Home Cultura Cinema e Serie TV The Handmaid’s Tale 2: nascere uomini è ancora una fortuna

The Handmaid’s Tale 2: nascere uomini è ancora una fortuna

Chi scrive è un uomo,

e già questo dovrebbe spingervi a chiudere l’articolo. Perchè un uomo non potrà mai rendere conto dell’intima vulnerabilità che le donne celano con grande orgoglio in una società – nella sostanza – ancora fin troppo maschilista e patriarcale.

Essere chiamate “tr**ie” e non “stronze” quando le si vuole screditare.
Essere vittima di ingombranti stereotipi desueti come il “torna in cucina”.
Subire una molestia e preferire il silenzio per una paradossale vergogna, poco importa se ricevuta in piazza o sul posto di lavoro, magari dallo stesso tizio che a parità di esperienza e competenze pagherà piu l’uomo che la donna, chiedendo a quest’ultima anche il bonus fatto di sorrisi e spacchi di coscia.

 

Ma possiamo comunque provare a parlarne, ricorrendo a un sentimento tutto umano: l’empatia.
Istruzioni per l’uso prima di continuare la lettura: un uomo è tutt’altro che al riparo dalle difficoltà della vita, d’altronde è un mondo difficile per tutti. Qui non si parlerà di donne contro uomini, cadendo in un nuovo estenuante capitolo della dialettica di genere a cui ci hanno costretti alcuni movimenti miopi come il #metoo. O in una nuova produzione di Stieg Larsson.

Si parlerà di donne. Punto. Di empatia. L’unica qualità umana che dovrebbe consentirci di capire l’altro.
Niente? Non ci riuscite? Allora fate una cosa guardate The Handmaid’s Tale,
la serie tv tratta dal romanzo capolavoro di Margaret Atwood arrivata alla seconda stagione. Un contenitore artistico che – e questa stagione ne è la conferma – meglio di qualunque campagna femminista propone tutti i temi sopra descritti in maniera calzante. Un prodotto d’intrattenimento faro del gentil sesso? A qualcuno potrebbe sembrare offensivo. Ma non bisogna dimenticare che la macchina da presa è in mezzo magnifico.. in grado di amplificare i messaggi e renderli fruibili ad un pluralità di persone che altrimenti rimarrebbe insensibile a temi molto importanti. Quelli che non riescono ad allenare l’empatia, dicevamo.

The Handmaid’s Tale fa tutto questo perchè racconta, in breve, gli abissi a cui può scadere l’umano.

Abissi estremizzati, esasperati, che prendono profondità da dinamiche autentiche che possiamo riscontrare anche nel reale.

Che differenza c’è, ad esempio, tra l’attualità e la prima puntata seconda stagione di The Handmaid’s Tale, in cui troviamo le Ancelle sedute in cerchio e le zie provviste di taser che le costringono a partecipare a quello che oggi chiameremmo “slut-shaming”. Al centro una delle ragazze è costretta a raccontare di quando da ragazzina subì uno stupro di gruppo. Colpa sua, “li aveva provocati” condannano le Zie e confermano con le stesse parole le Ancelle.
La stessa, identica, dinamica che ammiriamo sovente nelle opinioni che circolano per il web o nel passaparola dopo i casi accertati di molestia o, peggio, di stupro. “Si però lei l’ha provocato”, “va in giro in minigonna, mezza nuda, non si può lamentare”, “eh ma a letto ci è andata per avere la parte”. Orrore, retaggio di una mentalità maschilista, manifestata senza vergogna in grande fette di popolazione. In entrambi i casi, paradossale dinamica della colpevolizzazione della vittima.

Ma lo stesso The Handmaid’s Tale, come questo articolo, non si ferma alla superficie, all’ottusa dicotomia donna buona/uomo cattivo. Il telefilm in questione demonizza alcuni uomini, certo, come demonizza alcune donne. Perchè non tutta l’umanità è pura. É una trasposizione onesta proprio perchè non “scagiona” nessuno. L’abisso, di cui dicevamo prima, non ha genere.

E così The Handmaid’s Tale mostra pornograficamente la superbia di cui sono capaci certi uomini, così come denuncia il sistema di complicità femminile necessario a mantenere in piedi il patriarcato: A Gilead (lo Stato fondato dai teocrati al posto degli Stati Uniti d’America) i Comandanti sono di numero esiguo, le Marta,le Ancelle, le Zie e le Mogli sono sicuramente di più. Queste ultime, coalizzandosi, potrebbero distruggere il regime o almeno lottare contro lo stesso. Invece no, ognuna conserva le sue posizioni (vedere Zia Lydia nonostante il dissidio interiore e l’esaurimento nervoso dimostrato in questa stagione), chi per sopravvivere, chi per mantenere la sua situazione di privilegio. È quello il punto su cui il racconto fa centro: anche nel reale, il patriarcato regge sulla disponibilità ( o rassegnazione) delle donne a perpetuarlo.

Le donne hanno così interiorizzato i precetti di una cultura ineguale che non riescono a combatterla con gli strumenti adeguati. Sono contro un nemico invisibile. Se la prima offesa che vi viene in mente contro una vostra ex amica è “tr**ia” fatevi una domanda. Fatevene un’altra se ridacchiate o giudicate come poco di buono una ragazza se solo azzarda una scollatura un po’ più ampia. È un antagonismo fra donne creato dagli uomini ma portato avanti anche dalle donne stesse.

Non è finita qui.

Perché, lo ribadiamo, la seconda stagione di The Handmaid’s Tale è più attuale che mai soprattutto per quanto concerne le dinamiche d’immagine del nostro mondo. Questa stagione ci ha mostrato le colonie. Era lì che finivano le Ancelle, o per punizione, o perché non gradite più esteticamente da Comandanti. La perdita del bell’aspetto è un tormento per le donne, nella finzione quanto nella realtà: nel mondo narrato nel telefilm, l’indesiderabile viene bandita e finisce i suoi giorni raccogliendo rifiuti tossici. Abbiamo visto Diglen finire lì, non per questi motivi, ma a molte delle sue sfortunate compagne è toccata questa triste sorte. Nel nostro mondo, l’indesiderabile – la meno giovane, la grassa, la poco proporzionata – diventa invisibile. Viene bandita emotivamente.

Ma la denuncia di The Handmaid’s Tale, soprattutto in questa seconda stagione è ancora più profonda e non si ferma alle sole donne. Ci racconta come un gruppo di estremisti, strumentalizzando un tema (in questo caso l’infertilità) possa ottenere consensi, portare a conclusioni fantasiose, insinuarsi nelle menti, manipolare grandi fette di elettorato fino a deprivare di diritti fondamentali categorie e categorie di persone.

Ma appunto, non andiamo oltre, in questo articolo si parlava solo di donne, come promesso.
E a questo proposito: nascere uomo è ancora oggi una fortuna.

Enrico Ciccarelli

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