Hitachi, FCA e Sanremo. Intervista ad Antonio Barbati del SI Cobas

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Nei mesi scorsi abbiamo seguito le vertenze degli operai licenziati da Hitachi e, in generale, abbiamo raccontato cosa sta accadendo, sul piano occupazionale, a Napoli e in Campania. Intervistiamo Antonio Barbati, militante SI COBAS, per fare il punto della situazione e per capire come si sono evolute le vicende Hitachi ed FCA.

Dopo mesi di tavoli saltati e incontri strappati solo grazie alla caparbia degli operai licenziati, dei loro familiari e del sindacato, a che punto è la vertenza Hitachi?

«Il processo per i quattro lavoratori Hitachi Napoli, alle dipendenze dell’agenzia di somministrazione Quanta S.p.A., avrà inizio il 20 febbraio. Nel frattempo, per due dei quattro lavoratori (Massimo Olivieri e Aniello De Lucia), si è giunti a risoluzione contrattuale per scadenza dei termini di disponibilità, secondo quanto previsto dal CCNL delle Agenzie di Somministrazione. A breve, quindi, saranno licenziati e potranno avvalersi solo di una forma sussidiaria e temporanea di reddito rappresentato dall’assegno di disoccupazione (NASPI). La società Quanta S.p.A. fonda questa decisione sul rifiuto immotivato che gli operai avrebbero espresso a fronte di una proposta di nuova collocazione prospettata mesi addietro dalla stessa agenzia. In realtà, questa proposta consisteva in un lavoro di tre anni presso la sede di Croce Rossa Salerno con la clausola del ritiro della vertenza legale: il cd. tombale. Gli operai avrebbero avuto un lavoro solo se avessero accettato di non procedere più legalmente nei confronti di Hitachi. In sede di trattativa trapelò anche la notizia che Hitachi sarebbe stata disposta a pagare parte degli stipendi dei quattro operai per il triennio in Croce Rossa se si fosse raggiunto tale accordo. E pensare che in tutto questo tempo, durante le fasi più concitate della vertenza, Hitachi aveva sempre dichiarato di non riconoscere questi lavoratori come “propri”, per scaricare tutte le responsabilità sulle sue società “controllate”! Oggi, invece, apprendiamo che li considera a tal punto “suoi lavoratori”, lavoratori di cui liberarsi però, essendo disposta perfino a farsi carico delle loro mensilità per una prestazione lavorativa svolta presso terzi. La proposta così formulata, assumendo natura ricattatoria, è stata naturalmente rigettata, perché profondamente lesiva dei diritti dei quattro lavoratori somministrati di poter accedere, senza condizionamenti, a nuove offerte di lavoro rispondenti alla loro professionalità ed esperienza, come da obblighi dell’agenzia di cui sono dipendenti. Al contempo, procede la vertenza legale contro Hitachi al fine di dimostrare l’illegittimità della loro estromissione dal processo di ristrutturazione del comparto logistico che ha visto tutti gli addetti passare alle dirette dipendenze della multinazionale giapponese, tranne i quattro operai in questione. Come Si Cobas Napoli ed FCA Pomigliano intensificheremo le iniziative di lotta in loro sostegno»

A Sanremo l’Italia “riscopre” la vergogna degli operai FCA di Pomigliano, reintegrati da un Tribunale ma mai rientrati in fabbrica. Lo Stato Sociale, band presente alla kermesse, ha menzionato la storia di questi cinque lavoratori, fermati dalla polizia e denunciati per aver provato ad aprire uno striscione in prossimità di un truck di Radio2. Com’è la situazione al momento?

