codacons, calendario
Fonte immagine: Il Messaggero

Nell’anno domini 2020 il Codacons pubblica “Italienza”, il proprio calendario per il 2021. Si tratta di una serie di 12 scatti di Tiziana Luxardo a testimonianza della forza e della voglia di riscatto degli italiani durante la pandemia. Scatti che, oltretutto, rimandano “a un tempo che non c’è più, quando i saluti venivano scritti e non inviati con il cellulare”.   

In che modo, però, questo sentimento al contempo fiero e nostalgico verso un passato idealizzato, si leghi a un calendario di cartoline con 12 donne nude e all’invito, da parte del Codacons, di votare lo scatto preferito sul proprio sito (ma guai a parlare di concorso, eh!) resta ancora da appurare.

Insomma, dopo un 2020 non proprio facile, l’organizzazione a difesa dei diritti dei consumatori mette le mani anche sul 2021 che già si prospetta un anno bellissimo (semicit.).

La Resilienza del corpo nudo

Inutile raccontare cos’è stato il 2020.

Lungi dal restituire un senso di solidarietà e umana compassione, ha estremizzato le fratture tra classi sociali, acuendo le differenze sociali e rendendo la quotidianità una lotta brutale tra disperati.

Ovunque ci si volti c’è una storia di coraggio, determinazione o disperazione da raccogliere e raccontare, di uomini e donne che hanno perso un proprio caro o sono costrette a rimanere distanti, in isolamento o a chilometri lontani da casa, di chi non ha più un lavoro e difende la propria dignità con la fiera disperazione di chi sa di essere nel giusto.

Sarebbe già solo sufficiente l’utilizzo di una parola così mainstream da aver perso significato e valore – resilienza – nel racconto di quest’anno così delicato e particolare per far accapponare la pelle.

Ma assumiamo per un momento che, concettualmente e letteralmente, la scelta sia giusta: accettiamo l’utilizzo di questa parola per il calendario 2021, accettiamo l’idea di un racconto ottimistico. Accettiamo persino la crasi tra “resilienza” e “Italia”, Italienza. Accettiamo tutto: è Natale, siamo tutti più buoni e abbiamo bisogno di pensieri belli e messaggi semplici da decodificare.

Non c’era proprio altro modo per rappresentare la capacità di un individuo di resistere a un evento traumatico diverso da una cartolina turistica raffigurante una donna nuda?  

Perché le foto del Codacons non sono sensuali

La rappresentazione del corpo femminile come immagine della capacità di resistenza italiana ha sicuramente una componente simbolica molto forte e un’efficacia artistica difficilmente raggiungibile da altri espedienti.

La stessa fotografa, Tiziana Luxardo, che più volte ha realizzato calendari contro la violenza o per raccontare la disabilità, ha difeso il valore dei propri scatti, pur dissociandosi dall’idea del “concorso” lanciata dal Codacons, forse per portare traffico sul proprio sito.  

Insomma, nulla da eccepire nella rappresentazione dell’armonica figura femminile e nel suo impiego per la costruzione di metafore, né sullo stile di Luxardo: non è lo scatto in sé a risultare offensivo, quanto la coesistenza di significanti e significati in netto contrasto tra loro, disposti in un’accozzaglia di intenti frenetica e schizofrenica che restituisce un prodotto ipocrita e anacronistico. La rappresentazione che il Codacons dà della donna è ferma alle copertine di Playboy. E, no, non c’è assolutamente nulla di artistico nel calendario in questione.

Non è una foto in bianco e nero di una donna nuda a restituire di un’organizzazione il carattere di progressista, anzi. Voler assumere tale posa, senza però possederne gli strumenti culturali, solo per esibizionismo o, peggio, voler presentare un prodotto bello e coraggioso, ma peccare di vigliaccheria all’ultimo sentendosi in dovere di riempirlo di orpelli che ne snaturano il carattere e gli obiettivi (e non sarebbe comunque il caso del Codacons) è offensivo.

Controproducente e imbarazzante. Se a farlo è il Codacons, l’organizzazione per la difesa e la tutela degli interessi dei consumatori, allora diventa misero.

