Dopo lo scandalo di Mafia Capitale, non poteva mancare un’inchiesta settentrionale riguardante la sanità che ha portato a 21 arresti lo scorso 16 febbraio, ma le cui indagini sono state aperte nel 2013. E il caso è addirittura iniziato nel 2012, quando due revisori dei conti dell’azienda ospedaliera di Vimercate hanno rilevato delle irregolarità in un contratto stipulato dall’ospedale nel 2009 e hanno presentato una denuncia in procura.

A partire da quel singolo contratto, l’inchiesta si è poi estesa a tutta la Lombardia.

L’inchiesta Smile (chiamata così perché riguardante appalti per ambulatori odontoiatrici) ha portato a scoprire nel corso di tre anni una serie di tangenti e meccanismi volti a condizionare gli appalti pubblici.

Per i 21 indagati i magistrati hanno ipotizzato i reati di riciclaggio, turbativa d’asta e associazione a delinquere; indagati di cui 9 si trovano in prigione, 7 sono agli arresti domiciliari e 5 con l’obbligo di firma, e tutti sono stati arrestati nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Varese, Bergamo, Brescia e Palermo. Tuttavia, le persone chiave dell’inchiesta sono tre: Fabio Rizzi, Mario Longo e Maria Paola Canegrati.

Il primo, Fabio Rizzi, è un ex senatore, consigliere regionale lombardo leghista e considetto “fedelissimo” di Roberto Maroni, che ha firmato un’importante legge sulla sanità lo scorso agosto. Salvini lo ha sospeso dal partito. Mario Longo è un odontoiatra e collaboratore di Rizzi in Lombardia. Maria Paola Canegrati è un’imprenditrice cinquantaquattrenne che gestisce il gruppo Odontoquality.

Secondo gli inquirenti, la Canegrati si sarebbe aggiudicata una serie di appalti nel settore sanitario truccati da funzionari pubblici tra cui Rizzo e Longo. Tra il 2004 e il 2015 il valore degli appalti gestiti dall’imprenditrice girerebbe intorno ai 400 milioni di euro e quelli principali, oggetto dell’inchiesta, sono quattro: due all’ospedale di Vimercate (2010 e 2015), uno al Bolognini di Seriate (2010) e uno agli Istituti clinici di Perfezionamento (2013).

Sempre secondo l’accusa, Rizzo e Longo avrebbero indirettamente posseduto, attraverso le loro compagne, il 50% della società che si aggiudicava gli appalti. Infatti Silvia Bonfiglio e Lorena Lidia Pagani risultano socie della Spectre che controlla la metà della Sytcenter, di cui la Canegrati possiede l’altra metà. Inoltre, i carabinieri ispezionando la casa e l’ufficio di Rizzi hanno trovato 1600 euro nel congelatore, 15.000 euro in una cassaforte e 5000 franchi svizzeri in una busta.

È inoltre di pochi giorni fa la notizia che la Canegrati, durante l’interrogazione del giudice, abbia deciso di parlare. La donna avrebbe detto: «Dottore ora ho capito, mi faccia avere un taccuino e una penna, anzi meglio due così se mi si scarica continuo a scrivere».

E intanto le indagini si spostano dalla Lombardia all’estero, dove il duo Longo-Rizzo avrebbe aperto più di una società, con l’aiuto, secondo la procura, di colleghi leghisti. Si parlerebbe di società in Lussemburgo, Panama e Svizzera, e la ragione è detta da Longo a Rizzi in un’intercettazione telefonica: «Gnaro bisogna spostarsi sulla politica estera […] ci arrestano di meno […] adesso il sistema di andare su in Svizzera mi piace».

Federico Rossi

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