Una Brexit da Russia2018 come estrema conseguenza delle tensioni che stanno attraversando i rapporti tra Inghilterra e Russia. Cosa accadrebbe e chi andrebbe a beneficiare della scelta che vuole perseguire Theresa May?

Con l’avvicendarsi delle edizioni, l’avvicinamento alla competizione calcistica più importante si sta facendo, negli ultimi anni, sempre più turbolento. Già in Brasile vi furono problemi con gli impianti, timori di attacchi terroristici mirati, disordini sociali tutti eventi che fino all’ultimo hanno rischiato di compromettere il corretto svolgimento della manifestazione. Attualmente, l’edizione russa che prenderà il via quest’estate sta attraversando una fase di forte tensione, che, però, sotto alcuni aspetti è anche giustificabile. D’altra parte, quando il Paese organizzatore di una kermesse di tale portata è anche uno degli attori principali sulla scena politica mondiale la quiete organizzativa è sempre appesa ad un filo. La dinamica imprevedibilità delle relazioni internazionali può, in uno schiocco di dita, incrinare gli equilibri su cui si fondano i rapporti tra Stati.

Nelle ultime settimane sta tenendo banco la questione della glaciazione che si è abbattuta sui rapporti tra Inghilterra e Russia a seguito dell’avvelenamento da gas nervino dell’ex spia sovietica Sergei Skripal e di sua figlia, avvenuto a Sailsbury, a circa 150 km da Londra. La reazione della Premier inglese, Theresa May, è stata perentoria, e forse anche un po’ drastica: espulsione immediata di 23 funzionari dell’ambasciata del Cremlino da Londra, la qual cosa ha provocato una reazione uguale e contraria a Mosca. In maniera speculare, infatti, sono stati espulsi 23 diplomatici inglesi dalla Russia con annessa chiusura del British Council e del British Consulate di San Pietroburgo. Una situazione decisamente spiacevole, che fa piombare il mondo in una Guerra Fredda 2.0: le relazioni fra i due stati, infatti, non erano così tese proprio dal periodo del bipolarismo, in cui l’Inghilterra era ferma alleata degli Stati Uniti contro l’URSS. La mappa delle ”alleanze”, tuttavia, è attualmente piuttosto diversa, e per questo parlare di una nuova Cold War può risultare prematuro e anacronistico.

C’è l’UE – da cui la Gran Bretagna sta divorziando ma da cui viene pretesa ancora fedeltà fino al momento della separazione ufficiale – che vorrebbe mantenere saldi rapporti con ”lo Zar” Putin, così da poter rendere concreta una alleanza per la sicurezza pan-europea (cit. Jean Claude Juncker), ma che non può prescindere dal portare ancora avanti il rapporto con la Corona inglese. Ci sono gli Stati Uniti, che sono storicamente più vicini alla Regina, ma che sono più propensi a coltivare una relazione serena con i Russi: non è un caso che Trump abbia fatto una telefonata a Putin per congratularsi per il risultato ottenuto alle elezioni, ribadendo la necessità di un incontro a breve termine per discutere di Siria, Ucraina e Corea. Insomma, difficile prevedere quali scenari si apriranno in termini di conflitti ideologici: la Russia è indubbiamente l’ago della bilancia degli schieramenti internazionali, capace di smuovere le coscienze dei grandi Capi di stato e di governo e di influenzare le strategie diplomatiche delle grandi potenze.

La May, che ha già dimostrato tenacia e testardaggine nell’ambito Brexit, non ha intenzione di mollare la presa sulla Russia e, anzi, ha strumentalizzato la questione dell’avvelenamento di Skripal come motivo per interpellare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu in modo da far aprire un’indagine sulle varie violazioni dei diritti civili perpetrati, a sua detta, in territorio russo. Resterà da capire come il Primo Ministro inglese abbia intenzione di ovviare al problema del veto power, nelle disponibilità anche della Russia, nel caso in cui sia passato al vaglio del Security Council una decisione a sfavore proprio del Cremlino.

