Artificialscape : il primo Ep di Mux pubblicato con Hashetic Front Records

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Gian Paolo Fioretti, in arte Mux, che nella giornata di ieri ha visto lanciare in pasto al grande pubblico il suo primo EP: Artificialscape, pubblicato dall’etichetta discografica Hashetic Front Records. L’album rappresenta li frutto di un lavoro ed uno sviluppo tanto professionale quanto emotivo per l’autore campano, il quale ci ha concesso di poterne discutere assieme.

Grazie per la possibilità che ci hai concesso di discutere insieme il tuo primo lavoro da solista, il quale colpisce non soltanto per la sua naturale empatia verso l’ascoltatore, ma soprattutto poiché l’intera struttura dell’EP ruota intorno alla scoperta di nuove sonorità, attraverso l’interpretazione soggettiva della realtà. Come è nata l’idea di questa tua prima fatica musicale? Quali tematiche hanno influito nell’elaborazione successiva del tuo progetto?

«Innanzitutto vorrei ringraziare “Libero Pensiero News” per lo spazio concessomi e mi fa molto piacere che abbiate apprezzato il mio lavoro. L’idea di Artificialscape nasce molto tempo fa, ma è poi maturata solo negli ultimi anni. L’EP è il frutto di una rielaborazione di provini che avevo realizzato precedentemente. Il “fil rouge” di questo progetto si è definitivamente palesato al ritorno di un mio viaggio in Polonia, a Cracovia precisamente. L’idea era quella di unire sia la forma compositiva del “paesaggio sonoro” (una composizione musicale elettroacustica che crea un ritratto sonoro di un ambiente acustico) sia il beatmaking. Ricreando, a differenza del tradizionale “soundscape”, un paesaggio artificiale nuovo formato da elementi e sensazioni raccolti in più luoghi»

La seconda traccia del tuo EP si chiama “I’d rather”, un pezzo che trasmette energia e che consacra quella linea dolce ma ferma lasciata dalla prima traccia “Rail”. Da qui in poi l’album assume caratteri diversi, accompagnando l’ascoltatore attraverso “Radioglitch”-“I need you” e “Go home”, il cuore pulsante del tuo lavoro; per poi incontrare la fine di questo paesaggio artificiale, la fine di un ciclo che termina con “A far” e “Underpass”. Quale brano pensi che possa essere considerato il più completo e caratteristico dell’album? In quale invece ti senti più rappresentato?

«Mi è difficile considerare le varie tracce distintamente, perché , dal mio punto di vista, sono tutte colonne di un unico arco. Ogni brano ha la sua particolarità e peculiarità in modo da renderlo allo stesso tempo completo singolarmente ma inscindibile dagli altri. Sono però fortemente legato ad “I Need You”, traccia che ho realizzato in un momento molto complesso della mia vita ed è dedicato alla persona che mi sopporta e supporta tutti i giorni. Tecnicamente credo che riesca a rappresentarmi fortemente perché ha una chiara matrice hip-hop, che rappresenta le mie radici e, allo stesso tempo, un utilizzo di synth e di registrazioni che risentono dell’influenza della musica elettronica ed elettroacustica.»

Personalmente, ritengo il tuo lavoro un’opera corale, che ha il coraggio di sperimentare sonorità alternative e che durante l’ascolto si prende il suo tempo per crescere, per farti ascoltare e rendere partecipe di un particolare percorso emozionale dell’autore. Quanto e come hanno influito le tue esperienze personali nella stesura dell’album ?

«Da sempre ho cercato di trasformare in musica le varie esperienze del mio quotidiano. Come ogni essere vivente ho una percezione soggettiva della realtà e credo che la magia dell’arte sia quella di provare a creare, partendo da un’esperienza individuale, qualcosa di oggettivo, cioè che possa far vibrare le corde di ognuno di noi.
Questo era il mio obiettivo finale e spero nel mio piccolo di esserci riuscito»

L’album Artificialscape, uscito il 24 gennaio, è stato pubblicato dall’etichetta discografica Hashetic Front Records, rinomata per aver collaborato in questi anni con alcuni dei più interessanti beatmakers italiani. Secondo la tua esperienza, in che condizioni si trova il panorama musicale italiano? Cosa funziona e cosa potrebbe essere migliorato?

«Il panorama musicale italiano, a parer mio, soprattutto negli ultimi anni si è fortemente diversificato, anche grazie ad internet. Ci sono tantissimi artisti validi ed interessanti, sia dal punto di vista Campano che nazionale. Probabilmente l’unica cosa che manca ancor oggi è il pubblico, manca la curiosità e la ricerca nell’ascolto da parte della maggioranza, si tende ad ascoltare sempre e solo ciò che già si conosce o ciò che viene fortemente pubblicizzato e questo porta ad un interesse e ad un ascolto sempre più veloce e superficiale che negli anni si sta intensificando, facendo diventare la musica un bene di consumo da “fast food»

L’ultima domanda riguarda i tuoi progetti futuri: quali sono i piani a lungo termine di Mux? Dove suonerai invece nel breve periodo?

«Per adesso è ancora tutto in divenire. Sto collaborando con altri artisti e lavorando al materiale nuovo degli Ear Injury, duo drum and bass/electro di cui sono il producer. Sto già pensando ad un secondo progetto da solista ma è ancora tutto in fase embrionale. Per adesso non ho live nel brevissimo futuro, poiché nell’ultimo periodo mi sono concentrato principalmente sulla produzione ma c’è la volontà di portare Artificialscape dal vivo il prima possibile.»

Se non avete ancora scaricato l’album di Mux potete ascoltarlo sia sul sito della Hashetic Front Records, oppure effettuare il download dal sito di bandcamp. Ancora un ultimo ringraziamento a Mux per la disponibilità e cortesia, in bocca al lupo!

Niccolò Inturrisi