Il Malaga è matematicamente retrocesso in Segunda Division. Appena cinque anni fa gli andalusi sfioravano un clamoroso accesso alle semifinali di Champions League. Artefice di questo capolavoro, trasformatosi poi in dramma sportivo, lo sceicco Abdullah Al Thani.

Il 19 aprile 2018 è una data che rimarrà a lungo impressa nelle menti e nei cuori di tutti i tifosi del Malaga. Non solo perchè il club, dopo dieci anni, è stato matematicamente retrocesso in Segunda Division, ma soprattutto perchè quel giorno ha segnato la fine di un sogno che i sostenitori andalusi avevano a lungo accarezzato (e toccato con mano nel 2012/2013) nel corso degli anni.

I soli 20 punti conquistati nelle 34 giornate di campionato finora disputate, frutto di 5 pareggi ed altrettante vittorie, hanno rispedito il Malaga nell’inferno della B. Un incubo dal quale sarà difficile svegliarsi, soprattutto se si pensa al fatto che appena cinque anni fa los Boquerones furono ad un passo dalle semifinali di Champions League. In pochissimo tempo il tracollo verticale che ha portato ad una dolorosa quanto preannunciata retrocessione. Il merito e la colpa di queste incredibili montagne russe sulle quali il Malaga ha viaggiato negli ultimi anni portano una sola firma: Abdullah Al Thani.

 

L’INIZIO DEL SOGNO  È l’11 giugno del 2010 quando lo sceicco qatariota, membro del Consiglio d’Amministrazione della Doha Bank, acquista il Malaga per circa 36 milioni di € da Lorenzo Sanz, ex-presidente del Real Madrid. “Il mio obiettivo è far diventare il Malaga uno dei club più importanti di Spagna e d’Europa”. Con queste parole Al Thani si presenta ufficialmente ai suoi nuovi tifosi. La prima stagione non è però entusiasmante: appena 20 i milioni investiti sul mercato, che portano il club ad una tranquilla salvezza. Nell’estate del 2011 la musica cambia: Abdullah Al Thani allestisce una rosa da sogno, acquistando campioni del calibro di van Nistelrooy, Joaquin, Isco, Buonanotte, Toulalan e Santi Cazorla. Il Malaga termina il campionato al quarto posto, conquistando per la prima volta nella sua storia la qualificazione ai gironi di Uefa Champions League.

IL LENTO DECLINO – La stagione 2012-2013, quella che sarebbe dovuta essere della definitiva consacrazione, segna invece l’inizio della fine. A pochi giorni dall’inizio del campionato rimbalzano sui quotidiani sportivi spagnoli notizie riguardanti la volontà da parte dello sceicco di lasciare il Malaga. A dimostrazione dell’ormai scarso interesse nei confronti del club, il mercato estivo regala al tecnico Pellegrini pochissimi rinforzi (Saviola, Santa Cruz e Onyewu) e cessioni di lusso (Rondon, Cazorla e Maresca). Le difficoltà e i dubbi che si celano attorno all’ambiente Malaga rimangono però al di fuori del terreno di gioco: in campo la squadra diverte e vince. Dopo aver concluso al primo posto il girone di Champions (mettendosi dietro addirittura il Milan) gli Andalusi si sbarazzano del Porto ed approdano ai quarti di finale della competizione.

Alla “Rosaleda” finisce 0-0, il Malaga è chiamato a fare l’impresa al “Westfalen Stadion” contro il Borussia Dortmund dei vari Hummels, Gundogan, Götze, Reus e Levandowski. La squadra di Pochettino ha un piede e mezzo tra le prime quattro d’Europa: al 90esimo è avanti 2-1. Nei tre minuti di recupero succede l’impensabile: Reus e Santana ribaltano il risultato e mandano in frantumi il sogno andaluso. Quella beffa ai limiti dell’ inverosimile sarà inoltre l’ultima partita europea giocata dai biancoazzurri: nonostante il sesto posto conquistato in campionato valga l’accesso in Europa League, infatti, il Malaga non disputerà mai la competizione in seguito al provvedimento adottato dall’UEFA per non aver rispettato il Fair Play Finanziario.

