Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, intervista al prof. Nicola Caterino

Il 20 febbraio scorso sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni. Il nuovo strumento normativo è nato dopo un percorso avviato nel 2010 e, dopo l’approvazione di diverse bozze, è arrivato il testo definitivo.

Abbiamo chiesto al professore Nicola Caterino, ricercatore nel settore della Tecnica delle Costruzioni, Professore aggregato di Costruzioni Antisismiche presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” di fornirci i dettagli e le novità del Decreto sulle Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni.

Buongiorno professore. Prima di tutto la ringraziamo per averci ospitati. Cominciamo con il chiederle: cosa ha portato alla stesura di queste nuove norme tecniche per le costruzioni?

“In Italia la ricerca scientifica nel settore delle costruzioni, e dell’ingegneria sismica in particolare, è sempre in gran fermento. La rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica (ReLUIS), fondata circa 15 anni fa, ha favorito ancor più la collaborazione sinergica dei numerosi e prestigiosi ricercatori italiani nel settore, portando l’Italia a consolidare la posizione di primaria importanza, a livello mondiale, in quanto ad innovazione relativa a materiali, metodi e tecnologie per la realizzazione di nuove opere e per la protezione di quelle esistenti dal degrado e dai disastri naturali. L’iter di aggiornamento delle “vecchie” norme del 2008 è iniziato, allora, già nel 2010, ed ha visto il confluire nel testo definitivo del 2018 le principali novità cui la ricerca ed il confronto con le categorie professionali coinvolte hanno condotto negli ultimi anni.”

ing. Nicola Caterino Professore aggregato di Costruzioni Antisismiche presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Quali sono le novità principali per i professionisti e per tutti gli attori coinvolti nel settore delle costruzioni?

“I principi delle norme del 2018 non sono cambiati rispetto a quelli della 2008. Tra le maggiori novità, molte riguardano gli edifici esistenti. Con riferimento a strutture strategiche (scuole, ospedali, caserme, ecc.) con livelli di sicurezza di partenza molto bassi, le nuove norme accettano che si parli di “miglioramento” sismico quando gli interventi conducano ad un livello di sicurezza già del 60% rispetto a quello che sarebbe richiesto per una nuova costruzione. Negli altri casi, è sufficiente incrementare la sicurezza almeno del 10% rispetto allo stato pre-intervento. Ancora, in molti casi si potrà parlare di “adeguamento” sismico quando la sicurezza della costruzione esistente sarà portata a valori anche “solo” dell’80% rispetto alla sicurezza del nuovo. Nel mondo dell’edilizia, come in tutti gli altri settori, è, infatti, irragionevole pretendere che un’opera realizzata decine di anni addietro sia in grado di fornire le stesse prestazioni di un’analoga opera realizzata oggi, con tecniche e materiali moderni, con conoscenze evolute. Le nuove regole vanno anche nella direzione di dare la giusta dignità (dunque di incentivarli) a quegli interventi che – pur non riuscendo a condurre la sicurezza dell’esistente a quella di un’opera nuova (la causa più frequente, inutile nasconderlo, è un budget economico limitato) – rendono quella costruzione decisamente più sicura di prima. La riduzione del rischio sismico a larga scala, con il miglioramento sismico di molti edifici, piuttosto che l’adeguamento di pochi, è a mio personale avviso una delle auspicate conseguenze del nuovo atteggiamento delle NTC su questi argomenti. Tra gli altri aspetti di rilievo: una maggiore attenzione alle verifica di funzionalità e stabilità dei componenti non strutturali e degli impianti (che hanno uno straordinario impatto in termini di perdite economiche post-terremoto, come gli ultimi eventi sismici in Italia hanno evidenziato), la possibilità di poter direttamente portare in conto la maggior duttilità del calcestruzzo allorquando si realizzi un buon confinamento dello stesso con staffe in acciaio, l’armonizzazione degli approcci per le verifiche geotecniche e per quelle strutturali, rinnovate procedure per la qualificazione, l’identificazione e la rintracciabilità di tutti i materiali ad uso edile.”

A suo parere, ci sono ancora delle cose da rivedere e da approfondire?

“Fortunatamente sì. Nel senso che l’attività di ricerca su questi temi è in continua e veloce evoluzione. Spesso alimentata da team internazionali con competenze sempre più trasversali. Taluni avanzamenti prodotti negli ultimi anni non sono stati inclusi nelle NTC 2018. In qualche caso, perché si trattava di conoscenze da consolidare, in altri casi perché si è inteso garantire la maggiore continuità tra documenti normativi consecutivi, evitando stravolgimenti.mCiò auspicando, però, che il ritmo delle “edizioni” delle NTC si faccia, d’ora in poi, decisamente più veloce.”

Ce lo auguriamo anche noi professore. Grazie.

Salvatore Annona

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