Inzaghi, Simone Inzaghi, Inter
Fonte: eurosport.it

Era il 4 maggio e l’Inter era finalmente tornata sul tetto d’Italia, dopo il titolo del 2010, con diverse giornate d’anticipo e dopo una più che convincente rimonta sui cugini rossoneri. La possibilità di aprire un nuovo prestigioso ciclo con l’Inter e la possibilità di marchiare ancora più a fondo il proprio nome nella storia del club avrebbe imposto ad Antonio Conte di riconfermarsi sulla panchina dell’Inter. Ma la crisi economica vissuta da Suning ha portato all’addio (inaspettato, ma nemmeno troppo viste le premesse di mercato) dell’ex tecnico della Nazionale e all’inaspettato approdo di Simone Inzaghi a Milano. Questa manovra spinge inevitabilmente a fare delle importanti riflessioni, in primo luogo su come l’ormai ex tecnico della Lazio plasmerà la sua Inter e su come i rapporti con il mondo biancoceleste si siano ormai inesorabilmente logorati.

Proprio il discorso su come l’allenatore piacentino si sia lasciato con la Lazio è quello che crea maggior interesse in questo momento, perché nelle ore immediatamente successive all’ufficialità dell’addio di Conte sembrava fatta per il rinnovo di Inzaghi con i biancocelesti, e la notizia si era diffusa in maniera così veloce e convincente che l’Inter sembrava lontanissima. Eppure, appena il giorno dopo lo stesso Inzaghi ha deciso di separarsi dalla squadra che ha preso in carico dall’esonero di Pioli nel 2016, e ciò ha scatenato ovviamente la reazione feroce di Claudio Lotito, che ha deciso prima di ometterne il nome dal comunicato stampa e poi di attaccarlo pubblicamente e minacciarlo di non garantire alcun bonus economico che di contratto spettano al tecnico.

I tifosi sono invece divisi tra il tradimento e i ringraziamenti per questi 5 anni sulla panchina biancoceleste, pur ribadendo i entrambi i casi che per loro non sarà più una bandiera biancoceleste. La poca eleganza di Inzaghi nella gestione di questa situazione è senza dubbio il punto più oscuro dell’intera vicenda, perché è parso poco sincero nei confronti di una piazza che lo reputava un vero e proprio simbolo, ma potrebbe derivare tutto dalle innegabili divergenze avute in questi anni con il Patron della Lazio. Prima su tutte la vicenda Bielsa – quando al tecnico di Piacenza era stata destinata la panchina della Salernitana salvo poi essere richiamato in fretta e furia a Roma a seguito per il dietrofront dell’argentino – alla quale va aggiunto un rapporto che in effetti non è mai parso idilliaco; altro punto di rottura del rapporto tra i due è stato il (non) mercato fatto dalla Lazio negli ultimi due anni, in particolar modo quello del gennaio 2020, quando i biancocelesti sembravano davvero poter raggiungere lo scudetto. Prescindendo dalle polemiche extra-campo ed entrando nel merito di un’analisi strettamente tecnica, la soluzione Inzaghi per i nerazzurri appare quella più sensata per provare a dare un minimo di continuità a un progetto che ha comunque subito un brusco arresto. Ma cosa dobbiamo aspettarci?

Inzaghi e Lotito con la Supercoppa italiana, una delle due vinte dal tecnico sempre contro la Juventus.
fonte immagine: ilmessaggero.it

Primo punto fermo di questa “nuova” Inter sarà sicuramente la conferma del modulo, quel 3-5-2 che Conte ha sapientemente cucito su questa squadra e che Inzaghi proponeva anche per la sua Lazio, ma ovviamente con più di qualche differenza. La prima sta nell’interpretazione del ruolo chiesta agli interni di centrocampo, dove solo uno dei due è chiamato con continuità ad inserirsi, mentre l’altro ha maggiori compiti di rifinitura. Altamente probabile che Christian Eriksen sarà chiamato allo stesso tipo di lavoro che Luis Alberto ha fatto per Inzaghi in questi anni, diventando così il fulcro del gioco dei nerazzurri, nonché l’uomo che toccherà più palloni in questa squadra, mentre con Conte. Non potendo però contare più su Milinkovic-Savic (a meno di qualche clamorosa sorpresa di mercato), per venire fuori quando gli avversari ingabbiano il rifinitore e c’è necessità di alzare il pallone, sarà presumibilmente Romelu Lukaku a fare da raccordo in queste circostanze, con Barella che avrà così maggiori libertà in fase di costruzione e di inserimento. Probabile che arrivi una seconda chance per Alexis Sanchez, che sarebbe stato tagliato in caso di permanenza di Conte, e che potrebbe diventare la spalla di fantasia che cerca Inzaghi al fianco del suo centravanti.

Fondamentale anche la conferma di Stefan de Vrij, che proprio con Inzaghi è definitivamente esploso e che sarà quindi al centro della difesa anche nella prossima stagione, assieme a Skriniar e Bastoni, con quest’ultimo che potrebbe avere anche maggiori responsabilità in fase di possesso, visto che Inzaghi concedeva spesso ad Acerbi di salire in attacco per dare maggiori opzioni al portatore di palla. Infine, gli esterni di centrocampo svolgeranno un ruolo molto simile a quello fatto sotto la gestione di Conte, dove erano chiamati a cercare spesso la profondità ed aprire la difesa avversaria per favorire gli inserimenti in area di rigore. L’Inter di Inzaghi sarà quindi un remix di ciò che abbiamo visto già fare alla squadra di Conte, ma con Eriksen al centro del progetto e un maggior numero di dribbling e passaggi tentati, a fronte di un gioco che invece era maggiormente pensato per cogliere l’avversario alla sprovvista in fase di transizione: meno appariscente, ma senza dubbio efficace.

Inzaghi e De Vrij ai tempi della Lazio
fonte immagine: zonasport.it

Tuttavia dare ad oggi un giudizio su ciò che sarà l’Inter è molto complicato, perché Antonio Conte era il vero top player della squadra, e pur essendo entrambi gli allenatori legati allo stesso modulo, l’interpretazione è piuttosto diversa. Ma il vero problema per i nerazzurri sarà il calciomercato. Non considerando Hakimi e Lautaro nell’analisi della squadra, in quanto papabili elementi in uscita, c’è il timore che la squadra che ha vinto lo Scudetto possa essere almeno in parte smontata per sopperire agli enormi guai finanziari che il gruppo Suning sta passando. Inzaghi potrebbe quindi trovarsi una rosa ben diversa da quella di oggi e una situazione societaria non ideale, e in parte simile a quella già vissuta alla Lazio dove era molto complicato fare mercato in entrata, e riconfermare i nerazzurri ai vertici potrebbe essere molto più complicato di quanto sembra.

Andrea Esposito

Greenpeace

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