Zehra Dogan Brescia
Fonte dell'immagine:https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2020/08/brescia-opera-pubblica-zehra-dogan-lotta-covid/

Zehra Dogan è un’artista, giornalista e attivista curda, legatissima alla città di Brescia. In tempi di post pandemia omaggia la città con un’opera pubblica site specific, ritraendosi nei panni di un’infermiera eroina con uno stetoscopio tra le mani. Dalla lotta al fascismo a quella al Coronavirus, il gesto artistico diviene portavoce di un messaggio di resistenza, memoria e liberazione.

Chi è Zehra Dogan

Zehra Dogan nasce nel 1989 a Diyarbakır, in Turchia. Si laurea alla Dicle University’s Fine Arts Program e co-fonda la JINHA, la prima agenzia stampa costituita unicamente da donne. Dal 2010 al 2016 lavora in JINHA, fino al 21 luglio: il giorno del suo arresto in un bar della città curda di Nusaybin.

Nel 2017 Zehra Dogan viene assolta dall’accusa di appartenenza a un’organizzazione illegale, ma condannata a due anni e nove mesi di carcere, per propaganda terroristica. La sua unica colpa è stata quella di aver pubblicato sui social media un dipinto raffigurante la distruzione della città di Nusaybina per mano dell’esercito turco di Erdogan. In quel periodo l’intento di Dogan era quello di documentare il conflitto attivo nelle aree curde della Turchia. Soprattutto nella città interessate al coprifuoco come Cifre e Nusaybin, all’interno delle quali la presenza dei giornalisti era assolutamente vietata.

In attesa del processo la vita però continua. Dogan organizza nel 2017 una mostra a Diyarbakır, dal titolo “141”, come il numero dei giorni trascorsi in cella, ripercorrendo attraverso i dipinti realizzati in prigione, i momenti di vita più significativi di quel periodo.

La mostra nella città di Brescia

ll 24 febbraio del 2019 viene rilasciata e sbarca in Italia a novembre, proprio nella città di Brescia, con una personale dal titolo “Avremo anche giorni migliori – Zehra Doğan. Opere dalle carceri turche“. Il percorso espositivo, concepito da Elettra Stamboulis, riunisce circa 60 opere inedite, tra disegni, dipinti e lavori a tecnica mista, che interessano tutto il periodo della detenzione dell’artista nelle carceri di Mardin, DiyarbakirTarso, durato ben due lunghi anni. Non solo immagini, bensì anche pagine di diario scritte durante la prigionia, sono visibili all’interno del percorso espositivo.

Ciò che pervade l’intero percorso espositivo è un senso impellente di realismo, reso non solo attraverso l’immagine, bensì usando anche parole e strumenti di vita quotidiana. Le pagine di diario scritte durante la prigionia, le carte di giornali, i pacchetti di sigarette, gli indumenti di uso comune e i frammenti di tessuto, sono co- protagoniste di un iter artistico, che mischia immagine e parola in modo sapiente.

Quella di Zehra Dogan non è mera riproduzione di guerra, dolore e sofferenza, bensì necessità di raccontare e riprodurre una condizione universale di ingiustizia. Che non ha danneggiato e segnato solo il suo vissuto personale di vita, ma anche quello di tanti altri.

L’opera di Zehra Dogan alla città di Brescia

Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei

Nel novembre 2019 la mostra ottiene un grandissimo successo e per Zehra Dogan Brescia diventa una città a cui rimanere grata e legata in modo particolare. Dopo i mesi di lockdown e pandemia, con cui la città, tra le più colpite d’Italia, ha dovuto fare i conti, l’artista curda compie un gesto di grande valenza simbolica: dona alla città un’opera pubblica e site specific, con l’intento mantenere vivo il ricordo di un momento storico di sforzi, dolori e rinascite.

Si tratta nello specifico di un telo di 130 mq installato su una parete monumentale su Piazza del Foro, conosciuto come il cuore archeologico della città, raffigurante una figura eroica che si immola al servizio dei più deboli. Il tutto sembra ricordare la fase più pesante del contagio, quando nelle mani di medici ed infermieri sono stati affidate le vite dei contagiati.

A destra della figura femminile è possibile poi scorgere una scritta che riporta i primi versi di Bella Ciao. La lotta al virus da una parte e i versi di Bella Ciao dall’altra raffigurano così due lotte storiche, di natura completamente diversa, in un momento di possibile connubio e unione. Un gesto artistico unico, quello di Zehra Dogan, sembra ricordare ancora una volta l’universalità della sofferenza e la necessità di una resistenza.

L’opera di Zehra Dogan è stata presentata nei primi di agosto dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, presieduta dalla presidentessa Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov, e rimarrà installata in piazza del Foro per tutto il mese di settembre 2020.

Marta Barbera

Marta Barbera
Classe 1997, nata e cresciuta a Monza, ma milanese per necessità. Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente studentessa del corso magistrale in Editoria, Culture della Comunicazione e della Moda presso l'Università degli Studi di Milano. Amante delle lingue, dell'arte e della letteratura. Correre è la mia valvola di sfogo, scrivere il luogo dove trovo pace.

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