Salvini, gelato
Salvini

Matteo Salvini, lo scorso 20 marzo, è entrato in un bar di Milano a Piazzale Siena e ha ordinato un gelato. Ma la giovane barista si è tolta il grembiule e ha affermato di non servire ai razzisti: c’è comunque chi l’ha sostituita e ha servito il gelato a Salvini, intanto la ragazza è stata licenziata e chissà perché.

La madre della ragazza, dopo l’accaduto, ha accusato il leader della Lega di essere il responsabile del licenziamento della figlia «dopo la telefonata di Salvini al titolare del bar». Si scatena il dibattito: c’è chi accusa la ragazza di razzismo contro un razzista e chi ne ammira il gesto morale.

La madre della ragazza risponde a Salvini
La madre della ex barista in risposta a Salvini

Un barista, idee e principi a parte, deve imparzialmente servire qualsiasi cliente alla stregua degli altri, la ragazza è stata una maleducata irrispettosa, è logico che venga licenziata! A meno che non abbia inserito nel contratto clausole che escludano di servire i clienti razzisti? Ma no, sarebbe incostituzionale! Questo è il tipico discorso tecnico (che già sta dilagando tra i sermoni di qualche moralista perbenista) tipico di un automa robotico coi paraocchi. Questa analisi della vicenda è realistica come una fiaba della Disney o come la famiglia del Mulino Bianco, quindi dimenticatela.

Ora, se il vostro cliente avesse disprezzato persone di colore in pubblica piazza; se quel cliente avesse volgarmente proposto lo sgombero di comunità sociali con la violenza; se quel cliente avesse calpestato la dignità di tutto ciò che è non è padano; se gli alleati di quel cliente ancora rivendicassero aspetti fascisti e xenofobi… ma voi, onestamente, sareste in grado di restare impassibili e chinare la testa?

La ragazza del caso in questione si chiama Nadia Mohammedi, è metà italiana, metà algerina. Sapeva che, palesando il suo pensiero, con buona probabilità, avrebbe perso il lavoro; sapeva che in Italia basta una telefonata per i regolamenti di conti e per ristabilire l’equilibrio sociale tra chi sta sopra e chi sta sotto. Nonostante ciò ha anteposto la legge morale all’opportunismo, ha anteposto la razionalità all’istinto di sopravvivenza: ha messo in pratica tutti quei bei discorsi sulla libertà di cui si straparla. Cosa si aspettava Salvini? Che i suoi ragionamenti non avessero conseguenze se non elettorali? Tutto è consequenziale tranne la Giustizia.

Nadia ha avvertito la necessità morale di sbattere in faccia il suo essere (per metà) straniera ad un politico che ha ripetutamente e convintamente utilizzato concetti come “pulizia etnica”, “invasione straniera” e “priorità agli italiani”; ha sentito la necessità di riscattarsi con un innocuo rifiuto di servire un gelato a chi vorrebbe rimandarla nel proprio Paese a morire.

Salvini, prima di fomentare l’odio e drammatizzare le differenze culturali, avrebbe dovuto disaminarne gli effetti. Il gesto di Nadia è legittimo, carico di significati sociali: d’altronde i semplici gesti hanno un potenziale emulativo di gran lunga superiore a tutte le teorie auliche. Se nessuno avesse servito il gelato a Salvini, cosa sarebbe successo? Se tutti in segno di protesta smettessimo di pagare le tasse o adempiere ai nostri doveri, cosa succederebbe? Purtroppo si antepone la professionalità alla moralità sul posto di lavoro, certo, ma non nelle strade. Si biasima la violenza ma non i violenti, perché la legge e la democrazia vogliono che ciascuno sia rispettato per le proprie idee: se quelle idee sono intolleranza, razzismo e odio poco importa. Tollerare l’intolleranza non è democrazia ma opportunismo, o tutt’al più omertà.

Parlare di dignità, principi e valori è facile quando non c’è una posta in gioco, vero è che esistono regole legali da rispettare, ma in primis regole morali. Direbbe Kant «il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». Salvini, da politico, avrebbe dovuto approfondire il motivo di quel rifiuto, spiegare le motivazioni sottese al suo motto “prima gli italiani” a quella ragazza, faccia a faccia, senza teleschermo frapposto. E invece no.

Nadia non è una ventenne incosciente, è una ragazza che ha preferito fare i conti con il licenziamento ma non averne qualcuno in sospeso con la propria coscienza. Nadia non è una fondamentalista islamica, tantomeno ha alle spalle condizionamenti ideologici familiari; infatti si dissocia sia dal padre algerino che ha votato la Lega sia dalla madre italiana tesserata in Forza Italia: a vent’anni si può anche ragionare con la propria testa. La parte straniera dell’identità di Nadia è stata offesa e lei ha reagito. Punto.

Salvini dichiara di portare sempre due cose con sé: il Vangelo e il rosario. Dovrebbe comprare anche una Bibbia e magari leggerla, soprattutto il verso che recita «E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta».

Melissa Aleida

3 Commenti

  1. Hanno fatto bene a licenziata, perché è stupida e ignorante, Salvini non semina odio…si informasse meglio, ci sta solo difendendo gli Italiani da un assurda invasione e parassiti. Non ce l ha con persone come lei che lavorano..Viva Salvini

  2. Da parte di Salvini avrei preso la cosa con superiorità e benevolenza senza arrivare a ritorsioni nei confronti di questa ragazza che comunque si è comportata in modo maleducato e soprattutto per niente professionale.

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