 

«Mimmo Mignano, Antonio Montella, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore e Massimo Napolitano, operai Fca Pomigliano, militanti e attivisti sindacali con il Si Cobas, nonostante una sentenza della Corte di Appello di Napoli del 2016 che ha ritenuto illegittimo il loro licenziamento e che ha intimato alla Fiat di reintegrarli immediatamente sul posto di lavoro, non hanno mai ripreso la loro attività lavorativa. L’azienda, senza specificarne mai i motivi, li ha dispensati dalla prestazione lavorativa, pur assolvendo l’obbligo di pagarli regolarmente. Tale decisione sembra essere una rappresaglia dell’azienda nei confronti dei cinque lavoratori ed è sintomo del timore che tale vicenda possa spingere altri operai a seguire l’esempio di Mimmo, Antonio, Marco, Roberto e Massimo. Ci troviamo di fronte al caso assurdo per cui un’azienda preferisce pagare i propri dipendenti senza avvalersi della loro manodopera, tale è il timore dei vertici che l’attività sindacale dei cinque operai possa destabilizzare il clima autoritario che da anni sta soffocando la massa operaia. Una loro delegazione si è presentata qualche giorno fa a Sanremo durante la kermesse musicale perché un gruppo in gara, Lo Stato Sociale, a nostra insaputa, li aveva menzionati sul palco dell’Ariston come esempio della lotta contro la schiavitù del lavoro salariato. Nella giornata di domenica 11 febbraio ai tre operai presenti (Mimmo, Antonio e Marco) è stata ripetutamente negata la possibilità di tenere una conferenza stampa nei pressi del teatro Ariston per denunciare pubblicamente le condizioni che ha imposto la Fiat passando sopra le teste di giudici e tribunali. I tre operai, quindi, hanno deciso di occupare il “truck” di Radio2 durante una diretta, dovendo per forza di cose oltrepassare la zona interdetta al pubblico, con l’intento di leggere un comunicato. Vi è stata un’immediata reazione delle forze di polizia che, richiamate dagli organizzatori dell’emittente radiofonico, li hanno scortati al commissariato di P.S. dove li hanno sottoposti, per più di otto ore, a fermo e procedure di rilevamento delle impronte digitali. Il tutto si è concluso con una denuncia (ex art.650 c.p.) per inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità e con un foglio di via per tre anni da Sanremo. Queste forme così violente di contenimento delle lotte operaie e sociali sono l’oggettiva conseguenza di provvedimenti come il decreto Minniti che rappresenta uno dei punti più alti del modello di repressione penale del conflitto sociale. Diversi e trasversali sono stati gli attestati di solidarietà da parte di forze e gruppi sociali impegnati in percorsi di resistenza sociale. Per questi motivi, a breve verranno discusse le modalità di costruzione di una grande mobilitazione generale degli operai FCA contro l’autoritarismo e lo sfruttamento targato Marchionne».

Le elezioni si avvicinano, la campagna elettorale è entrata nel vivo. Le vertenze degli operai che ruolo hanno nella dialettica politica? C’è ancora spazio per queste tematiche nel dibattito pubblico?

«La legislatura Renzi – Gentiloni si avvia al termine, lasciando dietro di sé una vera e propria mattanza nei confronti della classe operaia e di tutti i settori oppressi. La crisi capitalistica, tuttora irrisolta, è stata usata dai padroni e dai loro governi nazionali, locali e continentali al fine di sopprimere ogni conquista dei lavoratori, imponendo la legge ferrea del profitto anche con l’arma del manganello, della repressione e della messa in stato di illegalità o di clandestinità forzata di migliaia di lavoratori che vivono e vengono sfruttati quotidianamente sui nostri territori.
Il peggioramento generalizzato delle condizioni di vita, di lavoro e di reddito per milioni di lavoratori, disoccupati, pensionati non ha prodotto quell’esplosione sociale necessaria ad invertire i rapporti di forza ma ha, al contrario, in larga parte alimentato un senso diffuso di rassegnazione e di impotenza, oltre a un rigurgito delle pulsioni razziste, securitarie e xenofobe in ampi settori colpiti dalla crisi. Queste sono le condizioni alla base del dato politico per cui, secondo illustri sondaggisti, circa il 70% dei giovani non si recherà alle urne alle prossime elezioni politiche del 4 marzo.
Se questo è il termometro che misura la fiducia di ampie fette della società verso le istituzioni e il sistema democratico, allora l’obiettivo che padroni e governanti di ogni colore si propongono è quello di rendere la loro democrazia sempre più blindata, prevenendo sul nascere ogni accenno di conflitto. Noi crediamo che per la difesa e la riaffermazione dei nostri obiettivi e interessi di classe, anche quelli più immediati, non ci sia alternativa alla ripresa del protagonismo e dell’autorganizzazione operaia. Non esistono scorciatoie parlamentari che possano supplire alla lotta immediata e politica dei lavoratori. A mio avviso, nessun partito che concorre al teatrino elettorale è espressione di una precisa composizione di classe e può rappresentare gli interessi degli operai e degli altri lavoratori salariati e sfruttati. A questa situazione bisogna rispondere costruendo la forma politica di questi interessi per rimettere in discussione la questione del potere e del comando nella società»
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Mario Sica

