Mentre oltreoceano il mondo saluta un’ultima volta il G.O.A.T. Kobe Bryant, in Italia molti dei maggiori campionati nazionali di pallacanestro si fermano a causa della recente emergenza legata al Coronavirus. Nonostante la confusione che regna nel paese, però, ai due appuntamenti che l’ItalBasket ha lanciato la scorsa settimana il pubblico ha risposto ‘presente’. Cosa non scontata, vista la posta in palio non entusiasmante delle due uscite contro Russia ed Estonia.

In qualità di paese ospitante, all’Europeo del 2021, infatti, l’Italia parteciperà a prescindere. Eppure i ragazzi di coach Meo Sacchetti non hanno lasciato nulla al caso e giocato due partite di grande personalità. Del resto, il roster a basso coefficiente d’esperienza che ha sancito il ritorno degli Azzurri al PalaBarbuto di Napoli, e completamente rinnovato dall’ultima volta, dimostra appieno la generosità e la linfa che il nostro movimento ha da offrire, il che significa ripartire dalle ultime esperienze negative e cercare di farne tesoro.

Gli ultimi mesi del movimento azzurro, infatti, hanno avuto più di una faccia, a partire dall’ultima comparsa al mondiale 2019. Finalmente l’ItalBasket ritrovava una competizione che mancava dal 2006, che per intenderci sarebbero gli anni dove il giovane Marco Belinelli insaccava ancora le retine in quel di Bologna.

Al cospetto della Spagna di Sergio Llull e Ricky Rubio, che poi avrebbe vinto tutto, probabilmente l’Italia scendeva sul parquet in un momento storico tra i più promettenti del suo recente passato. In prima linea il ragazzo di San Giovanni in Persiceto, che in Nba ha ormai dimostrato di saperci stare sotto qualunque casacca, e con lui il solito attesissimo Danilo Gallinari, insieme a Daniel Hackett, Luigi Datome, Niccolò Melli (fresco del salto negli States), Alessandro Gentile, e perché non il ferreo Biligha, o personaggi del calibro di Ariel Filloy, Amedeo Tessitori, Della Valle, Jeff Brooks e Luca Vitali.

Italia-Spagna al mondiale Fiba finiva 67-60, con gli azzurri imperfetti dalla lunga distanza (4/20 da 3, per quella che è una specialità di casa)

Eppure un passo falso lì, sebbene in un testa a testa non semplice, ha rischiato di relegare ancora una volta l’Italia in una spirale di presunta mediocrità, vale a dire fuori dalle fasi decisive di una competizione internazionale. Oggi certi big sono davvero “grandi” e altri sembra che facciano pallacanestro con la maglia azzurra da una vita. Il primo a dare bandiera bianca è stato Daniel Hackett, che ha voluto lasciare spazio ai giovani e ha rinunciato ad un ruolo che in Italia ha notoriamente spesso creato molta concorrenza.

Chi gioca sulle spalle di un buon playmaker, d’altro canto, potrebbe persino mettere in secondo piano l’urgenza di lunghi e sacrificare certe soluzioni offensive a favore delle idee responsabili del portatore di palla, in attacco come in difesa. Questo, peraltro, soprattutto quando nell’angolo si piazza un ragazzotto che risponde al nome di Danilo Gallinari e ha solo licenze orientate ad offendere.

“Ci sono ragazzi come Spissu, Moretti, Mannion che hanno bisogno di fare questa esperienza e di farla al più presto. È ora che mi faccia da parte e voglio dirlo in anticipo in modo che ci sia il tempo per programmare”. E in effetti di tempo ne è passato, e le parole di Daniel Hackett suonano come l’annuncio di un nuovo inizio. A Napoli e a Tallinn, infatti, abbiamo potuto guardare un’altra faccia del basket italiano e apprezzare un gran numero di seconde linee di qualità, molte anche pronte a fare un salto decisivo verso livelli più alti.

