Una riforma fiscale ecologica contro l'aumento dell'IVA

Primo gennaio 2020: aumento dell’IVA ordinaria dal 22 al 25,2% e di quella agevolata dal 10 al 13%. È lo scenario a cui gli italiani andranno incontro qualora il sempre più imprevedibile governo (giallorosso o gialloverde) non riuscisse a trovare misure alternative utili a sterilizzare i 23 miliardi di euro d’aumenti IVA rispettando i vincoli di bilancio europei. Circa otto anni fa l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) elaborò una riforma fiscale ecologica che se applicata oggi porterebbe nelle casse dello stato 25 miliardi, evitando così lo scatto delle sempre più temute clausole di salvaguardia.

Pensavo fosse amore invece era crisi di governo

Sembra d’essere tornati nel 2011, quando l’allora governo Berlusconi si ritrovò a combattere e a cadere di fronte alle cosiddette clausole di salvaguardia, ovvero quelle norme volte a garantire maggiori entrate per lo Stato, necessarie per far quadrare i conti e per rispettare i parametri UE in materia di deficit. La storia d’amore e odio tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, suggellata dal famoso contratto di governo, ormai carta straccia, sembrava portare a un diverso finale, a una rosea conclusione in cui l’economia italiana sarebbe stata degna del miracolo economico degli anni ’60.

Come scongiurare l'aumento dell'Iva con una riforma fiscale ecologica
«Io credo che possa esserci un nuovo boom economico come negli anni ’60, all’epoca abbiamo costruito le autostrade e ora la nuova sfida sono le autostrade digitali».
Luigi Di Maio, gennaio 2019
Fonte: lastampa.it

Eppure ci ritroviamo ancora una volta col solito finale scontato in cui il governo di turno, che aveva promesso come da tradizione il taglio delle tasse tanto caro alla Lega e la riduzione del cuneo fiscale sostenuto dal M5S, si ritrova a dover raschiare il fondo del barile per trovare le risorse finanziare utili a evitare l’aumento dell’IVA e per il rifinanziamento dei “cavalli di battaglia” quali il Reddito di Cittadinanza e Quota 100. La crisi è alle porte: mentre Matteo Salvini, in uno dei suoi deliri di onnipotenza, decide di scaricare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e di rinnegare il patto con i 5 stelle, Luigi Di Maio corre ai ripari prestandosi a mercanteggiamenti, per dirla alla Aglaja Ivanovna, personaggio del celebre romanzo “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij, col partito di Zingaretti. Il PD non disprezza e strizza l’occhio ai 5 stelle, la Lega capisce di aver sbagliato cercando di rimediare e offrendo la presidenza del Consiglio allo stesso Di Maio. Quest’ultimo non accetta e il capitano leghista, sentendosi offeso, chiede nuovamente le elezioni anticipate. Nel mezzo una riforma, quella del taglio dei parlamentari, che viene usata come arma di distrazione di massa e di cui il popolo italiano sembra non poter proprio fare a meno. Nel mezzo lo stesso popolo che, come detto, se non si riuscissero a trovare soluzioni subirà un aumento dell’IVA di 3,2 punti percentuali.

Per evitare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto risulterebbe essere utile consultare la riforma fiscale ecologica elaborata dall’EEA, l’Agenzia europea dell’ambiente, e che giace nei cassetti romani da ben otto anni.

Riforma fiscale ecologica: 25 miliardi di buoni motivi

Perché abbiamo bisogno di una riforma fiscale ecologica? «cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, il degrado degli ecosistemi, l’impatto sulla salute umana dell’inquinamento chimico, l’aumento delle risorse materiali, le preoccupazioni per la sicurezza alimentare, energetica e idrica, nonché i disavanzi di bilancio nazionali e il crescente invecchiamento della popolazione sono sfide che affliggono attualmente l’Unione europea». È quanto si legge dall’Environmental fiscal reform – Illustrative potential in Italy, la riforma pubblicata dall’Eea nel lontano dicembre del 2011.

Tale riforma, che include la riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente e l’introduzione di tasse ambientali, potrebbe portare nelle casse dello Stato almeno 25 miliardi di euro, cifra in grado di evitare il tanto temuto aumento dell’IVA. Non solo, un’efficiente tassazione ambientale e la traslazione delle scarse risorse economiche da settori nemici dell’ambiente ad ambiti eco-friendly creerebbe processi di innovazione verde capaci di ridurre le tasse e i costi del lavoro. Per l’economista ambientale Massimiliano Mazzanti «Una riforma fiscale ecologica orientata alla tassazione ambientale da un lato farebbe aumentare i prezzi dei beni più inquinanti, dall’altro permetterebbe di utilizzare il gettito per stimolare la crescita del Pil e dell’occupazione. Si ragiona quindi su riforme fiscali a gettito invariato, con lo scopo di generare benefici economici e ambientali».

Una riforma fiscale ecologica contro l'aumento dell’Iva
Potenziale illustrativo per le imposte ambientali e la rimozione delle sovvenzioni dannose per l’ambiente in Italia, 2012-2015
Fonte: eea.europa.eu

«È vero che il gettito fiscale potrebbe contrarsi nel lungo periodo per effetto della contrazione della base imponibile (le emissioni si riducono). Ma questo sarebbe un successo ‘ambientale’, e nel breve periodo, che ci interessa ora in modo drammatico, avremmo trovato le risorse per sostenere Pil e occupazione, dentro criteri di piena ‘sostenibilità economico-ambientale’» conclude Mazzanti.

Un successo economico-ambientale quindi, che permetterebbe di stoppare il temuto aumento dell’IVA, di ridurre il cuneo fiscale e di finanziare gli investimenti pubblici nella green economy riducendo al contempo quelle “abitudini inquinanti” che stanno portando il nostro pianeta al collasso. La stessa imposta sul valore aggiunto potrebbe essere rimodulata, adattandola al concetto di sostenibilità ambientale e quindi aumentandola per quei beni e servizi che ad oggi hanno un alto impatto ecologico. Una riforma fiscale ecologica innovativa che porterebbe benefici sia nel breve che nel lungo periodo, una riforma complessa per un problema complesso che, considerando anche l’ultimo rapporto dell’Ipcc, abbiamo il dovere di risolvere nel più breve tempo possibile.

Marco Pisano

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