AI
AI Co-founder di Anthropic. (Fonte: WikimediaCommons)

I vari modelli di intelligenza artificiale – che da qualche anno stanno rivoluzionando in tutto il nostro modo di vivere – vengono allenati dai dati forniti dagli utenti. Numeri infinitesimali di informazioni, o “dati”, insegnano in continuazione ai modelli linguistici di grandi dimensioni come rispondere alle domande più disparate, da un semplice “come stai?” alla soluzione di un’equazione differenziale a variabili separabili. 

Il problema però sorge quando questa enormità di dati viene usata in modo improprio e non regolamentato; un esempio sono tutti quei dati che vengono acquisiti ed elaborati senza il consenso dell’interessato, o che eludono le normative vigenti.

In questo contesto, lo sviluppo di AI sostenibili che non incappino in bias discriminatori, le cosiddette intelligenze artificiali etiche, appaiono fondamentali se si vuole elevare questo potentissimo strumento ad alleato corretto e leale del quotidiano. L’azienda statunitense Anthropic, per esempio, concentra il suo lavoro sullo sviluppo di sistemi di AI etici e ha come obiettivo la sicurezza dell’AI (AI Safety). Un caso particolare che, nonostante il nobile intento, presenta luci e ombre.

Cosa s’intende per intelligenza artificiale etica?

Il concetto di AI etica sta diventando sempre più discusso oltre che necessario. In sostanza, un’intelligenza artificiale etica non è soltanto un modello efficace che “funziona bene” ma un sistema progettato per rispettare i valori umani. Una macchina capace di riconoscere e sfuggire dai bias, rispettosa delle regole e della privacy. 

L’etica nello sviluppo di sistemi di AI sempre più all’avanguardia diventa fondamentale giorno dopo giorno. Specialmente se consideriamo che viene applicata in ogni ramo della società, dalla pubblica amministrazione alla sanità.

E proprio perché si tratta di uno strumento così diffuso c’è bisogno che venga addestrata usando dati che non siano pregni di bias discriminatori o capaci di amplificare le diseguaglianze sociali. Per farlo è necessario quindi che trasparenza, giustizia e responsabilità diventino principi fondanti. 

Una chiara e condivisa regolamentazione deve diventare un alleato fondamentale nello sviluppo della materia. L’ AI Act, varato nel 2023 in Europa, è la prima regolamentazione sull’utilizzo dell’AI all’interno dei paesi dell’unione europea, e si sta dimostrando uno strumento molto utile. 

Il particolare caso di Anthropic

Nata nel 2021, l’azienda Anthropic – con sede a San Francisco – è ormai diventata un colosso nel settore grazie all’intuito di Dario e Daniela Amodei

Fratelli, italoamericani ed entrambi con un passato dirigenziale in OpenAI: Dario era Vicepresidente della Ricerca e ha partecipato alla creazione dei modelli GPT-2 E GPT-3 (predecessori di Chat GPT), mentre Daniela è stata Safety e Policy Vice President. 

Dopo il distacco dall’azienda di Elon Musk scelgono di fondare nel 2021 Anthropic, un’azienda il cui obiettivo primario era ed è la creazione di modelli di intelligenza artificiale etici.

Anthropic, infatti, ha sin da subito dichiarato quale fosse la sua visione: lo sviluppo di sistemi AI sicuri, affidabili e interpretabili. Alla base di tutto ciò infatti c’è il Constitutional AI (CAI), un metodo per addestrare i modelli a seguire principi etici in modo più strutturato. Concentrano inoltre gran parte della ricerca sull’interpretabilità dei modelli, cioè cercare di capire come e perché i modelli di AI prendono certe decisioni.

La controversia giuridica

Nonostante le nobili e chiare intenzioni di Anthropic, anche questa realtà del settore presenta alcune ombre: lo scorso anno l’azienda dei fratelli Amodei è stata coinvolta in una controversia giuridica contro un gruppo di autori che accusavano Anthropic di aver addestrato i loro sistemi di AI attraverso delle opere coperte da Copyright acquisite da database illegali come Books3 o LibGen. 

Durante il processo, il giudice distrettuale statunitense William Alsup ha specificato che l’utilizzo che l’azienda ha fatto dei testi rientrava nel fair use delle opere coperte da copyright, e che il problema risiedeva nel modo in cui Anthropic è entrata in possesso delle opere, cioè attraverso siti pirata. Anthropic e gli autori querelanti hanno risolto la controversia con un accordo che prevede il versamento di circa 1,5 miliardi di dollari in un fondo destinato al risarcimento dei danni agli autori.

La sfida sulle AI: costruire un mondo digitale etico

Il caso di Anthropic dimostra che il cammino verso un’intelligenza artificiale davvero etica è pieno di sfide non solo tecniche, ma anche legali e morali. il Constitutional AI o, più in generale, la missione che i fratelli Amodei cercano di compiere con Anthropic, rappresentano un metodo pionieristico nello sviluppo di AI etiche che promette sistemi più sicuri e meno discriminatori nonostante i sistemi per riuscire ad attuare questo processo siano stati equivoci.

Concludendo, l’integrità di queste tecnologie non dipenderà solo dagli algoritmi, ma dalla capacità delle aziende di creare eticamente un mondo digitale che rispecchi quello fisico, fatto non solo di guerre e discriminazioni, ma anche di inclusione e uguaglianza.

Benedetta Gravina

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