I cambiamenti climatici aumentano in maniera esponenziale: le vittime maggiormente colpite sono donne che rivestono particolari compiti nella società o in famiglia.

Cresce il numero di migranti ambientali a causa delle numerose catastrofi che si susseguono negli anni come alluvioni, frane, uragani e terremoti che mettono in moto una serie di criticità tra cui l’innalzamento dei mari, l’aumento delle temperature dell’aria e della superficie dei mari, cambiamento delle precipitazioni in frequenza e intensità, scioglimento dei ghiacciai e la scomparsa di numerose città costiere.

Secondo recenti studi dell’ONU l’80% delle vittime ambientali sono donne a causa del loro particolare ruolo che ricopre nel tessuto sociale. Le donne hanno, infatti, meno potere socio-economico a livello globale rispetto agli uomini. Ciò non avviene soltanto nei paesi in via di sviluppo, ma è una realtà che tocca tutti gli stati del mondo: esse sono più propense alla povertà a causa dei pochi diritti che vengono concessi anche in situazioni di particolare pericolo come catastrofi ambientali.

Alle donne, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, è affidato il compito di provvedere ai bisogni della famiglia. In molti paesi si occupano del rifornimento di beni primari e di acqua per l’intera comunità. A causa che degli sconvolgimenti sociali e ambientali e della siccità il loro ruolo è diventato sempre più complesso.

Emblema drammatico di questa realtà è il lago Ciad in Africa centrale il cui bacino è  diminuito del 90% a causa della siccità. Questo fenomeno ha provocato il movimento di massa di numerosi gruppi di persone risiedenti in zona. Le donne che portano acqua al proprio villaggio sono costrette a percorrere lunghe distanze per raggiungere il bacino idrico. Essendo responsabili del sostentamento delle proprie famiglie sono maggiormente colpite da questa situazione di emergenza, ma ciononostante i media non diffondono notizie in merito lasciando queste criticità lontane dagli occhi del mondo.

Da un recente studio condotto dopo lo Tsunami del 2004 che ha interessato l’Oceano Indiano è emerso che gli uomini sopravvissuti erano più  numerosi delle donne con un rapporto di 1 donna ogni tre uomini e la motivazione è che quest’ultime non sapevano nuotare. Esse, inoltre, si occupano dell’assistenza dei figli e della famiglia in situazioni di malattia e questo le espone facilmente al contagio di numerose malattie infettive che spesso non vengono curate a causa del fatto che le strutture ospedaliere non sempre dispongono di prodotti sanitari che tengano conto anche della diversità di genere.

I dati riportati sono drammatici e dovrebbero farci riflettere sul perché proprio le donne siano le più colpite: i cambiamenti climatici e le consequenziali catastrofi colpiscono le persone più vulnerabili del tessuto sociale. Questa diseguaglianza che noi stessi abbiamo creato nel corso dei secoli ha posto le donne dinanzi ad una nuova e ardua battaglia.

Nicoletta Crescenzo

Greenpeace

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