Rai e Formula Uno: i motivi del divorzio

E se l’Italia si fosse qualificata ai mondiali? Il perché di questa domanda, in un articolo che non sta per parlare di calcio, lo scoprirete ben presto. È cosa nota (e da qualche giorno anche ufficiale) che Sky ha acquistato i diritti di trasmissione esclusiva per la F1 nel triennio 2018-2020. È rimasta a piedi e orfana del motorsport più di rilievo degli ultimi anni la TV di stato, quella pubblica e che in Italia passa per la Rai. Da molto tempo impegnata sul fronte motoristico e mai seconda alle pay-per-view in termini di percentuale media di ascolti, quest’anno si accenderà solo in occasione del gran premio d’Italia (grazie ad una legge della comunità europea che concede all’organizzatore di un GP di trasmetterne i contenuti sulle proprie reti). Rai e Formula Uno: i motivi del divorzio

Un vero e proprio smacco che non sarà facilmente digerito dalla platea di appassionati italiani, soprattutto quando è notizia che in altri paesi la TV di Stato fa esattamente il contrario: in Germania l’emittente RTL rinforzerà il palinsesto 2017 trasmettendo altri GP in diretta con tanto di qualifiche e prove libere. Nel Belpaese, invece, sembra che si remi controcorrente rispetto a quelle che sono le esigenze dell’audience e che i dati empirici non hanno mai dimostrato essere cambiate al punto tale da convincere i vertici della Rai a prendere dei provvedimenti così seri (sempre che si capisca effettivamente tale decisione da chi dipende). Seri lo sono, dato che la nostra televisione parla di F1 ormai da decenni e ne è stata la fonte principale di successo, per la storia recente legata alla Ferrari e agli anni d’oro dei primi ’00, ma anche solo per un sentimento di comune passione che è radicato in un popolo che nel panorama motoristico mondiale sta sulle bocche di tutti. Rai e Formula Uno: i motivi del divorzio

Niente paura perché, nonostante la grave perdita, 4 dei 21 appuntamenti previsti da calendario saranno trasmessi in chiaro su TV8 (il canale digitale di proprietà di Sky Italia), che trasmetterà le altre gare in differita. Non sarà quindi ancora del tutto necessario sottoscrivere il pacchettone che – con Sky – sblocchi i contenuti del canale 207 per i GP di F1, anche considerando il forte impatto che negli ultimi anni hanno avuto le IPTV nonché le piattaforme di streaming, che in un modo o nell’altro rubano ai privati un buon numero di utenti. Chi non vorrà pagare avrà ancora modo di continuare a seguire il Circus, seppur con mezzi ridotti e in uno stile poco adatto. Resta chiaro, tuttavia, che porsi domande sul perché un servizio che è coesistito tranquillamente tra pubblico e privato negli scorsi anni debba, tutto ad un tratto, diventare un problema.

Difficilmente potremmo pensare ad altro se non al vil danaro. Che la nuova proprietà – nelle sembianze di Liberty Media – abbia cambiato i connotati a ciò che ruota intorno alle piste, questo è un dato di fatto. Diventerà ancora più palese quest’anno, con il tanto atteso debutto del sistema Halo o per via dell’ipotesi (non tanto lontana) di posticipare gli orari di inizio delle corse in Europa di un’ora e rotti per venire incontro alle esigenze del pubblico americano. Insomma, dagli insensati capricci del vecchio Ecclestone alle necessità imprenditoriali di una corporation, il passo è breve.  Ed è proprio ragionando in quest’ottica che si capisce che un solo partner a cui rivendere l’intero pacchetto di diritti televisivi frutti molto più che spartirsi la torta.

Incassando all’incirca 250 milioni in 3 anni, Liberty Media ha deciso di monetizzare rivendendo il prodotto a Sky, appiedando Rai che, per tutta risposta, ci sembra che quasi stia ringraziando per i risparmi. Un introito esorbitante sì, ma comunque irrisorio se raffrontato con i 6,7 miliardi di dollari che LM ha investito per acquisire il business della F1. Rientrare delle spese fatte è un grave problema e non sarà certo il contributo di Sky Italia a fare la differenza in tal senso. Lo aveva intuito Ecclestone che, nonostante gli assurdi piani di esportare la F1 (e investire denaro) anche lì dove materia prima per farlo non ce n’era, preferiva intascare qualcosa in meno e assicurarsi la visibilità del pubblico generalista.

Verrà fatto di tutto per cercare di abbellire il prodotto F1 per avvicinarlo a un pubblico vergine, poco avvezzo ai tradizionalismi europei. E infatti se per Ecclestone era una corsa all’Est, con LM ci sembra di rivivere la tendenza opposta, e che si stia ignorando che per colpire una fetta ristretta di pubblico si rischia di perderne quella più grossa. Che passa per il vecchio Continente, passa per l’Italia e per le case e i televisori di tutti, la domenica a pranzo. Si tratta di equilibri difficili, ma pur sempre di capire su cosa e chi voler investire. Vogliamo pensarla così, soppesando più dalla parte della nuova amministrazione della F1 che non sulla vecchia Rai, che dal canto suo porta non pochi problemi e questa volta, tra calcio e auto, farà a meno di ben due mondiali. Un errore imperdonabile quello commesso sul calcio, che ha come unica fonte di sollievo il fatto che la nostra Nazionale non vi parteciperà. Qui si fanno i conti della serva, e ci chiediamo se coi risparmi nel salvadanaio non si sarebbe potuto fare di più per salvare almeno la F1. Ce lo continueremo a chiedere ogni santa domenica, quando passeremo i canali Rai.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: formulapassion

 

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