C’è Giampaolo Ricci, miglior difensore e miglior rimbalzista della scorsa edizione della Coppa Italia (vinta con Cremona), che oggi è in forze a Bologna. Un giocatore simbolo di lavoro e dedizione, svezzato nelle serie minori dalla Stella Azzurra Roma e confermatosi a Casalpusterlengo e Verona. In un campionato che spesso tende a sfiduciare il lavoro del vivaio, il prezioso apporto di Ricci viene da palle sporche recuperate e difese arcigne, anche se in Nazionale ha dimostrato di sapersi muovere pure come finalizzatore (19 punti a Napoli e 18 contro gli estoni con percentuali dal campo oltre il 50%).

C’è Michele Vitali (fratello di Luca), nato e cresciuto a Bologna nel culto di Gianluca Basile. Guardia del ’91, che in Nazionale ne ha già giocate diverse (arrivando a pochi passi dalla convocazione al mondiale) con un discreto impatto. Adesso è a Sassari a farsi spazzolare da Gianmarco Pozzecco, anche se il suo apporto in Nazionale potrebbe al momento andare solo a rafforzare il ruolo che è già occupato da Marco Belinelli.

Su Amedeo Tessitori, invece, davvero si potrebbe intonare un coro. Un pivot che riesce finalmente ad abbinare stazza a dinamismo potrebbe quasi far passare in secondo piano la qualità di alcune giocate. Fa presenza e all’ItalBasket sono sempre serviti giocatori grintosi, malgrado nessuno somigli proprio ad un Marc Gasol qualsiasi.

Marco Spissu, invece, nemmeno si aspettava di finire nel quintetto titolare dell’ItalBasket al PalaBarbuto. Compagno di squadra di Michele Vitali alla Dinamo, il ruolo del classe ’95 nativo di Sassari è parso subito ben delineato. Responsabile, gioca in ritmo e si è rivelato piuttosto importante nelle scelte di gestione del possesso e, alle volte, del cronometro quando serviva. Un playmaker con la testa sulle spalle. Alle volte ha fatto staffetta con Michele Ruzzier, lasciando qualche minuto anche a Matteo Tambone. In ogni caso l’Italia delle due uscite della scorsa settimana sembrava non poter prescindere dal giocatore sardo, e lui dal resto del gruppo.

Marco Spissu, in un ritaglio di un’azione contro la Russia. Il punteggio finale premierà l’ItalBasket per 83-64

Nella batteria dei lunghi, infine, troviamo anche Simone Fontecchio (altra aggiunta da Cremona), nonché il ben noto Filippo Baldi Rossi. Eppure, nessuna tripla o schiacciata sono parse migliori delle prime retine stracciate da Matteo Spagnolo.

Diciassettenne, terzo azzurro più giovane della storia all’esordio con l’ItalBasket ed è già un idolo tra le folle. Il giovane Matteo Spagnolo nell’estate 2018 diventa il primo italiano ad entrare nella cantera madridista. All’esordio ammattisce il Barcellona, conquista l’Euroleague Next Generation e in primavera la vittoria del campionato giovanile iberico. Nonostante il livello di gioco cresca, nell’Europeo Under 16 a suon di 16.3 punti di media trascina l’Italia al bronzo e finisce dritto nel quintetto ideale della manifestazione.

Il boato del pubblico di Fuorigrotta ai suoi primi punti nei senior testimoniano fiducia e affetto verso un giovane che, insieme ad altri come Nico Mannion (in forza ai Wildcats Arizona) o a Giordano Bortolani, saprà prendere le redini di un gruppo che tra pochi anni sarà pronto a rimettersi a nuovo per davvero.


Insomma, fondere il vecchio e il nuovo perché si ricominci a inseguire grandi obiettivi, ringalluzziti dalla voglia che lascia sul campo un ragazzo di nemmeno diciotto anni e appoggiati sulle spalle di grossi totem a cui difficilmente rinunceremo. Va detto che spesso in LBA si fanno valutazioni sbagliate, preferendo internazionalizzare il roster e stare dietro ai quintetti europei.

Il risultato lo si vede benissimo e spesso si finisce a dover guardare in TV le giocate di piccole promesse del nostro movimento che fanno la fortuna altrove. Senza contare, però, che basterebbe un occhio più attento anche nelle serie minori, e di giocatori che meriterebbero una chance se ne troverebbero a dozzine. Quindi, perché non iniziare adesso?

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: skysport

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