Edodacapo, la sete di compimento che nella musica trova corrispondenza
Fonte: Seitutto Press

La bramosia umana, in quanto tale, non può mai arrestarsi ad un compiacimento determinato ed oggettivato. A seguito di un’attenta riflessione che lo ha portato verso la consapevolezza della strutturale insoddisfazione del cuore dell’uomo, Edodacapo si è cimentato nel tentativo di racchiudere in “Mille Cose”, folgorante inedito che ne segna l’esordio, l’affermazione della volizione che emerge prepotentemente.

La cover di ”Mille Cose, singolo d’esordio di Edodacapo

Il desiderio può considerarsi il fuoco dell’anima, un tentativo da parte del nostro spirito di risolvere alla radice carenze che adombrano l’esistenza. Ogni volere ha alla sua base una mancanza: si vuole un qualcosa per sopperire ad una necessità e, di conseguenza, per giungere alla piena soddisfazione di un bisogno profondo e viscerale.

Se da una parte il raggiungimento di uno status di appagamento è il motore del nostro agire, dall’altra, rimandando costantemente a nuove occorrenze in un circolo infinito, i bisogni sono il comburente che alimenta un focolaio interiore che brucia perpetuamente, facendoci ardere con sé medesimo.

Volevo fare sempre mille cose

E non è facile abbandonarsi

E non è facile dimenticarsi

Per saperne di più sul promettente cantautore tarantino Edodacapo e sul suo brano recentemente pubblicato “Mille Cose”, gli abbiamo posto qualche domanda:

Ciao Edoardo, benvenuto sulle pagine di Libero Pensiero. Negativa o positiva che sia, ogni circostanza può essere intesa come il trampolino di lancio verso un’altra maggiormente appagante. Alla luce di questo, come e quando è maturata in te la decisione di divenire Edodacapo?

«Resomi conto che era giunta l’ora di chiudere con il passato per spalancare nuove porte, mi calai nelle vesti di Edodacapo. Fino a quel momento, avevo la tendenza di rifugiarmi nel ricordo: i bei tempi andati erano per me il luogo ameno per eccellenza, in cui i sensi e le ansie si placano. Non riuscivo a godermi il presente nella sua interezza e, di conseguenza, a proiettare lo sguardo, per quanto possa essere imprevedibile, verso il futuro. Non vi nascondo che non è stato affatto facile venirne a capo; d’altronde, si sa che per essere in linea con le proprie esigenze bisogna sudare.»

Mille Cose” è il tuo primo singolo uscito sotto lo pseudonimo Edodacapo: cosa si prova ad aver raggiunto un simile traguardo?

«Come ogni prima volta che si rispetti, incertezze, paranoie ed insonnia hanno inizialmente avuto la meglio accompagnandomi verso la metà finale. Pubblicato il brano (esattamente a mezzanotte del 19 febbraio), i mostri interiori hanno iniziato man mano a svanire per far posto alla soddisfazione che tuttora provo. Svegliatomi da questo assurdo sogno, mi resi concretamente conto di quanto bello possa essere dare vita ad una canzone che esprima quanto ti porti dentro.»

Ma poi perchè dovevo proprio stare/ che anche sei hai tutto di me/ il mio sorriso non c’è”: il contrasto tra l’utopistica possibilità di avere tutto ed una realtà che, ciononostante, appare ancora anonima ed insoddisfacente può generare un profondo senso di frustrazione. Edoardo, ritieni sia possibile distogliere, una volta per tutte, lo sguardo da ciò che non abbiamo?

«Ad essere sincero, penso proprio di no. Personalmente appoggio la teoria filosofica kantiana del male radicale secondo la quale l’essere umano è antropologicamente incline al male, radicato nella sua esistenza e parte della sua stessa natura. Se secoli fa l’efferatezza insita nell’uomo bellico, usurpatore e via dicendo era la più grande tra tutte le immoralità, oggigiorno l’ambizione lo è. La smania di potere porta a desiderare sempre di più e, quindi, all’insoddisfazione cronica che su ripercuote, in primis, su noi stessi e, in secondo luogo, su chi ci circonda. Durante il mio percorso di studi universitari, mi sono accorto di come molti dei miei compagni non riuscivano mai ad accontentarsi delle proprie fortune: da questa ed altre esperienze, ho maturato le considerazioni che mi hanno portato alla stesura di “Mille Cose”.»

Il mal di vivere radicato comporta una scissione tra l’ideale che si ha di sé e la persona che si è realmente o che si percepisce di essere: se entrambe le immagini non coincidono la strada per raggiungere il massimo grado di soddisfacimento appare in salita. In tal senso, “incontrare le persone giuste” è la soluzione definitiva suggerita da Edodacapo per “non fraintendere i propri sentimenti”?

«Può essere una risoluzione al problema, come non può esserlo: è tutta una questione interiore. “Trovare le parole giuste” potrebbe, a mio parere, essere d’ausilio al fine di “incontrare le persone giuste”, quelle che ti migliorano la vita. Sentimenti quali paura e senso di inadeguatezza spingono, però, l’individuo a chiudersi a riccio, a venir meno a questa meravigliosa, seppur ardua, ricerca. Di per sé è già complicato capirsi l’un altro; se le emozioni negative sopraggiungono non possiamo far altro che darci per spacciati!»

Un’ultima curiosità: “Mille Cose” è un progetto a sé stante o farà prossimamente parte di un disco firmato Edodacapo?

«“Mille Cose” è il brano con cui ho deciso di esordire; per questo motivo ci sarò sempre affezionato. Senza fornirvi ulteriori spoiler, vi confesso che il secondo pezzo è già pronto: l’obiettivo è arrivare alla pubblicazione di un EP entro la fine del 2021.»

Vincenzo Nicoletti

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