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Nestlé denunciata: aumentano le cause legali per danni ambientali

Fonte: pagina Facebook della Federazione della pesca delle Ardenne

La multinazionale Nestlé è di nuovo sotto accusa, questa volta a seguito di una denuncia per danni ambientali provocati nella regione delle Ardenne, nel nord-est della Francia. Nella sera del 9 agosto un incidente nel sistema di smaltimento della stazione di depurazione nei pressi di Challerange ha portato alla morte di circa 3 tonnellate di pesci nel fiume Aisne. Il malfunzionamento del sistema ha prodotto una fuoriuscita di fanghi biologici nelle acque del fiume: la presenza di queste sostanze ha abbassato il livello di ossigeno dell’Aisne, soffocando così i pesci.

Il disastro ambientale ha interessato un tratto del fiume lungo 7-8 chilometri, mettendo in allarme le comunità circostanti. Le autorità hanno eretto fin da subito barriere per evitare che le sostanze inquinanti si propagassero ulteriormente nell’acqua, così come hanno temporaneamente vietato l’accesso al sito. I vigili del fuoco e i volontari hanno lavorato per tre giorni per ripulire il fiume dai corpi galleggianti di varie specie ittiche, alcune delle quali protette. Le immagini della riva dell’Aisne e dei cassoni pieni di pesci in decomposizione sono impressionanti, ma forse ancora non bastano per descrivere la gravità di questo evento.

La Federazione della pesca delle Ardenne ne ha invece riconosciuto l’importanza ecologica. Il 12 agosto, la Federazione stessa ha infatti denunciato Nestlé per danni ambientali, nello specifico per la violazione dell’articolo 432.2 del Codice dell’Ambiente in vigore in Francia. Il gigante del settore alimentare non può certo tirarsi indietro dalla gestione di questo disastro ambientale. La multinazionale ha parlato di un «riversamento occasionale e involontario» e afferma di essere intervenuta entro tre ore dall’inizio del malfunzionamento. Inoltre, la produzione stessa dello stabilimento è stata interrotta per alcuni giorni.

Le cause legali ambientali nel mondo

Anche constatando l’involontarietà di questo evento, non si può evitare di parlare della responsabilità che le aziende tutte – ma soprattutto le multinazionali come Nestlé – hanno verso l’ambiente e le comunità locali che vivono nelle zone in cui questi stabilimenti vengono realizzati. Una convivenza che può tanto arricchire quanto, molto più spesso, devastare gli ecosistemi e la vita dei residenti. Perché, anche se si parla di incidenti, eventi per loro natura non desiderati e non programmati, qualcuno ne deve gestire e possibilmente risolvere le conseguenze.

In tutto il mondo, nel corso degli ultimi trent’anni, il numero di cause legali connesse al cambiamento climatico portate avanti contro le grandi compagnie e i governi è in crescita. Il Grantham Research Institute, polo di ricerca ambientale della London School of Economics, ha analizzato il numero e le motivazioni dietro a queste denunce, definite “climate change litigations”.  Dal 1986 a maggio del 2020, ben 1.587 cause legate al cambiamento climatico sono state portate avanti in 37 Paesi. L’80% di queste denunce sono fatte contro istituzioni governative, ma il numero di denunce contro le grandi compagnie di combustibili fossili, le Carbon Major, è in aumento: dal 2005 si contano infatti ben 50 cause legali.

Il numero di denunce contro le Carbon Major dal 2005 al 2020, la maggior parte delle quali avviene negli USA. Fonte: Grantham Research Institute

Le accuse contro le Carbon Major sono diverse: dall’emissione di gas serra alle campagne intenzionalmente fuorvianti di green washing, come il caso di una pubblicità della società petrolifera BP denunciata perché ritenuta ingannevole rispetto al modo in cui presentava le attività energetiche a basse emissioni della società stessa. Alcune denunce, infine, puntano il dito contro banche e fondi pensionistici e di investimenti per non aver ancora incluso il cambiamento climatico e i possibili rischi ambientali nelle loro politiche e polizze.

La responsabilità della Nestlé e delle big companies

Per ora, l’attenzione sembra essere focalizzata verso le grandi società petrolifere, come dimostra il riconoscimento da parte della Commissione per i Diritti Umani delle Filippine delle responsabilità legali e morali delle aziende del greggio verso il riscaldamento globale. L’importanza delle grandi aziende che operano negli altri settori non può però essere considerata di minor importanza rispetto all’industria petrolifera.

Le azioni e i programmi finanziati da giganti come Nestlé per promuovere lo sviluppo sostenibile, eliminare la plastica e ridurre le emissioni di agenti inquinanti sono certamente un passo avanti, ma non sufficienti. Queste aziende devono rispondere alle comunità presso cui operano e assisterle nel momento in cui incidenti come quello dello stabilimento di Challerange accadono.

Le analisi preliminari dell’acqua dell’Aisne suggeriscono una diluizione degli agenti inquinanti riversati nel fiume, così come la moria di pesci sembra essersi arrestata 3 giorni dopo l’incidente, ma i danni ambientali restano. Il risultato di quest’ultima denuncia mossa contro Nestlé servirà per capire quale strada vogliamo intraprendere per affrontare i disastri ambientali legati alle grandi compagnie e multinazionali, anche quando questi accadono a causa di malfunzionamenti accidentali.

Carlotta Merlo

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