Il dramma dell'eterno bambino: Peter Pan, Barrie e la negazione della vita

«Tutti i bambini, tranne uno, crescono.»

C’era una volta un bambino che non voleva crescere: l’assunto di base da cui parte la storia di Peter Pan è senza dubbio noto a tutti, anche grazie alle innumerevoli trasposizioni cinematografiche che ne sono state tratte (tra cui spiccano Hook e l’omonimo cartone della Disney).

Peter, con le sue mille avventure e peripezie, rappresenta nient’altro che lo spirito di quel bambino che alberga assopito nel cuore di ognuno. Quello stesso bambino che si rifiuta di accettare la dura e cinica realtà del mondo degli adulti.

È pur vero che la nostra visione del personaggio di Peter risulta in qualche modo “distorta” dalla versione edulcorata del personaggio che ci ha mostrato Walt Disney. Un Peter gioviale e allegro al quale non si può fare a meno di affezionarsi, ma che in qualche modo si discosta dal ben più complesso e perturbante ritratto psicologico che ne ricava J.M. Barrie nell’opera originale.

Il primo accenno alla figura di Peter è nel libro The Little White Bird: il successo che riscossero le avventure del bambino che non voleva crescere fu tale che gli editori di Barrie eliminarono i capitoli dedicati a Peter Pan e si decise di ripubblicare a parte la storia.

Nel 1904 va per la prima volta in scena Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere, pièce teatrale. La storia fu poi adattata e trasformata nel noto romanzo pubblicato nel 1911 con il titolo Peter e Wendy, diventato poi semplicemente Peter Pan.

Per comprendere realmente l’opera di Barrie bisogna, tuttavia, rifarsi alla sua biografia. Va detto, infatti, che alcuni elementi e personaggi del libro hanno un forte connotato biografico.

Barrie stesso può essere considerato il bambino che non crebbe.

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Chi era J.M. Barrie?

Lo scrittore di Peter Pan era figlio di David BarrieMary Ogilvy. Di costituzione gracile e fragile, Barrie fin da bambino amava inventare e raccontare storie. Tuttavia, il suo mondo perfetto e incantato era destinato ad andare presto in frantumi. L’evento scatenante fu la morte improvvisa (a soli tredici anni) del brillante fratello maggiore David, al quale la madre era fortemente legata. Il trauma fu talmente grande che, per consolare la madre sconvolta, Barrie decise di “assumere” il ruolo di David.

Iniziò ad indossare i vestiti del fratello perduto e a fischiettare il suo motivetto preferito. Ma soprattutto assunse sulle sue spalle la responsabilità più importante, il lascito più pressante: quello di dover diventare un uomo di successo (come l’uomo che era destinato ad essere, secondo la madre, David).

Così Barrie resterà sempre bloccato alla morte del fratello, assumendone il ruolo e negandosi la possibilità di vivere davvero. L’eterno ragazzino era tale anche a livello fisico: Barrie non fu mai più alto di un metro e mezzo, fu sempre gracile e di apparenza giovanile.

Simbolica è la famosa scena in cui Wendy ricuce l’ombra di Peter, che va a rappresentare il dramma della sostituzione del fratello morto: il tentativo di Wendy è nient’altro che il desiderio di unire e fondere David e Barrie.

L’incontro fortuito e la nascita di Peter Pan

Era il 1898 quando J.M. Barrie incontra nei giardini di Kensington, George e Jack Davies (i due figli maggiori di Arthur e Sylvia Davies). Sarà proprio la conoscenza dei due bambini a dare linfa vitale alla poetica del famoso scrittore.

Peter Pan è allegoria del rapporto di Barrie con la famiglia Davies. I ragazzi furono da subito conquistati dal bizzarro scrittore ed ecco che il ragazzo smarrito che porta via con sé Wendy, Gianni e Michele è Barrie stesso. Per i piccoli Davies, Barrie era una sorta di fratello più grande, brillante e creativo, capo di giochi eccitanti di pirati e sirene, naufraghi e isole deserte. L’”isola che non c’è” è il luogo in cui tutte le fantasie vengono circoscritte, in cui l’immaginazione si fonde con la realtà. L’adorabile signora Darling in parte era Sylvia Davies, per la quale Barrie provava una timida e infantile infatuazione. Il signor Darling, invece, descritto come codardo e ipocrita è il modo di Barrie di esprimere il suo astio nei confronti di Arthur Davies; simbolico che negli spettacoli doveva obbligatoriamente essere lo stesso attore a recitare la parte del signor Darling e quella di Capitan Uncino.

Con la morte del padre dei piccoli Davies, Barrie si assume la responsabilità del mantenimento di Sylvia e degli orfani. Sposa Sylvia Davies e diventa a tutti gli effetti il capofamiglia. I ragazzi, ormai cresciuti, cominciano a provare risentimento verso la figura del nuovo padre, considerato ormai “strano”

E vissero per sempre felici e contenti… o forse no

«E mi avevi promesso di non crescere!»

«Non ho potuto farne a meno.»

Il senso della fine e delle distanze incolmabili: Peter Pan racconta il divario tra vita adulta e infanzia. Crescere equivale a perdere l’innocenza e la spensieratezza che contraddistinguono i bambini. Allo stesso tempo significa vivere nel mondo crudo e disilluso dove non si può essere felici per sempre.

L’invito di Peter è quello di dimenticare: significative tutte le primavere in cui non ritorna da Wendy, come promesso. Egli non torna a prenderla ogni anno, perché non ha la concezione del tempo che passa. È un trauma per lui ritrovarsela davanti donna, moglie e madre, ma se ne dimentica poco dopo (così come ha dimenticato Capitan Uncino e Trilly). Scoppia a piangere, ma gli basta poco per asciugarsi le lacrime e ripartire per una nuova avventura. Quel meraviglioso mondo di sirene e pirati mostra ora il suo vero volto: non è vita, ma negazione della stessa.

E anche il tic tac del coccodrillo va ad assumere un nuovo significato: è nient’altro che la minaccia del tempo e della morte che incombe su tutti noi. Ma voler fermare il tempo è innaturale.

Il ragazzo che non vuole crescere è utopia: rappresenta la volontà della giovinezza perenne e il desiderio inconscio di tutti noi di bloccare il tempo in quel momento della vita in cui si è “capaci di volare”. Ma vivere in un eterno presente presuppone la negazione della vita, perché ne si nega la sua essenza più profonda: il divenire.

Vanessa Vaia

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