Nei passati articoli di denuncia, spesso abbiamo evidenziato come la solitudine amplifichi i problemi che possono creare delle barriere architettoniche. Lo chef Paolo Palumbo ci insegna, invece, come sia possibile aggirarle per coronare i sogni anche in caso di patologie come la SLA.

I sogni citati sono difatti quelli dei ragazzi invalidi, o comunque con problematiche fisiche, che sembrano andare in fumo con l’arrivo dell’handicap. A Paolo Palumbo, all’età di 17 anni, viene diagnosticata la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), e il mondo crolla addosso al giovane Paolo perché, oltre ad accartocciarsi il fisico, si accartocciano anche i sogni. Ma la tenacia non gli manca: la passione per la cucina è tanto forte da decidere di sfidare tutte le barriere architettoniche e la nefasta sorte a cui la suddetta malattia condanna.

Come racconta il padre, Paolo Palumbo «Ha una forza in grado di illuminare tutti», che coniuga solidarietà, speranza, talento affinché si coroni il suo progetto, iniziato nel 2015, quando decise di iscriversi all’Accademia di Gualtiero Marchesi, ignaro di essere affetto dalla SLA. La scoperta arriva per caso: durante un test si blocca un arto per poi bloccarsi anche l’altro, così Paolo si ritrova caracollante, lento e con fatica a fare i movimenti; decide quindi di fare una visita neurologica, scoprendo appunto la nefasta sorte.

Ma la famiglia è sempre la miglior risorsa in queste difficili situazioni, così il fratello Rosario si offre non solo come supporto per camminare, ma anche come aiuto manuale in cucina per poter sconfiggere le barriere architettoniche presenti.

In tali situazione a nascere è anche una certa solidarietà tra i pazienti, così lo chef Paolo Palumbo, in perenne giro per gli ospedali italiani per contrastare il decorso della malattia, ha incontrato qualche paziente obbligato a sfamarsi tramite o sondino nasogastrico o PEG, e ha chiesto cosa mancasse di più in quello stato, ricevendo come risposta fissa “il cibo”. È a questo punto che c’è l’illuminazione folgorante per lo chef, che in collaborazione con lo chef Luigi Pomata fa nascere il progetto “Sapori a colori“. 

La peculiarità del progetto è che l’uomo si moltiplica: la “mente”, intrappolata in un fisico disabile e infastidito dalle barriere architettoniche, deve gestire “le braccia”, cioè i normodotati che realizzeranno sotto la sua direzione le sue ricette, tutte aventi la particolarità della facilità della deglutizione. Questo perché le barriere, in questi casi, oltre ad essere architettoniche, sono anche alimentari, dato che il cibo materialmente troppo composto non è facile da deglutire; per questo lo chef Paolo si è specializzato in piatti di facile somministrazione e deglutizione, come ad esempio il suo piatto forte, il “Risotto con crescenza e prosecco”.

Paolo Palumbo sfida il mondo intero sostenendo che con il giusto aiuto, anche se fisicamente affetti da problematiche, è possibile sconfiggere tutte le barriere architettoniche.

Eugenio Fiorentino

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