Hibye, intervista al fondatore e Ceo della startup Pietro Miconi

Come spiegato in un nostro precedente articolo a riguardo Hibye è un open network geolocalizzato creato da una startup milanese che consente ai propri utenti di interagire realmente con persone che si trovano nella propria area e che condividono gli stessi interessi.

La redazione di Libero Pensiero News ha intervistato il Ceo e Founder della startup Hibye Pietro Miconi che ci ha gentilmente illustrato il suo progetto. Di seguito l’intervista completa.

Come avete avuto l’idea di creare Hibye?

Molte idee vengono quando si viaggia e Hibye ne è la conferma. Mi sono sempre chiesto prendendo un autobus, la metro o un treno “Chissà che lavoro fa quella persona o cosa piace a quell’altra”. Ero proprio in viaggio di nozze quando in aeroporto a Las Vegas mi chiedevo come mai i turisti per andare negli hotel del centro (visto che vanno tutti li) non condividessero alcun mezzo di trasporto (taxi o un servizio di car sharing). Il punto è che non si conoscevano e quindi nessuno faceva il primo passo di chiedere all’altro “Scusi dove va? Possiamo condividere la corsa?”. Ho pensato che servisse uno strumento che agevolasse la rottura del ghiaccio. Da lì è partita l’idea.

Cosa si intende per open network geolocalizzato?

L’app sfrutta la geolocalizzazione per far vedere gli altri utenti “in zona”. Open network vuol dire che non ho un’unica comunità di amici a cui accedere ma tante comunità quanti sono i posti in cui mi sposto nell’arco della giornata. Vorrei sottolineare la sicurezza dell’app: mentre quando ci iscriviamo su altri social siamo connessi 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana, (quindi anche quando dormiamo o non siamo connessi) su Hibye nonostante mi sono iscritto avendo scaricato l’app, se non ho fatto il login in un certo giorno allora non sarò visibile dagli altri. Crediamo che questa sia una garanzia di sicurezza per le persone che quando non si vogliono far vedere devono solo non accedere all’app.

Come funziona?

Hibye permette di vedere gli utenti intorno a te e condividere interessi e/o bisogni in tempo reale. Lo scopo è avere una interazione dal vivo e non solo virtuale. Basta scaricare l’app, farsi un profilo in un minuto ed il gioco è fatto.

In che modo favorisce i rapporti interpersonali? Si può sperare che le amicizie virtuali che si possono creare diventeranno effettive nella realtà?

L’interazione è finalizzata ad uno scambio di esperienze reali, personali e/o professionali. Se poi gli utenti diventano “amici” è un più ma non è lo scopo dell’app. Ogni giorno siamo circondati da persone che non conosciamo, ogni sconosciuto per noi costituisce un’opportunità di interazione e quindi lo scopo è l’interazione.

Può un’app simile favorire l’inclusione sociale? Se sì in che modo?

Vi è mai capitato di stare a cena con delle persone tutte con la testa sullo smartphone (ognuna su un social diverso magari). In questo caso la tecnologia e i social sono usati per alienarsi dal mondo circostante. Hibye fa esattamente l’opposto permettendo a persone che non si conoscono di vedere i rispettivi profili, rompere il ghiaccio sulla base di interessi o necessità comuni e poi avere un’interazione reale e non solo virtuale.

Eugenio Fiorentino

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