I problemi economici del club portano ad un inevitabile smantellamento della squadra: Isco, Joaquin, Demichelis e soprattutto il tecnico Pellegrini lasciano il Malaga che comincia ad acquistare soltanto calciatori a parametro zero e a promuovere dalla primavera giovani di belle speranze. Lo sceicco mantiene la presidenza ma, di fatto, è un fantasma. Nel corso delle seguenti stagioni il Malaga disputa campionati anonimi, riuscendo tuttavia sempre a conquistare con largo anticipo la salvezza, prima del disastroso campionato giocato quest’anno.

I MOTIVI DEL DECLINO – Com’è possibile passare in così poco tempo dalla gloria al fallimento? Il motivo è presto spiegato e riguarda esclusivamente contesti extra-calcistici. Le prime voci riguardanti la volontà di voler vendere da parte di Al Thani, datate luglio 2012, coincisero con i pesanti screzi tra le autorità politiche locali e lo stesso sceicco: stando a quanto rivelato dai media spagnoli, il Qatariota aveva proposto al comune di Malaga un ambizioso investimento da oltre 400 mln di euro per rinnovare il porto di Mirabella e farne uno dei più importanti d’Europa. Oltre a questo, lo sceicco aveva ottenuto il via libera anche per la costruzione di un nuovo stadio di proprietà. In un secondo momento, per cause che sembrano legate ad alcuni debiti contratti da Al Thani, il comune fece dietrofront negando le necessarie autorizzazioni. Come conseguenza del mancato accordo, lo sceicco si rifiutò di pagare alcuni debiti già contratti con le autorità locali a seguito dell’inizio dei lavori e, ad oggi, la battaglia tra le due parti sono prosegue ancora nelle aule dei tribunali spagnoli.

I problemi, che nulla c’entravano col campo, si riversarono inevitabilmente anche sul club: i debiti contratti portarono al lento e progressivo smantellamento della rosa. Nel 2012 in aiuto dello sceicco accorse la Blue-Bay Hotels, una catena alberghiera spagnola, che rilevò circa il 49% delle quote societarie. La mossa non portò gli effetti sperati visto che il Malaga negli anni a seguire non riuscì mai a risanare le proprie finanze, continuando a  concludere ogni anno con un passivo di circa 50mln di €.

QUALE SARÀ IL FUTURO? – La stagione ancora in corso è quella che ha sancito la fine di sofferenze protrattesi per anni: una retrocessione dolorosa che può però rappresentare anche l’occasione utile per ripartire da zero e tornare protagonisti con un preciso progetto di ricostruzione. Gli addii in estate di Camacho, Welington, Duda, Sandro Ramirez e Pablo Fornals di fatto avevano già anticipato il triste destino. Lo sceicco, mai presente allo stadio durante il campionato ma spesso vicino alla squadra con i messaggi sui profili social, è stato più volte contestato dai tifosi che lo invitavano a farsi da parte e a cedere al più presto la società. Per poter guardare al futuro con ottimismo c’è però prima bisogno di capire se Al Thani rimarrà o meno alla guida del Malaga. In seguito c’è da pensare al risanamento economico della società, che oltretutto conta ben 30 calciatori di proprietà in rosa: per poter ripartire da nuove basi c’è dunque prima bisogno di liberarsi dagli onerosi ingaggi di alcuni atleti. Impresa tutt’altro che difficile per una squadra appena retrocessa. Sarà un’estate torrida nel sud della Spagna, e non soltanto per le condizioni climatiche: sperando al più presto di vedere il Malaga nuovamente brillare nella magiche nottate europee.

 

Ugo D’Andrea

 

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