Siamo letteralmente circondati da rappresentazioni del corpo della donna, ma la maggior parte di esse sono sbagliate perché viste attraverso la lente sessualizzata del prodotto destinato all’uomo. Non c’è, in queste immagini, la celebrazione delle forme femminili o della potente bellezza della vagina. Non c’è stupore, racconto anche crudo.

Al contrario, c’è la lascivia maschile, la sessualizzazione delle forme e delle pose, strumento per il piacere dell’uomo, del patriarca.

E infatti nel calendario del Codacons non viene celebrata la diversità delle forme o la molteplicità dei corpi. Quello che vediamo è il ripetersi di 11 corpi uguali: bellissimi, scultorei, scattanti ma assolutamente identici. Tranne l’ultimo: il 12° corpo, il 12° mese, dicembre, dove la donna non è giovane come le altre undici, non indossa la mascherina tricolore. È diversa. È l’unica diversa e questo cambio improvviso la rende elemento dissonante. Le modelle assumono pose ammiccanti, regalano la loro bellezza allo sguardo di un consumatore che decodifica quel prodotto come l’ennesima prova della mercificazione della donna. E lo stesso consumatore, subissato e bombardato da rappresentazioni simili, non ci fa caso. Anzi, in una artificiale esigenza di contrarietà al politically correct, lo apprezza con uno sguardo instupidito dalla sua presunta modernità.

Come se non bastasse, nella presentazione del prodotto le modelle passano in secondo piano perché “Italienza” è anche un calendario sociale, un viaggio tra le città dell’Italia, tra i borghi che il virus ha svuotato dei turisti. E quindi, campeggia, tra gli sguardi ammiccanti, la scritta “Saluti da” e la foto di un paesino italiano con l’invito a votare, sul sito del Codacons, la cartolina preferita.

Insomma, nemmeno mercificate in un calendario meritiamo il centro della scena: siamo accessori, complementi d’arredo.    

Codacons: tutela del consumatore maschio

Ma tra medici e operatrici sanitarie, tra donne su cui è ricaduta tutta la pressione del lockdown e dell’isolamento, costrette a barcamenarsi tra obblighi di lavoro e obblighi casalinghi, davvero questo era l’unico modo per rappresentare le donne?

No, ovviamente.

Per questo il team di Alley Oop ha deciso di mobilitarsi: ha raccolto le foto della vera resilienza, di persone e situazioni reali e le ha pubblicate in una gallery in continuo aggiornamento, accompagnadole dall’hashtag #teladoiolaresilienza.

E quella di Alley Oop non è stata l’unica reazione, anzi. Dai singoli utenti sui social media a Carlo Calenda, la risposta di condanna al calendario Codacons è stata quanto mai unanime.

Tuttavia le proteste (e le richieste a ritirare il calendario dal mercato) a quanto pare non hanno scalfito l’organizzazione che in risposta e nell’estremo tentativo di rovesciare i ruoli ha accusato i suoi detrattori di esprimere giudizi poco oggettivi e di avere uno sguardo falsato cercando a tutti i costi dei significati sessualizzanti che in realtà non solo non volevano dare, ma dei quali non si sono nemmeno accorti. Che ingenui.

Insomma, Chiara Ferragni nella rappresentazione della Madonna offendeva. La donna nella sua rappresentazione stereotipata più becera, con le gambe aperte e solo un’italica mascherina a coprirla, sotto la scritta “Saluti da” e inserita all’interno di un meccanismo di voto ed espressione della preferenza, no.

Un metro di giudizio singolare: cattolico, maschilista e nostalgico. Di cosa?

Questo lo lasciamo intuire al lettore.

Edda Guerra

Edda Guerra
Classe 1993, sinestetica alla continua ricerca di Bellezza. Determinata e curiosa femminista, con una perversa adorazione per Oriana Fallaci e Ivan Zaytsev, credo fermamente negli esseri umani. Solitamente sono felice quando sono vicino al mare, quando ho ragione o quando mi parlano di politica, teatro e cinema.

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