Dopo il crollo del Ponte Morandi, il Decreto Genova rivela l'inadeguatezza di questo governo
Dopo il crollo del Ponte Morandi, il Decreto Genova rivela l'inadeguatezza di questo governo

Il 14 settembre è passato appena un mese dal crollo del Ponte Morandi e dopo l’incredulità, il lutto, la disperazione, le risposte approssimative del Governo tra concessioni ritirate, accuse e critiche a chi c’era prima, ormai ci siamo: è pronto il Decreto Genova.

In Piazza De Ferrari sotto il Palazzo della Regione è comparso un gigantesco palco nel corso della notte, le istituzioni e la città ricorderanno le 43 vittime del Ponte Morandi. Dopo i funerali di stato del 18 agosto, gli applausi a scena aperta per i rappresentanti del Governo, i selfie con Matteo Salvini, i fischi a Roberta Pinotti e ad altri esponenti del Partito Democratico, finalmente gli stessi rappresentanti sono chiamati a rispondere concretamente all’emergenza. Il Decreto Genova è pronto.

Per noi genovesi parlare, scrivere di tutto ciò che è gravitato intorno alle vicende del Ponte Morandi è sempre un po’ complicato. È una banalità raccontare quante volte lo abbiamo attraversato, come abbia fatto parte delle nostre vite e della nostra quotidianità. È stato ancora più complesso avere a che fare con il protagonismo mediatico di quei giorni, di quelle settimane, per una città che fa poco parlare di sé, di persone schive e orgogliose, ma è stato comprensibile, per certi versi lecito.

Quindi abbiamo seguito tutti con interesse spasmodico le dichiarazioni a mezzo stampa, a favor di camera, qualcuno ha creduto alle parole dei vari Di Maio, Toninelli, Salvini, insomma tutti quei rappresentanti che hanno detto la loro, chi minacciando Autostrade SPA, chi i precedessori, chi promettendo un ponte nuovo in un batter d’occhio, un Decreto Genova in ancor meno, un commissario straordinario domani, dopodomani, forse il giorno dopo. Ma non un giorno di più.

Quindi è il 14 settembre, è passato un mese. Piazza De Ferrari è gremita, tante persone applaudono, alcune piangono, sul palco si susseguono le varie personalità politiche di spicco liguri e nazionali.

È la volta del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, vicino a me qualcuno chiede chi sia quel signore che sta salendo i gradini che lo separano dal microfono, non si fa tempo a rispondere che è partito l’applauso e batte le mani vigorosamente anche il signore di mezza età un po’ confuso. Il Presidente arringa la folla, agita un plico di fogli, il Decreto Genova è pronto! E giù applausi, sorrisi: il Governo ci ha messo un mese ma per l’occasione ha fatto le cose in grande, ha lavorato bene, ha prodotto un documento efficace, strutturato, concreto, che possa risolvere i problemi direttamente e indirettamente legati al crollo del Ponte Morandi. L’indomani, il 15 settembre, il testo del Decreto Genova non c’è da nessuna parte.

La pubblicazione ufficiale del Decreto Genova ha data 28 settembre: 41 giorni dopo

“Quarantuno giorni dopo” sarebbe un ottimo titolo per un film apocalittico, la cui trama un po’ originale potrebbe essere questa: un Governo composto da due forze populiste che si professano profondamente diverse dalle canoniche classi dirigenti impiega ben più di un mese da una tragedia che ha sconvolto una città, una regione e un’area critica del Paese per scrivere un Decreto che preveda delle misure eccezionali per risollevarle.

In questi quarantuno giorni si susseguono dichiarazioni che sfiorano il ridicolo, tra la revoca di concessioni che non possono essere revocate, progetti di nuovi ponti autostradali con ristoranti e aree ricreative, gaffe inanellate in rapida successione, dulcis in fundo le macerie del Ponte Morandi che a detta del Ministro delle Infrastrutture si vedrebbero da tutta la città.

