1975 rivendicherà pubblicamente di aver aiutato diverse donne ad abortire. Sempre negli stessi anni, aderirà al Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) fondato, tra gli altri, da Adele Faccio e Maria Adelaide Aglietta, due storiche leader del partito radicale. Sempre usando il suo corpo come strumento di lotta, Bonino si consegnerà alle autorità, auto-accusandosi di aver praticato l’aborto, un gesto politico con un messaggio inequivocabile: che sia legale o meno, le donne abortiscono lo stesso.

La sua battaglia contribuirà a portare l’aborto fuori dalla clandestinità e al centro del dibattito pubblico, fino all’approvazione della legge 194 del 1978.

Nel 1976 entrerà per la prima volta in Parlamento e da quel momento ricoprirà diverse cariche pubbliche fino alla sua scomparsa. Radicalismo, antifascismo, femminismo ed europeismo saranno i capisaldi della sua lunga carriera politica.  

Il sodalizio con Marco Pannella, leader del Partito Radicale, acuirà ancora di più la pratica dell’utilizzo del corpo come strumento di battaglia: manifestazioni, sciopero della fame, arresti e imbavagliamenti in diretta TV si trasformeranno in forme di denuncia attraverso le quali contestare la disinformazione e rompere il silenzio che circonda temi come l’aborto e, più in generale, i diritti civili.

Proprio la privazione di acqua e cibo diventerà una pratica ricorrente nelle battaglie di Emma Bonino, che proverà in questo modo a sensibilizzare l’opinione pubblica (non sono quella italiana) contro la pena di morte e le violazioni dei diritti umani in materia di immigrazione. La sua, però, non sarà una politica esercitata esclusivamente dalle sedi istituzionali. Durante le guerre e le crisi umanitarie che colpiscono i Balcani e diversi Stati africani, Bonino porterà la propria presenza direttamente sul campo. Da commissaria europea per gli aiuti umanitari visiterà i luoghi segnati dai conflitti e dalle persecuzioni, esponendosi in prima persona per documentare le violenze e sollecitare l’intervento della comunità internazionale.

Alla denuncia delle violazioni inflitte ai corpi degli altri, e soprattutto delle altre, dedicherà una parte importante del proprio impegno. Ne è testimonianza la lunga campagna contro le mutilazioni genitali femminili, affrontate non come una questione marginale o confinata a Paesi lontani, ma come una violazione universale dell’integrità e dell’autodeterminazione delle donne.

Un’eredità da custodire

Certamente la pratica di trasformare la propria presenza fisica, il proprio corpo e perfino la sofferenza in un’arma di pressione politica non nasce in Italia: la storia dei diritti civili globali ne è intrisa, basti pensare a figure come Rosa Parks. Tuttavia, l’importanza cruciale di Emma Bonino risiede nell’essersi fatta inteprete di questo “linguaggio della corpo” nella politica italiana, traducendolo in riforme storiche e irreversibili: è anche grazie al suo coraggio esposto in prima persona che il Paese ha potuto scardinare tabù secolari, arrivando al riconoscimento fondamentale del diritto all’aborto, alla tutela del divorzio e alla difesa costituzionale dei diritti umani e individuali.

Benedetta Gravina

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui