Salone Margherita: una pietra miliare della Belle Époque napoletana
Foto: Anna Rita Orlando

Inaugurato nel 1891, il Salone Margherita fu il fulcro culturale e intrattenitivo della Napoli della Belle Époque.

Quando si passeggia nella galleria Umberto I di Napoli si è del tutto ignari del fatto che, sotto ai nostri piedi, esista un altro grande spazio calpestabile. È una grande sala, un luogo un tempo brulicante di vita sconosciuto ai più, con un’esistenza parallela a quella della più nota galleria superiore, visitata da migliaia di turisti al giorno. Al piano inferiore, invece, questo luogo gemello giace silente e vuoto per la maggior parte del tempo. Il luogo in questione prende il nome di Salone Margherita, una delle realtà più belle e in voga della Napoli del periodo della Belle Époque, a cavallo tra ‘800 e ‘900.

I lavori di costruzione del Salone Margherita cominciarono nel 1890, per volere dei fratelli Marino, i quali puntavano a replicare nella città partenopea il fenomeno dei cafè-chantant francesi, luoghi di ritrovo in cui venivano messi in scena spettacoli di intrattenimento vari con la possibilità di consumare cibi e bevande. Il più famoso cafè-chantant di Parigi fu senza dubbio il Moulin Rouge, dal quale i fratelli Marino trassero ispirazione per la nascita del Salone Margherita. Gli elementi francesi, infatti, rivestirono un ruolo importante per la vita del Salone: le locandine degli spettacoli erano scritte in francese, gli artisti e i camerieri si esprimevano in francese e perfino gli spettatori comunicavano in francese. Nacque anche sulla scia della “chanteuse parisienne”, affascinante figura femminile parigina che si esibiva nei locali rubando il cuore degli spettatori, la figura della “sciantosa napoletana”, una figura analoga, connotata da mistero ed esperienze infelici. Il Salone Margherita fu, in pratica, un’isola francese nel cuore della Napoli della Belle Époque.

All’inaugurazione del Salone Margherita, avvenuta il 15 novembre del 1890, furono presenti molti dei personaggi di spicco della vita aristocratica e culturale napoletana, fra i quali anche la giornalista Matilde Serao, fondatrice del quotidiano “Il Mattino” e autrice de “Il ventre di Napoli”. La vita del Salone Margherita era briosa e piena di innovazioni, gli spettacoli erano vari e comprendevano giochi di prestigio, piccole esibizioni teatrali e, ovviamente, anche spettacoli musicali e coreutici. La sala principale ha una forma circolare ed è dotata di due ordini di logge – uno al piano terra e uno al piano superiore – che si affacciano sulla sala in modo da permettere la visione degli spettacoli. Per un periodo, il Salone Margherita fu anche adibito a teatro.

Numerosi furono gli intellettuali e gli artisti che hanno frequentato questo ritrovo che, a dispetto del suo intento intrattenitivo, forniva anche un ottimo tetto sotto il quale disquisire di questioni letterarie, filosofiche e ben distanti dai balletti che lì avevano luogo e che comunque fungevano da piacevole sottofondo. In epoche diverse, personaggi come Gabriele D’Annunzio, la già citata Matilde Serao, Ruggiero Bonghi e Totò hanno frequentato il Salone Margherita, contribuendo a creare una cerchia di intellettuali che lì si riunivano per discutere delle tematiche più disparate.

Col tempo il Salone Margherita ha cambiato volto, arricchendosi o addirittura reinventandosi. È sconosciuto ai più il fatto che fu proprio il Salone Margherita il primo a dotarsi, nel 1898, del “cinematografo”, il prototipo del cinema moderno. Oltre ad essere stato il primo a dotarsi di un cinematografo, il Salone Margherita vanta altri due primati: è stato il primo cafè-chantant d’Italia ed è stato anche il primo a far esibire delle ballerine di can-can.

Nel 1943 fu distrutto dai bombardamenti e fu in seguito ricostruito e riaperto per ospitare spettacoli di diverso tipo. Da quel momento in poi, venne chiuso e riaperto diverse volte, reinventandosi come sala da ballo e come cinema a luci rosse. Negli anni ’80 venne chiuso definitivamente. Oggi, il Salone Margherita viene aperto solo in circostanze particolari e ospita prevalentemente eventi di gala.

Resta comunque un gioiello immerso nel cuore di Napoli del quale in pochi conoscono l’esistenza. Il Salone Margherita, insieme con altri cafè-chantant in seguito nati nella città partenopea, (come il Caffè Gambrinus, il Flora, il Diodato) e insieme con i salotti letterari, contribuì a incrementare lo spessore culturale e la vivacità della città, regalando a Napoli un posto d’onore tra le più belle città della Belle Époque. La sua storia è quindi da scoprire: conoscerla, probabilmente non servirà a riaprire le porte, ormai chiuse, di questo bellissimo spazio, ma servirà, quantomeno, a tenere aperte le porte del suo ricordo. E dai ricordi può nascere qualcosa.

Anna Rita Orlando

2 Commenti

  1. Ho letto l’articolo, interessante per quanto riguarda la storia di questo luogo, ma sembra che chi l’ha scritto abbia dimenticato che da ormai diversi anni, sia ridiventato un luogo brulicante di vita, un importante punto di riferimento della comunità tanguera napoletana, nazionale ed anche internazionale, grazie anche a PasqualeBarbaro, cui bisogna dare atto,per il suo impegno e per la passione e l’amore che ha per Napoli e per il tango.

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