negazionisti
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Cari negazionisti, occorre rinfrescarvi la memoria. Dall’inizio della pandemia a oggi sono morte 35.112 persone e un totale di 246.286 sono risultate positive al tampone. Non deve ingannare l’età media pari a 80 anni dei deceduti, in quanto i freddi numeri – trasmessi ogni giorno al rintocco delle 18 – non possono descrivere le condizioni terribili in cui questi decessi sono avvenuti. Un’immagine su tutte può rendere l’idea.

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Fonte: Ecodibergamo.it

Il 18 marzo, ben prima delle manifestazioni dei negazionisti dai gilet arancioni, i camion dell’Esercito Italiano hanno portato le bare dei deceduti fuori dal cimitero di Bergamo sull’orlo del collasso, in una sorta di doloroso corteo funebre. Quello stesso giorno l’Italia viveva il giorno più buio dall’inizio della pandemia, quello in cui fu registrato il maggior numero di vittime di COVID-19. Il Paese intero era in quarantena e in pieno stato d’emergenza. Nel silenzio delle città deserte, si poteva udire soltanto il via vai delle ambulanze e molte famiglie si stringevano nel dolore di aver perso i propri cari.

A un certo punto, le immagini provenienti dalla città lombarda hanno mosso la coscienza collettiva e i sintomi del nuovo virus non apparivano più quelli di una “semplice influenza”, come l’aveva definita il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, non il primo dei negazionisti ad aver contratto la COVID-19. Il sacrificio del singolo, chiuso in casa, avrebbe permesso di rallentare la diffusione della malattia e di salvare la vita delle categorie più deboli, come gli anziani, le persone con patologie o immunodepresse. I costi ovviamente sono stati alti e non soltanto dal punto di vista economico, ma soprattutto sociale e psicologico: la violenza sulle donne è aumentata, le disuguaglianze sono esplose e i bambini non sono più tornati sui banchi di scuola.

Eppure, il 27 luglio si è svolto nella biblioteca del Senato un evento dal titolo “Covid-19 in Italia, tra informazione, scienza e diritti” dove diverse personalità hanno palesato il proprio scetticismo sulla gestione dell’emergenza COVID-19 da parte del governo; tra questi il tenore Andrea Bocelli, che ha affermato di aver violato la quarantena: «Mi sono sentito umiliato e offeso perché non potevo uscire da casa». Non poteva mancare il leader leghista Matteo Salvini che, dopo aver evitato i giornalisti per paura di dover rispondere alle domande riguardanti il presidente lombardo Fontana e l’inchiesta sui camici, ha dichiarato: «Io la mascherina non ce l’ho e non me la metto» – e poi: «C’è la sensazione di essere in un ritrovo di carbonari, di negazionisti. Se c’è gente strana, io qui mi trovo benissimo». Anche Vittorio Sgarbi si è unito al coro dei negazionisti ed è intervenuto chiedendo un “manifesto della verità”. Anziché mostrare una parvenza di unità nazionale a fronte di un’emergenza gravissima o perlomeno ribattere costruttivamente sulle mancanze del governo Conte II, certi esponenti politici preferiscono continuare a inquinare i pozzi.

Se fino a poco tempo fa i negazionisti erano famosi per l’illogica negazione di fatti avvenuti nel passato anche recente, oggi invece questi figuri riescono a negare il presente senza alcun rispetto per le vittime e per le famiglie che hanno vissuto tragicamente gli effetti di un virus sconosciuto sulla propria pelle. Ancora più sconvolgente la motivazione che spinge i leader della destra nazionale ed estera a relativizzare l’impatto della pandemia e ad alimentare il complottismo: acchiappare voti. Forse è arrivata l’ora di abbandonare il termine “post-verità” per abbracciare il più onesto intellettualmente “bufala”, quando si parla di fake news inventate ad arte.

Basta immaginare per un momento cosa sarebbe successo in Italia con questa gente al governo e lo scenario fa accapponare la pelle.

Rebecca Graziosi

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