Nicolò Govoni Nobel per la Pace

Nicolò Govoni ha solo 27 anni, è presidente e cofondatore della ONG Still I Rise, ed è stato candidato al premio Nobel per la Pace 2020. La proposta è arrivata dalla Repubblica di San Marino, per volere di Sara Conti, membro del Consiglio Grande e Generale, colpita dalla storia e dall’impegno del giovane cremonese nell’hotspot di Samos: «Mi ha colpito in modo sconvolgente approfondire quanto grave sia la situazione nell’hotspot sull’isola di Samos. Conoscere un ragazzo di 27 anni che dedica la sua vita al sostegno e protezione dei diritti dei minori non solo ha meritato la nostra attenzione, ma il nostro pieno appoggio alla candidatura per il Premio Nobel per la Pace».

La missione di Samos

A settembre di due anni fa, dopo una prima esperienza in un orfanotrofio dell’india, Nicolò Govoni si sposta a Samos in Grecia, luogo conosciuto nelle cronache di tutto Occidente per essere uno dei campi profughi peggiori di Europa. Qui Nicolò inizia la sua vera missione: aiutare i bambini, farsi guida per loro, educare gli ultimi ad essere i primi. Si unisce a una piccola associazione locale e crea un vero e proprio programma educativo per tutti i bambini rifugiati provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq, Palestina, Kurdistan, Iran, Algeria e Congo.

Otto mesi dopo, a maggio 2018, il tempo stringe, la situazione a Samos scoppia tra le mani, bisogna fare di più e in poco. Così nasce Still I Rise, una Onlus internazionale, voluta da Nicolò Govoni e dalle sue collaboratrici Giulia e Sarah per fronteggiare l’emergenza dell’isola, per dare ai bambini profughi un luogo sicuro in cui sentirsi a casa. Dalla Onlus nasce poi la scuola, all’interno della quale si mette in atto il programma educativo nato in contrapposizione al concetto classico di volonturismo, per mostrare che c’è un altro modo per aiutare, un volontariato gratis fatto però con professionalità, etica e passione.

Il programma educativo creato da Sarah, Giulia e Nicolò Govoni prevede lezioni di inglese, greco, matematica, arte, storia, geografia, computer, teatro e musica, ma anche cultura europea, diritti delle donne, intelligenza emotiva. Il sabato è dedicato al tempo libero condiviso, al gioco, ai videogames e al cinema, dalle 10 alle 20.30. In serata, gli studenti sono invitati a una cena seguita da un tempo di festa.

E così la scuola genera spaccati di vita felici al di fuori del campo, genera numeri non da Oscar, ma da premio Nobel per la Pace: 1700 bambini vulnerabili aiutati, 18000 colazioni e 19000 pranzi serviti, 13000 lezioni impartite, di cui 6000 solo di lingua inglese, offrendo sempre educazione di qualità, tutela legale, attraverso la disciplina, l’amore e l’affetto. Dalle ceneri sono nati dei fiori.

Per Nicolò Govoni “Un sogno che si avvera”

Dopo tanto sforzo e tanta fatica arriva per Nicolò Govoni la nomina al Nobel per la pace. Un sogno che si avvera. «È il più grande onore della mia vita finora. Sono a corto di parole. È un sogno che si avvera, un sogno che mai avrei sperato di concretizzare. Non so che dire. Solo: grazie. Ringrazio il Consigliere Sara Conti e Paolo Berardi per aver creduto in me, in noi, nella nostra Missione e nei valori per cui combattiamo ogni giorno».

Una notizia inaspettata, forse sperata, ma nemmeno così tanto ambita. Passare gli ultimi sette anni della tua vita ad aiutare gli altri e sentirsi come sempre dall’altra parte: come se fossi tu che ogni giorno imparassi qualcosa dai bambini che ti stanno attorno, e non il contrario. Una vita di “privazioni e sacrifici” dicevano a Nicolò Govoni, quando è tutto fuorché questo: una vita piena, ricca, che non manca di nulla.

Credo che solo la speranza possa cambiare il mondo. E il mondo si cambia così: un bambino alla volta. Quindi no, non sono affatto un eroe. Sono solo un ventisettenne con un sogno: lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato, ricordando che celebrare la vita è farne il miglior uso possibile. E se fai della tua vita un capolavoro, tutto intorno a te diventa un’opera d’arte.

Nicolò Govoni e la missione in Turchia

Nicolò Govoni e la sua associazione Still I Rise presentano a giugno 2019 una denuncia penale contro la gestione del Centro di accoglienza e il degrado costante in cui i minori sono costretti a vivere. La denuncia penale è chiara e precisa: a Samos i minori vengono violati, i diritti umani sono inesistenti e le condizioni di vita inumane.

Samos è Grecia, è Europa, ma sembra essere abbandonata al suo destino. La denuncia non si ferma lì, arriva anche al Parlamento Europeo, con due interrogazioni parlamentari a firma di Pietro Bartolo la prima e di Laura Ferrara, Isabella Adinolfi, Rosa D’Amato la seconda, e anche al Parlamento Italiano.

Il lavoro in prima linea di Nicolò Govoni e della sua associazione Still I Rise non termina qui: la missione educativa ha ancora tanto da fare e dare. Attualmente l’obiettivo primario è garantire supporto e assistenza anche in altre aree del mondo. Ad oggi l’associazione sta organizzando l’avvio della Prima Scuola Internazionale per minori profughi in Turchia, dove sono presenti 3,5 milioni di profughi siriani e afghani, di cui il 70% donne e bambini. L’obiettivo è quello di raggiungere e recuperare i minori profughi in paesi quali Kenya e Messico, dove si registrano costanti violazioni e fallimenti da parte delle autorità nel provvedere ai bisogni dei minori.

Marta Barbera

Fonte immagine di copertina: Dire.it

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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