4 Commenti

  1. Aggiungo .. ho sentito parlare questo elemento in foto a viva voce ed asseriva: <>. Allora mi chiedo: ma questo troglodita capisce che FCA per competere fa i salti mortali ? Ma questo troglodita capisce che ci stiamo giocando la vita dovendo competere con produttori come: Mercedes, BMW, Audi, VW, Toyota, francesi e cì via ? Ma questo troglodita che scon gli altri 5 si sponsta con la tenda davante ai cancelli della fabbrica si rende conto dei danni che sta producendo ai suoi colleghi operai sere ? Ma sto troglodita capisce che se ha la guerra nell’anima deve andare eventualmente ad arruolarsi alla legione straniera ? Ma sto troglodita sa di aver impiccato il suo datore di lavoro davanti ai cancelli FCA e che un giudice, non capisco in virtù di cosa, gli fa percepire uno stipendio senza lavorare: con tanta gente che il lavoro non lo trova ? Restista pure quanto vuole ma se esiste veramente un Cristo benevole: queste cose si pagano. Non so come, ma si pagano.

  2. ho visto che sono uscite delle virgolette.. ma non cio che ho scritto. Lo scrivo qui: devono fare i conti con la nostra resistenza.

  3. Comunque sia .. io me la prendo con questi ignobili individui perchè le azioni fatte sono ai limiti della decenza civile. Ma forse sono solo l’espressione di una falsa libertà che questa Costituzione concede: libertà di ledere la decenza altrui. Di coloro che per mandare avanti la loro famiglia, si fanno un sedere così, lavorando sodo. E Pomigliano è sotto gli occhi di tutti: ha ben dimostrato di avere operai molto capaci, per non dire al top della professionalità. Allora vien da chiedersi questi 5 boia satiri hanno ragione oppure gli altri 2000 operai sono tutti deficienti ? Però sti cani sciolti, che si son fatti pure un sindacato, possono piantare tende e zizzania in ogni dove. E guai a chi li tocca: c’è la libertà di espressione. E chi se ne frega se poi la mia libertà di espressione lede agli altri 2000 operai. Chi se ne frega: tanto io mangio gratis !! Poi però si vanno a supplicare nuovi modelli a Marchionne: che pure li farà (io spero nella baby Jeep che nelle mani degli operai napoletani sarà uno splendore di macchina).A Sanremo qualche altro scalza cani gli dedica anche una canzone: e avanti così. Se poi interviene la Giustizia e gli interdice la presenza in loco: aggià questo è un atteggiamento Fascista !! Magari qualcuno si sarà anche chiesto: ma perchè non hanno interdetto anche i cantanti: aggià ma questo è Fascismo. Ma allora mi domando, ma chi è il vero Fascista ? Forse sono io ? Che tiro la carretta da 40 anni lavorando con la massima onestà e dedizione ? O forse sono tutti fascisti per il solo fatto di non girare con una bandiera rossa sulle spalle ?

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