Napoli, primavera in anticipo. Rifiorisce, nei Quartieri Spagnoli l’oratorio a Vico Lungo San Matteo.

Tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli, a Napoli, non c’è da fare i conti solo con il calore della gente, i colori delle bandierine che decorano le strade, i motorini che sfrecciano e l’odore del ragù la domenica mattina, ma bisogna fare i conti con una realtà difficile da affrontare ogni giorno e che è tanto difficile da eliminare quanto da sopportare e conviverci. Perché in quelle strade, in quei vicoli, tra i colori, gli odori e la gente, la camorra lavora, la camorra uccide e molto spesso regna. Non vi sono limiti, non c’è una zona franca, non ci sono posti che più di altri vengono salvaguardati. Non fa eccezione la palestra dell’oratorio sito a Vico Lungo San Matteo 44 un luogo che doveva essere una piccola bolla di sapone per i ragazzi che andavano a giocare, distrarsi e studiare ma che il 19 novembre  è stato vittima di una violenza, una violenza che aveva il sapore di  sopruso: è proprio in quel posto che  subito dopo un agguato si andò a rifugiare il pregiudicato Antonio Moccia.

E’ in quel preciso momento che la tranquillità dei genitori è scomparsa, lasciando spazio alla preoccupazione ma, fortunatamente, non alla sconfitta. Perché ogni volta, quando si tratta di rimboccarsi le maniche per non cadere vittima della desolante realtà, qualcuno c’è e quando si tratta di farlo per donare un’alternativa a dei ragazzi, c’è molto di più.

Ci sono speranze, la dedizione di Padre Sergio, dei genitori e dell’assessore alle politiche giovanili, Alessandra Clemente  e soldi, settemila euro di investimento per rimettere a nuovo l’oratorio e donarlo in tutto e per tutto alla collettività.

Pareti imbiancate, problemi di infiltrazioni d’acqua risolti, stanze provviste di calcio balilla e ping pong e soprattutto provviste di un sentimento di rivalsa, di vittoria, dopo quel 19 novembre.

Padre Sergio, ha voluto che su una parete fosse dipinta una scritta, che è poi l’insegnamento che egli cerca di dare tutti i giorni ai circa quaranta ragazzi che frequentano il posto : “Liberi per liberare”. Perché così come la violenza, muove altra violenza, solo la coscienza di cosa voglia dire libertà, può lasciar spazio ad altra libertà.

Alessandra Vardaro

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