A seguito della morte del ricercatore Giulio Regeni, nonostante un’immediata e forte spinta del governo italiano nell’apertura di indagini congiunte, l’Egitto non ha risposto chiaramente: inizialmente rifiutò le indagini congiunte, per poi cambiare idea e dare la propria disponibilità. Adesso, dopo più di due mesi dall’accaduto, si pronuncia per la prima volta il presidente Abd al-Fattah Al Sisi, che senza tanti giri di parole ha dichiarato durante un’intervista a Repubblica: «Non ci fermeremo finché non sarà stata raggiunta la verità sulla fine di Giulio Regeni».

A questo scopo, lo scorso 15 marzo, il procuratore Giuseppe Pignatone e il procuratore generale Nabil Sadeq hanno firmato insieme un comunicato congiunto in cui si formalizzava «la reciproca cooperazione per definire la realtà dei fatti e individuare i responsabili», che segna una svolta decisiva dopo i battibecchi tra i due Paesi che si contendevano l’assegnazione delle indagini. Infatti, mentre il procuratore di Giza rivendicava come “proprie” le indagini, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni commentava negativamente l’operato degli egiziani: «Finora la collaborazione non è stata sufficiente. Sono convinto che questo incontro possa almeno cercare di mettere le basi per una collaborazione più intensa e soddisfacente».

A seguito di questi segni di ritrovata concordia bilaterale, anche il presidente Al Sisi fa sentire la sua voce nella citata intervista rilasciata qualche giorno fa, dove ha espresso solidarietà e condoglianze ai genitori di Regeni, e dove ha illustrato le varie ipotesi che attualmente gli investigatori stanno seguendo per capire chi possa essere l’assassino del ragazzo. Al Sisi ricorda che l’omicidio è accaduto «durante la visita di una delegazione italiana di imprenditori con il ministro dello Sviluppo economico, che erano al Cairo per rafforzare la nostra collaborazione» e si chiede quindi perché il fatto sia «accaduto mentre le relazioni tra noi hanno raggiunto un livello senza precedenti dal punto di vista economico e politico».

La pista da seguire, secondo il presidente egiziano, è dunque quella di capire chi ha interesse a boicottare o bloccare l’ampia collaborazione tra Italia e Egitto sul fronte dell’energia e della sicurezza, in una fase di turbolenza in tutto il Paese: «Non bisogna dimenticare l’importanza di questa cooperazione che arriva in un momento di sofferenza per la nostra economia e dopo anni di debolezza» ha difatti commentato.

Matteo Renzi ha giudicato le parole di Al Sisi «importanti», esortando ancora una volta l’Italia e l’Egitto a trovare i colpevoli della morte di Regeni.

Federico Rossi

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