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Propaganda e manipolazione: l’immagine di Mussolini

In tempi di elezioni non si può fare a meno di riflettere su quegli anni in cui, la propaganda, é diventata topos del controllo della stampa al punto da sopprimere la stessa libertà di stampa con la legge del 15 Luglio 1923.

In che modo veniva presentato Mussolini durante la propaganda elettorale? E soprattutto, qual era il ruolo e l’importanza della fotografia durante il regime fascista?

Nel 1927 l’Istituto Luce istituì il servizio fotografico con l’intento di ordinare, conservare e completare un Archivio Fotografico Nazionale ottenendo il monopolio completo della ripresa fotografica e cinematografica di tutti gli avvenimenti ufficiali. Le scelte furono selettive poiché si temeva cosa la fotografia potesse rivelare e si organizzò un sistema di distribuzione delle immagini funzionale alle esigenze del regime. In questo modo, la fotografia divenne uno strumento di persuasione politica che agiva sulle coscienze degli individui per stimolare un’adesione spontanea alle tematiche fasciste.

Il Culto del Duce

Le fotografie dell’Istituto Luce avevano il compito di forgiare e diffondere l’immagine di Mussolini rappresentandolo come un idolo che gli italiani dovevano emulare. Lo si identificava nell’icona del condottiero della nazione, paterno protettore sempre disposto a diffondere affetto ed interesse nei confronti della popolazione. Assistiamo alla fabbricazione del culto mussoliniano poiché si rappresenta un’immagine di Mussolini rassicurante e forte.

Nelle sue rappresentazioni, se osserviamo le inquadrature, si nota che Mussolini veniva fotografato quasi sempre dal basso verso l’alto; ciò gli conferiva una statura eroica elevandolo al di sopra degli uomini comuni. Nei ritratti in primo piano invece si dava particolare importanza al viso. Lo sguardo doveva essere pensieroso, rivolto verso il futuro, profondo e si cercava di identificare il volto con il progresso e la vittoria.

Mussolini e il Re

L’attenzione dei fotografi era incentrata soprattutto sugli avvenimenti ufficiali del regime come i sabati fascisti, le esercitazioni militari, discorsi, inaugurazioni, comizi, clebrazioni e ricorrenze. Particolarmente importante era il rapporto tra Mussolini e il Re Vittorio Emanuele III°.

Il Duce, nelle rappresentazioni, appare sempre invulnerabile e senza età. Viene associato alle attività motorie e alle situazioni dinamiche; battezza le città, fonda un impero, bacia le bambine, appunta medaglie, eccita le moltitudini, le lusinga, si appella ai lavoratori e ai soldati. Il Re invece viene forografato con immagini grigie perchè è considerato scialbo. È un simbolo inerte, rappresenta una personalità decorativa intangibile ma tradizionale e senza carisma.

Mussolini, attraverso tali fotografie, diviene il creatore per antonomasia di un’Italia più ricca, forte e temibile. È un condottiero di guerra ma anche di pace che affila le armi ma che offre anche lavoro e canta le lodi del pane. Spregiudicato ma saggio.

Mussolinismo

Riprendendo le folle e le donne che si stringevano a Mussolini si spingeva anche il resto della popolazione a provare tali sentimenti. Si documentava la realtà sociale o quotidiana al ritmo del partito fascista e la fotografia diveniva così una sorta di pupilla che insegnasse agli italiani ad osservare il paese e la realtà quotidiana non con i propri occhi ma con quelli del regime fascista.

Il Duce fu rappresentato in molteplici versioni: presidente del consiglio dei ministri, nei campi in Romagna, in famiglia, pilota, automobilista, nuotatore, guerriero. Quasi come una superstar: i gerarchi lo circondano, gli si accodano e lo scortano. Lui primeggia e troneggia sul podio. Mussolini strega e interroga la folla, in ogni esibizione adopera uno stile sempre diverso a seconda delle circostanze. Seduce le masse attraverso l’uso di gesti e parole e inoltre distribuisce fotografie come se fosse un Dio, rilascia autografi, è assalito dalle ammiratrici e accetta omaggi floreali.

Strabuzza gli occhi, impenna il mento, si agita: sventola le braccia e le mani, gongola, accenna a smorfie e batte i pugni incollerito. Si dice che sia stato un grande tribuno perchè ne aveva tutte le qualità: voce inconfondibile, sguardo magnetico, capacità di improvvisare e replicare. Usava spesso frasi ad effetto ed era consapevole di quanto la parola fosse importante in politica.

L’Istituto Luce raccoglie una grande varietá di immagini di Mussolini come lavoratore sportsman. Si prodica a favore del paese, si cimenta nel lavoro manuale e lo fa con foga, rabbia, come se ritrovasse l’orgoglio delle proprie radici. Ricordiamo ad esempio la trebbiatura del grano.

Mussolini era robusto, giovanilista e attento al peso. Non era bravo in tutti gli sport ma si impegnava. Era un mediocre sciatore amante della scherma, del calcio e del tennis (anche se non si perfezionò mai). Amava camminare e aveva anche una grande passione per le armi da fuoco, anche se non fu mai un gran cacciatore.

Oltre il culto della giovinezza c’era anche quello dell’infanzia e della donna, elementi indispensabili per la crescita demografica “il numero è potenza”. Il bambino rappresentava il futuro guerriero fascista. Mussolini rappresentava il prototipo del padre forte e infallibile che sapeva sempre cosa fare e dove andare.

“Chi non è con noi è contro di noi”

Questo tipo di comunicazione non lascia scampo: il regime fascista non dava al popolo possibilità di scelta; o lo si accoglieva o si usciva fuori dalla società attraverso emarginazione, esilio, prigionia.

Sabrina Mautone

Fonti

  1. Mussolini: Album di una vita, Mario Cervi – Rizzoli 1992
  2. Istituto Luce
  3. www.storiaxxisecolo.it
  4. Vetrina del Ventennio 1923/43, Gian Paolo Ceserani – Laterza 1981
Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996 e vive a Milano. Giornalista pubblicista laureata in Lingue Moderne presso la Federico II di Napoli e specializzata in Comunicazione e Cooperazione Internazionale per Istituzioni ed Imprese presso l'Università Statale di Milano. Con un master post-lauream in Comunicazione, attualmente si occupa di Giornalismo Radio-Televisivo a Roma.

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