Home Sport Gli eSports e quella finzione che ci tiene legati alla realtà

Gli eSports e quella finzione che ci tiene legati alla realtà

In questo periodo di lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus , il mondo dello sport si è ovviamente fermato insieme a tutto il resto e gli sportivi si sono avvicinati (come molti di noi, del resto) all’eSport. Ma i videogiochi, oltre ad essere impiegati come mezzo di distrazione e magari anche come uno strumento per farsi conoscere meglio dalle persone – come sta facendo Pol Lirola, difensore della Fiorentina, sul suo canale Twitch – sono diventati anche un piacevole modo per fare beneficenza in questo mondo che ha tanto bisogno di aiuto, sia per raccogliere fondi per combattere la malattia che per passare qualche ora in maniera differente e spensierata.

Leclerc intrattenitore per beneficenza

Ed è proprio grazie a questo avvicinamento agli eSports che è stato possibile creare alcuni tornei di beneficenza per finanziare le strutture sanitarie nella lotta contro il virus, in modo da intrattenere le persone costrette in casa e fornire un aiuto in più a tutti quelli che invece sono costretti combattere il virus in prima linea. Primo fra tutti è stato il Race for the World, un mini-campionato virtuale di Formula 1 organizzato dal pilota della Ferrari Charles Leclerc e che vede coinvolti oltre lui altri 5 piloti del Circus, diversi piloti della F1 eSport e il portiere del Real Madrid, Thibaut Courtois, e che punta sia ad alleviare la mancanza delle gare di F1 che alla raccolta di fondi da devolvere in beneficenza. Una bella iniziativa da parte del monegasco, che per di più è in streaming ogni giorno sempre per scopi umanitari e per giocare: insomma, un modo diverso di stare vicino ai suoi fan e che risulta sicuramente più diretto dei freddi post sui social.

Fifa 20 per il sociale

Non solo la Formula 1 si è mossa nella direzione dell’eSport, ma anche il mondo del Calcio ha fatto questo passo e si è messo a disposizione per la beneficenza. Electronic Arts ha appena concluso la coppa Stay and Play, un torneo organizzato tra le squadre di cui la compagnia canadese è sponsor e che ha visto tra i protagonisti i giocatori che solitamente vediamo correre sul rettangolo di gioco, tra cui Vinicius Jr, Trent Alexander-Arnold e Justin Kluivert. La donazione di EA di un milione di dollari, oltre a quelle degli utenti connessi durante le 4 giornate di streaming sono state interamente devolute alla lotta contro il Coronavirus.

E sempre su Fifa 20 si è svolta anche la competizione “United per l’Italia“, organizzata dalla United Onlus per aiutare la Protezione Civile nella lotta contro il Covid. La serata è stata ospitata sia su Sky che sul canale Twitch dei Mkers, un team italiano tra le migliori squadre eSport d’Europa, e ha visto sfidarsi la squadra di Ciro Immobile contro quella di Alessandro Florenzi. La partita ha visto coinvolti ex calciatori come Materazzi e Oddo e attuali protagonisti del nostro campionato come Gollini e Petagna, in questo 11 contro 11 virtuale che aveva come scopo quello di intrattenere e di fare beneficenza, utilizzando l’eSport e il mondo virtuale come ponte per unire le persone, nel momento in cui siamo costretti per forza di cose alla lontananza.

Anche Paulo Dybala, che il Coronavirus lo ha vissuto in maniera molto personale, è sceso in campo in questa gara di beneficenza virtuale ed ha organizzato, insieme al tennista e suo connazionale Diego Schwartzman, la coppa Champlay di Fifa. Il torneo, che è andato in onda sulla tv argentina, ha visto coinvolti tra gli altri James Rodriguez, Facundo Campazzo, Sergio Aguero e Lionel Messi e ha fruttato circa 300mila euro che sono stati devoluti interamente alla sanità argentina. Sempre il numero 10 argentino ha anche partecipato alla Combat Corona assieme a altri calciatori, come Bale e Mount, in diretta streaming sempre con lo scopo di intrattenere e partecipare alla beneficenza per la sanità.

La copertina della Champlay di Paulo Dybala

Il coinvolgimento di Twitch

Non solo gli sportivi, però, hanno aderito ed organizzato campagne di beneficenza, ma anche i pro player di eSports sono immediatamente scesi in campo in questa lotta. Grazie al Moba (gestore di diversi bar di eSports) e alla Blizzard, si è svolto il MOBA Charity Tournament sul noto videogioco di carte Hearthstone, in favore della Croce Rossa e degli Ospedali di Brescia, ovviamente tenutosi anch’esso su Twitch, sul canale dello streamer Attrix e che ha visto coinvolti anche diversi pro player del gioco. Lo streamer e pro player dei Fnatic (una delle organizzazioni più grandi nel settore) Pow3r è stato tra i primi ad organizzare su Twitch una maratona di beneficenza per la lotta al Covid-19, aderendo anche alla campagna organizzata dalla coppia FedezFerragni. Da oltreoceano poi, lo streamer Castro1021 ha raccolto più di 200mila dollari durante le sue streaming in favore della ricerca e delle famiglie bisognose durante l’emergenza Covid, e la stessa piattaforma di Twitch ha organizzato una maratona di 12 ore chiamata Twitch Stream Aid 2020, durante la quale si sono alternati giocatori esportivi come Tfue e Bugha, sportivi come Kevin de Bruyne e Richard Sherman e celebrità di ogni tipo, e che ha permesso di raccogliere più di 2 milioni di dollari.

Gli eSports ed i suoi mezzi sono per la prima volta in totale sinergia con il mondo dello sport, dopo anni passati a guardarsi a distanza senza mai cercare di sfiorarsi e per una causa più che nobile. Gli streaming su internet sono ormai uno svago per tantissime persone e chi segue questo mondo da vicino ha certamente piacere nel vedere come sia diventato anche un collegamento forte ad una realtà che non si può ignorare.

La lotta contro il Coronavirus passa anche attraverso il web, e noi, da spettatori, ci godiamo volentieri un pilota di Formula 1 che guida un camion in streaming, o un calciatore che gioca a Fifa con il suo personaggio. Se è vero che il fine giustifica i mezzi, la ricerca di un contatto con il reale attraverso la finzione non è, attualmente, attività condannabile. Se poi l’impiego dei videogiochi diventa anche un modo attraverso cui raggiungere un’utenza così ampia per poter ambire a scopi più alti, otteniamo la ricetta perfetta per un mondo che va incentivato, non soppresso; sostenuto, non boicottato. Ciò, ovviamente, non implicherà scomparsa degli sport tradizionali, sarebbe un’eresia. Piuttosto bisogna guardare con serenità al nuovo che avanza: il virtuale – con tutti i suoi (reali) sostenitori – che affianca lo sport classico (e magari, come ora, ci si mischia anche) senza mai sostituirlo, con buona pace di tutti i tradizionalisti.

Andrea Esposito

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