Cari lettori, anche questo sabato WhatsHappening passa in rassegna gli eventi più significativi accaduti in giro per il mondo. Non mancano le sorprese né le problematiche in quest’ultima fase del 2016. Iniziamo la nostra rassegna:
ROMANIA: UNA MUSULMANA COME PRIMO MINISTRO
Il Partito Social Democratico della Romania (PSD) ha deciso di proporre alla carica di prossimo primo ministro Sevil Shhaideh, una donna di fede musulmana. Dopo aver vinto le elezioni politiche dell’11 dicembre con un ampio margine di scarto, il PSD si sta apprestando a formare un nuovo governo. Nessuno si sarebbe aspettato il nome di Shhaideh, non solo perché la sua candidatura non era mai stata presa in considerazione durante la campagna elettorale, ma soprattutto perché sarebbe la prima donna di fede islamica a ricoprire la carica di capo del governo in Romania. 
LA GUERRA NON SI FERMA AD ALEPPO
Il 22 dicembre, Aleppo è tornata sotto il controllo del governo siriano. La notizia è stata resa pubblica da fonti militari siriane, che hanno sottolineato come questo evento segni sia la fine del controllo su talune aree della città da parte dei ribelli – durato quattro anni –, sia l’inizio di «una trasformazione strategica» nella lotta al terrorismo. La riconquista di Aleppo getta tuttavia le basi per nuovi scenari bellici: data l’esistenza di altre aree della Siria sotto il controllo dei ribelli, il territorio siriano sarà ancora palcoscenico di guerra. 
CONGO: SCADE IL MANDATO DI KABILA MA IL PRESIDENTE DECIDE DI RESTARE AL POTERE
Il 19 dicembre scadeva il mandato del presidente uscente Joseph Kabila, che però non ha intenzione di lasciare. Un tribunale ha stabilito che può rimanere in carica fino a nuove elezioni che avrebbero dovuto tenersi a novembre e che invece sono state rimandate a tempo indeterminato.

Kabila ha inoltre schierato in strada l’esercito per reprimere le manifestazioni di dissenso. In questi giorni sono i rappresentanti della Chiesa a chiedere una tregua e a mediare tra il partito di governo e quello di opposizione. Si contano infatti circa duecento arresti e sedici uccisioni, intanto il leader dell’opposizione Felix Tshisekedi chiede che si voti nel 2017.
HAITI: PROSEGUE LA VERIFICA DEL VOTO
Vanno avanti con una lentezza estenuante le operazioni di controllo della regolarità del voto espresso dal popolo haitiano lo scorso 20 novembre per l’elezione del nuovo Presidente. Sono infatti da circa due giorni sotto esame i verbali delle operazioni di voto, redatti il giorno della consultazione: in molti ritengono però che i Consiglieri Elettorali scelti dal Bureau du Contentieux Électoral National (BCEN), l’ente che si sta occupando di gestire le operazioni, stiano già dando luogo a ingiustificabili ritardi. A rivelarlo sono diversi esponenti dei partiti politici coinvolti nella competizione elettorale: secondo in particolare Evens Fils, avvocato vicino al partito Fanmi Lavalas, i Consiglieri Elettorali avrebbero finora preso visione solo di 71 dei circa mille documenti che si è stabilito di sottoporre a questo speciale giudizio.
UN DOCUMENTO RIVELA I PIANI DI TRUMP PER IL PENTAGONO
Un documento acquisito e subito pubblicato da Foreign Policy il 19 dicembre potrebbe svelare in esclusiva le priorità della prossima presidenza Trump per quanto riguarda il Pentagono. Il documento è una mail del Sottosegretario alla Difesa Brian McKeon e ha come oggetto le constatazioni di Mira Ricardel, responsabile per la transizione da Obama a Trump nel Pentagono. 
L’ONU CONDANNA GLI INSEDIAMENTI ISRAELIANI
Sempre più tesi i rapporti tra Israele e le Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha difatti approvato la risoluzione che condanna gli insediamenti in Cisgiordania. La votazione a sfavore di Netanyahu che accusa i citati insediamenti di non avere «validità di legge» è stata resa possibile anche grazie all’astensione degli Stati Uniti. Donald Trump, in riferimento all’atteggiamento assunto dalla propria nazione, ha reso noto tramite il canale social Twitter che «Riguardo alle Nazioni Unite, le cose saranno diverse dopo il 20 gennaio», sottolineando la volontà di adottare una politica estera che favorisca Israele e le sue pretese territoriali. 
Hanno collaborato: Sabrina Carnemolla, Rosa Ciglio, Ludovico Maremonti, Valerio Santori, Rosa Uliassi

















