Purtroppo non ho inventato nulla, è proprio la realtà. Qualcuno se ne lamenta, in genovese diremmo che mugugna, qualcun altro dice che la fretta potrebbe essere cattiva consigliera, lasciamoli lavorare e sicuramente andrà bene. 23 giorni per l’Abruzzo nel 2009 con il governo Berlusconi, 7 giorni per l’Emilia con il governo Monti nel 2012, 13 giorni per il terremoto in centro Italia nel 2016 con il governo Renzi. Dopo 41 giorni il Decreto Genova sarà impeccabile. D’altronde questo è il momento di essere tutti uniti, quindi gli scettici annuiscono.

Il primo Decreto non scritto a penna ma col cuore

È finalmente il 28 settembre, il giorno del Decreto Genova. Questa volta il testo c’è per davvero. Ma è inadeguato, attaccabile dal punto di vista giuridico, insufficiente.

A Genova, città letteralmente spezzata dal disastro del Ponte Morandi, vengono concessi 53,5 milioni di euro tra 2018 e 2019. Alle più di mille aziende interessate direttamente dal crollo è accordata in deroga al Jobs Act la possibilità di cassa integrazione straordinaria. È inoltre specificato nel testo che nei dieci giorni successivi al 29 settembre bisognerà scegliere un Commissario Straordinario per 12 mesi con possibilità di proroga (scelta che è ricaduta sul Sindaco di Genova, Marco Bucci), che in caso di mancati versamenti da parte di Autostrade SPA lo Stato anticiperà le cifre per accelerare i tempi, ma soprattutto che la stessa società Autostrade per l’Italia e ogni sua concorrente saranno escluse dalla ricostruzione.

Quarantuno giorni. Anche quelli del “lasciamoli lavorare” scendono in piazza a Genova con altre migliaia di persone per protestare contro una misura pressapochista, perfetta dimostrazione dell’inadeguatezza politica e tecnica di questo Governo. La risposta del Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, si commenta da sé.

«Il decreto emergenze riguarda non solo Genova ma la sicurezza futura delle infrastrutture. Sarà migliorato in Parlamento ma invito i genovesi a non contestarlo, perché scritto non solo con il cuore e con la mente vicini alla città, ma con una tecnica giuridica molto elevata».

E adesso che succede a Genova e al Ponte Morandi?

Mentre la Procura di Genova continua a procedere nelle indagini per stabilire di chi siano le principali colpe per la scarsa manutenzione del Ponte Morandi – con nuovi dettagli che compromettono decisamente la posizione di Autostrade per l’Italia – Marco Bucci, il Sindaco di Genova e Commissario Straordinario, ha cominciato a lavorare, per così dire.

Il 29 novembre il Decreto Genova andrà convertito in legge dal Parlamento e mentre le forze politiche più disparate sono al lavoro per proporre emendamenti che lo migliorino, emergono altri codicilli e postille che avvalorano la tesi secondo cui peggio non si potesse fare.

Tra gli “interventi urgenti per il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova” è infatti stata inserita una norma che prevede l’aumento di 20 volte degli idrocarburi C10-C40 nei fanghi di depurazione da spandere sui terreni agricoli. Un’autorizzazione a smaltire scorie, in parole povere. Una questione tutta lombarda, nata in seno al Consiglio Regionale del fu Pirellone, inceppata per colpa del TAR, risolta dal Decreto Genova. Nel testo, ancora da definire con gli emendamenti, possibili comma e norme dedicate a condoni edilizi a Ischia dopo il terremoto del 2017, che stanno facendo discutere Lega e Movimento Cinque Stelle, altre ancora sul destino e lo smaltimento degli pneumatici usati.

I genovesi nel frattempo aspettano, vivono una città divisa in due con gravi problemi di mobilità interna, famiglie sfollate che in poche ore devono riempire un fagotto con i ricordi di una vita, quotidiani locali che raccontano storie strappalacrime, piccoli negozi a gestione familiare investiti irreparabilmente dagli effetti del crollo. I più ottimisti si affidano a nuovi emendamenti e all’operato del Commissario, gli altri sono piuttosto i***zzati.

 

Andrea Massera

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