A sedici anni sei incosciente, immaturo. Sai cosa vuoi essere ma non sai come vuoi fare a diventarlo. A sedici anni sei un ragazzino e il pericolo di restare intrappolato nella rete del denaro è enorme. Pietro Pellegri, poco importa se consapevolmente o inconsapevolmente, ha scelto il suo futuro: il ragazzo scuola Genoa andrà al Monaco per la cifra esorbitante di 25 milioni più bonus. Un azzardo, forse, per un ragazzo dai sì grandissimi margini di miglioramento, ma dalle ancora troppo acerbe vedute.

Tre reti in dieci presenze in serie A con la maglia dei grifoni lo hanno reso un bersaglio appetibile per tutte le grandi squadre italiane e per gran parte delle squadre europee attente a coltivare i propri settori giovanili. Precoce, il giovane Pietro. Inesperienza, certo, ma tanta tanta personalità dalla sua. Un predestinato, uno di quelli che il destino già aveva deciso cosa farne alla nascita. Primo gol nel giorno dell’addio di Francesco Totti, all’Olimpico. Il più giovane che segna a casa del più anziano, nel giorno in cui quest’ultimo decide di far piangere milioni di tifosi. Nell’antica Grecia qualcuno avrebbe accusato il ragazzino di Ubris, un signor nessuno che viola il tempio di una divinità. Eresia. E invece no: questo è il vecchio che lascia spazio al nuovo che avanza. Un simbolo del calcio italiano che cede metaforicamente il testimone al suo successore, senza averlo mai designato espressamente. Già, il calcio sa essere meraviglioso, poetico, sublime.

Ma, purtroppo, sa essere anche spregevole. Nei confronti di coloro i quali credono ancora nei valori, che si nutrono ancora di favole, che pensano che il pallone sia fatto di questo e di null’altro. E invece no: il calcio è business, ormai, vige la plutocrazia, e qualsiasi squadra facoltosa può comprare ogni sogno e plagiare ogni giovane mente. Pellegri era della Juventus. Marotta lo voleva, ci aveva puntato. Ci aveva visto il futuro della propria squadra, e contestualmente un futuro simbolo della Nazionale. Proprio come quel Totti a cui il ragazzino stava rovinando la festa. La Juventus gli avrebbe garantito una crescita regolare, con la possibilità di affermare al meglio le proprie capacità, per di più in un contesto familiare. 

Il giovane Pellegri in occasione della doppietta segnata contro la Lazio. Il più giovane ad aver mai segnato due gol in una partita di Serie A. Fonte immagine: gazzetta dello sport

La dirigenza bianconera era anche disposta a lasciar perdere la pista Han, che sta seguendo da un bel po’ di tempo, per puntare su un talento autoctono, per valorizzare uno dei prodotti dei nostri settori giovanili. Era quasi fatta, ma il Monaco al fotofinish ha vinto. Niente di speciale, a ben vedere: è bastato solo cacciare qualche soldo in più. 25 milioni più 5 di bonus, certamente numeri contenuti rispetto a quelli a tre cifre che ci stiamo abituando a leggere sul fronte mercato, ma qui si parla di un ragazzino con appena 10 presenze tra i professionisti sul groppone, troppo poche per far alzare così tanto le quotazioni. La squadra del Principato lo ha reso uno dei minorenni più pagati della storia del calcio, e come se non bastasse gli darà anche un milione netto all’anno. Il web si è già spaccato, indicando la trattativa per il 16enne come l’ennesima dimostrazione della deriva di un calcio succube delle logiche economiche. Pellegri, però, ha già messo le mani avanti: ”Non penso ai soldi, ma solo a divertirmi”.

Caro Pietro, che tu possa davvero divertirti e non debba mai pentirti della scelta che hai seguito. Che sia stata una decisione presa con il cuore, ma soprattutto che sia stata presa da te, e non da qualche sciacallo del calcio che ha anteposto i propri interessi ai tuoi. Ormai siamo abituati a vederne troppi di questi procuratori che si divertono a decidere delle carriere dei propri assistiti non tenendo conto delle implicazioni delle proprie operazioni. L’Italia avrebbe potuto darti ancora tanto, Pietro. Avrebbe potuto coccolarti ancora come il bambino prodigio che avevi dimostrato di essere. Vai lì dove nessuno ti conosce, dove chi ti ha voluto probabilmente lo ha fatto per un capriccio, per dare l’ennesima prova di poter comprare chiunque con i propri soldi. Mi auguro che non ti aspetti nulla se non la possibilità di poter correre sul campo come hai sempre fatto e che tu possa essere considerato davvero per quello che puoi e potrai dare. Buona fortuna Pietro.

 

Vincenzo Marotta

 

Fonte immagine in evidenza: itasportpress

Politologo, storico, filosofo, economista, giurista. Sono il tipico laureato in Scienze Politiche: un po' di tutto ma nulla in particolare. Scrivo di sport per non scontentare nessuna delle mie molteplici anime.

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