Ma comunque, l’intenzione dell’Inghilterra è di rispondere colpo su colpo alle iniziative di Putin, e quale miglior modo per dare un forte scossone alla tensione in corso se non quello di boicottare la kermesse sportiva più vicina in ordine cronologico? La minaccia che proviene da Westminster vorrebbe infatti un forfait dei Leoni a Russia 2018, ferma restando la già confermata decisione di tenere fuori in ogni caso qualsiasi delegazione reale dell’Inghilterra dai Campionati. Una decisione unilaterale, e per l’ennesima volta azzardata, da parte di Theresa May, che, qualora dovesse concretizzarsi, non farebbe certamente la gioia né dei tifosi inglesi, già con biglietti e valigie in mano, né dei calciatori. Peraltro, l’odio si sta alimentando ed espandendo a macchia d’olio. Non è un caso che il Ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, abbia avuto l’ardire di paragonare i Mondiali in programma con le Olimpiadi del 1936, mettendo di fatto a confronto la figura di Putin con quella di Hitler. Inutile dire che l’affermazione non è stata presa molto bene a Mosca. Ma comunque, ammettendo che tale scenario prefigurato dal governo inglese possa inverarsi, quali potranno essere i risvolti?

Prima di tutto bisogna sottolineare che quasi mai nella storia dei Campionati del Mondo una squadra abbia deciso di dare forfait. Solo in un’occasione si configurò una situazione simile, ai Mondiali brasiliani del 1950, quando Francia e India, all’ultimo momento, non presero più parte alla competizione per l’eccessivo costo del volo. I gruppi di appartenenza rimasero troncati. Attualmente, invece, come disciplinato dall’articolo 7 del regolamento della Coppa del Mondo 2018: “Se una federazione si rifiuta di partecipare al torneo o ne è esclusa, il comitato organizzatore prende una decisione esclusivamente a sua discrezione e prende tutte le misure necessarie. In particolare, il comitato organizzatore può sostituire questa associazione con un’altra”.

Per cui, quali le soluzioni? La verità è che le alternative, per quanto destabilizzanti, non mancano. Potrebbe essere richiamata la Slovacchia, seconda nel girone dell’Inghilterra, non ammessa agli spareggi cui ha preso parte anche l’Italia perché classificatasi come peggior seconda. Meno probabile la possibilità di vedere il Cile, detentore della Confederations Cup e della Copa America, come sostituto dell’Inghilterra: la presenza della compagine guidata da Vidal e Sanchez andrebbe infatti contro il principio di equilibrio continentale, con una rappresentanza nettamente sbilanciata a favore del Sud America rispetto all’Europa. Altra opzione sarebbe quindi quella più cara a noi Italiani. La mancata qualificazione della Nazionale attualmente guidata da Gigi Di Biagio ha privato la Kermesse di una delle storiche protagoniste della competizione. Nonostante le ultime edizioni non siano state tanto fortunate in termini di risultati per gli Azzurri, si parla comunque della Nazionale con il maggior numero di titoli mondiali vinti insieme a Germania e Brasile. Non è un caso, infatti, che l’Italia sia la compagine europea con il più alto piazzamento nel ranking Fifa (18°) a non essersi qualificata a Russia2018.

Italia del calcio in crisi

Ripescare Buffon e compagni di sicuro non andrebbe a risolvere i problemi interni alla Federazione italiana, vera e propria nave in tempesta, ma se non altro allevierebbe (almeno parzialmente) le profondissime ferite rimediate a seguito del doppio confronto contro la Svezia, e restituirebbe un’altra grande protagonista alla competizione, che guadagnerebbe ulteriori spettatori, italiani e non. E poi c’è la questione Mediaset che, in caso di ripescaggio dell’Italia, avrebbe fatto praticamente jackpot, avendo acquistato i diritti per trasmettere in chiaro il Mondiale su un mercato svalutatissimo.

Allo stato dell’arte, certe congetture si avvicinano più alla fantasia che alla realtà, anche se l’Inghilterra sembra voler portare fino in fondo le proprie intenzioni. La May, infatti, pare stia provando a trascinare con sé nella protesta anti-russa anche le rappresentative degli Stati alleati, Australia, Polonia e Giappone. Il forfait, oltre che dell’Inghilterra, anche di queste altre compagini, porterebbe ad un valzer troppo complesso da gestire a così poco tempo dal fischio d’inizio, e andrebbe seriamente a minare l’organizzazione dell’evento provocandone il collasso. Un collasso che avrebbe del clamoroso, ma che rifletterebbe la dilagante crisi di un calcio sempre più crocevia di rapporti economico-politici su scala internazionale. Un collasso che farebbe definitivamente sprofondare i rapporti tra Inghilterra e Russia con conseguenze drastiche sulle relazioni interstatali.

 

Vincenzo Marotta

 

Immagine in evidenza: Limes

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