Tampon tax, un problema aggirato e ancora non risolto
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Si torna a parlare di tampon tax, ma il problema non viene ancora risolto. Dopo una prima bocciatura all’emendamento di Laura Boldrini che prevedeva l’abbassamento dell’IVA su tutti gli assorbenti dal 22% al 10%, a passare è solo una versione rivisitata di quanto richiesto inizialmente dall’esponente PD. Infatti, il decreto fiscale per il 2020 prevede un cambio di rotta solo per gli assorbenti compostabili e biodegradabili: per questi è ora prevista l’IVA al 5%. Ma si tratta di una vittoria?

La (dubbia) soluzione sulla “tampon tax” del nuovo decreto fiscale

Sono anni che le donne richiedono una riduzione della tampon tax: assorbenti e simili sono prodotti che tutte sono costrette a usare e che, quindi, dovrebbero essere considerati beni di prima necessità. La soluzione approvata dai parlamentari sembra, invece, più un passo in favore alla causa ambientale che a quella della parità di genere. I due piani andrebbero differenziati. Attualmente, gli assorbenti compostabili e biodegradabili costituiscono solo una piccola parte di questo tipologia di prodotti presenti sul mercato: sono, quindi, più difficili da trovare, molto più costosi di quelli usa e getta e, di conseguenza, meno usati

A tutti gli effetti questa versione della tampon tax non si può considerare una vittoria, per nessuno. Il ciclo mestruale arriva ogni mese e ogni mese le donne sono costrette ad effettuare una spesa economica in più solo perché nate femmine. In uno Stato di diritto dovrebbe essere quantomeno naturale cercare di andare incontro e, quindi, risolvere tale disparità di genere. Una donna, durante il periodo fertile (che dura in media quarant’anni) ha circa 450 cicli mestruali, consumando  tra i diecimila e i 14mila assorbenti. Questi numeri si trasformano in soldi spesi che le donne, ed eventualmente, le famiglie poi, devono affrontare per forza. È impensabile che l’imposta sul valore aggiunto dei prodotti igienici femminili sia equiparata a quella dei prodotti considerati di lusso.

In Italia l’IVA degli assorbenti è equiparata a quella dei beni di lusso

L’IVA sugli assorbenti è stata introdotta in Italia nel 1973, e nel corso degli anni è aumentata dal 12% al 22%, come successo per altri prodotti. Ad oggi, è a un livello di IVA uguale a quello dei beni di lusso, come vino, sigarette, abbigliamento, ovvero beni non considerati di prima necessità. Addirittura, il tartufo ha un’imposta agevolata al 10 per cento, così come i francobolli da collezione. E ancora, al 4% sono tassati prodotti come il latte, i libri, gli occhiali, i manifesti per le campagne elettorali (qui il decreto con le disposizioni in materia di IVA). L’Italia è uno dei paesi con l’IVA più alta sugli assorbenti in quanto da tempo molti governi in Europa e nel mondo hanno abbassato considerevolmente questa tassa: un segnale positivo che va incontro all’eliminazione della disparità di genere. Abbassare la tampon tax solo su assorbenti compostabili e biodegradabili non è certo abbastanza.

Cosa succede in Europa e nel mondo

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L’Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa ad equiparare la tampon tax all’IVA ordinaria. Con lei, anche Finlandia, Grecia, Danimarca e altri. Per fortuna, però, ci sono altrettanti Stati che invece hanno fatto più di un passo in favore delle donne.  L’Unione Europa, con una direttiva del 2006, ha stabilito che i 28 Paesi al suo interno sono liberi di decidere l’IVA da applicare su beni e servizi, senza scendere al di sotto del 15%. Ogni Paese, inoltre, può scegliere alcuni beni a cui applicare un’IVA non inferiore al 5%. Recentemente, si sta discutendo la possibilità di dare ai governi nazionali più libertà, per permettere anche l’eliminazione totale della tassa su prodotti a loro scelta.

In Irlanda, l’imposta sui prodotti igienici femminili è stata eliminata prima dell’entrata in vigore della direttiva di cui prima. Subito dopo l’Irlanda, c’è il Lussemburgo con tampon tax al 3% e poi Malta, Regno Unito e Cipro con IVA sugli assorbenti al 5%. A gennaio, la Germania passerà dal 19% al 7%, nel 2005 in Francia la tassa è stata abbassata dal 20% al 5,5 per cento. Anche la Spagna e il Belgio hanno ridotto l’IVA su assorbenti, coppette e tamponi, mentre la Scozia ha promosso la distribuzione gratuita di questi prodotti all’interno delle scuole per combattere la “period poverty”, ovvero l’impossibilità economica di accedere a questi beni che può costituire un ostacolo alla frequenza scolastica. 

Allontanandoci dall’Europa, in Kenya e in India la tampon tax è stata eliminata in Kenya nel 2004 mentre in India nel 2018. Il Canada l’ha abolita nel 2015, l’anno dopo è toccato allo Stato di New York, e poi lo stesso in altri 16 Stati americani

In Italia, invece, procediamo a rilento. I politici promettono soluzioni definitive, mentre riescono solo ad approvare (e anche a fatica) piccoli pezzi di un puzzle che si rivela essere ancora molto difficile da completare. Milioni di ragazze e donne meritano di vedere il puzzle finito e incorniciato, meritano di vedersi riconosciuto questo diritto.

Federica Ruggiero

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