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Vincent Van Gogh: quando l’arte incontra il cinema

Vincent Van Gogh è uno dei pittori olandesi più illustri dell’ottocento.

Dopo il successo di “Loving Vincent” Van Gogh torna al cinema in anteprima mondiale in Italia solo il 9-10-11 Aprile e a seguire sugli schermi di altri 50 paesi nel mondo. Il film, “Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, è stato diretto da Giovanni Piscaglia con la sceneggiatura di Matteo Moneta e la partecipazione e consulenza scientifica di Marco Goldin. Ad accompagnare l’intero racconto vi è l’attrice Valeria Bruni Tedeschi mentre la produzione appartiene a 3D produzioni e Nexo Digital. Colonna sonora: Remo Anzovino.

L’intento pricipale è quello di raccontare l’incontro spirituale tra due persone che non ebbero mai la possibilità di conoscersi: il genio indiscusso e la sua più grande collezonista Helene Kröller Müller. Entrambi condivisero lo stesso disagio esistenziale dovuto alla costante ricerca di una dimensione religiosa ed artistica pura, senza compromessi. Entrambi afflitti dall’inquietudine e dal tormento. Empatici verso gli umili, i sofferenti. Per Helene egli era il miglior artista in assoluto, capace di toccare le corde dell’umanità e desiderava che anche gli altri potessero trarre conforto e pace interiore attraverso le sue opere, così come era accaduto a lei che si serviva dell’arte per sublimare un amore impossibile.

A dare ispirazione a questa produzione cinematografica è senz’altro la mostra “Van Gogh. Tra il grano e il cielo” presente presso la Basilica Palladiana di Vicenza a cura dello storico dell’arte Marco Goldin, che raccoglie 40 dipinti e 85 disegni provenienti dal Kröller Müller Museum di Otterlo in Olanda. La proiezione parte da qui con successivi collegamenti in diretta dai luoghi più importanti che hanno caratterizzato la vita e l’espressione pittorica dell’artista: Nuenen, Parigi, Bruxelles, Auvers sur Oise, Otterlo.

Il museo Kröller Müller nasce nel 1938 ed è un sogno che si avvera per Helene, la sua fondatrice, che a partire dal 1906 aveva raccolto una meravigliosa collezione di opere d’arte moderna. L’area ove esso è situato fu acquistata inizialmente per il marito Anton affinchè avesse un grande terreno da caccia ma, alla fine, Helene decise che avrebbe voluto avere proprio lì il suo museo poichè, a suo parere, si poteva apprezzare molto di più l’arte in solitudine, nel silenzio della natura rispetto al tumulto della città.

Ma chi è davvero Vincent Van Gogh?

Ripercorrere la vita di Van Gogh significa inseguire il disagio di un uomo sempre in lotta tra la malattia mentale e la lucidità terrena. Egli aveva in primis la consapevolezza di rappresentare una personalità non autentica in quanto, il suo stesso nome, in realtà, apparteneva al fratello nato morto un anno prima. Identico giorno, stesso mese. Quasi come se fosse un figlio di rimpiazzo. Nella sua vita fallì più volte come mercante d’arte dal punto di vista lavorativo, nella vita sentimentale e in quella religiosa, come predicatore, a causa del suo fanatismo e dell’intransigenza con cui affrontava la fede. In compenso, il contributo che lascia alla storia dell’arte nasce dal fatto che era una persona molto radicale. Non si sarebbe mai arreso, aveva le sue idee e voleva realizzarle ad ogni costo spingendosi oltre gli estremi. Viaggiò più di chiunque altro per farlo.

Van Gogh voleva dare un’espressione ai soggetti che dipingeva e lo faceva con colori vivaci, con un forte contrasto cromatico. Il suo intento era commuovere le persone. Vedeva la vita quotidiana come se fosse qualcosa di difficile e l’arte, la letteratura, esistevano per dare loro qualcosa di bello. Spedisce piu di novecento lettere, molte indirizzate al fratello Theo che oggi ci permettono di conoscere i suoi pensieri sulla vita e sulla pittura.

“Voglio fare tali progressi che la gente possa dire delle mie opere “sente profondamente”, sente con tenerezza malgrado la mia cosiddetta rozzezza e fu forse perfino a causa di essa.. cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole. Qualcuno che non ha una posizione sociale e mai potrà averne una. In breve, l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se cio fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno.”

In Vincent c’erano due artisti: un pittore fantastico e un eccellente disegnatore.

I primi quadri che dipinge sono volti di scena della vita quotidiana. Pensiamo ai mangiatori di patate, egli si ispira ai pittori del naturalismo francese e della scuola dell’Aja.

“Essendo uno che lavora con le mani, mi sento a mio agio tra la classe operaia e cercherò di prendervi radici sempre di più. Non posso fare altrimenti, non voglio fare altrimenti, non comprendo alcuna altra strada. Sono pur sempre tentato di disegnare una figura ferma poichè risulta molto difficoltoso dare espressione a un’azione. Tuttavia, la verità è che la vita è fatta più di fatiche che di riposo.”

Quando Vincent arriva a Parigi era ossessionato dalla natura, voleva dipingere la campagna e lo fa cimentandosi in una nuova esplosione di colori. Essi non saranno più mescolati bensì accostati. Nel 1888 si riscontra il primo segno tangibile di questo stravolgimento del colore, il cielo diventa giallo, i tronchi degli alberi azzurri.

Il crollo nervoso del pittore si presenterà di lì a poco. La sua pittura fu una lotta contro la follia. Van Gogh voleva sviluppare un suo stile personale: imitava le forme del soggetto con la pennellata per dare maggiore profondità ed espressione ai dipinti. Più tardi scoprirà gli effetti delle pennellate circolari e le adopererà in modo sperimentale. Un continuo mutare.

Nell’ultimo periodo della sua vita la sua pittura divenne sempre più astratta ma malgrado ciò, durante gli ultimi anni, che furono i più difficili, riuscì a realizzare opere fantastiche come la notte stellata.

Infine, opera emblematica che richiama la sua morte è sentiero di notte in Provenza. Quella sera si videro mercurio e venere in congiunzione con la luna crescente. Lui tenne a mente questa immagine e meno di un mese dopo la dipinse. L’elemento cardine è il cipresso, bello come un obelisco egiziano, dice. È il rapporto tra la terra e il cielo in questo senso funebre che ha il cipresso. Poi c’è il campo di grano con la pittura frastagliata come se fosse una specie di grande mare che si apre in un gioco d’ombre. Le figure vengono rimpicciolite perchè quello che deve restare è l’assolutezza, la dimensione del paesaggio nel suo senso di infinito.

Van Gogh: raccontare una storia già raccontata

Il prodotto cinematografico presentato si differenzia dagli altri perchè non mira unicamente ad una visione romantica quanto folle del pittore – bensì ci si concentra sulla sua evoluzione artistica, pittorica. Perchè fare ancora un film su Van Gogh? ci si potrebbe chiedere. Perchè il pubblico lo desidera, affermano i produttori. Loving Vincent è stato un gran successo ma ha potuto raccontare solo “una parte” della storia, dunque eccone una nuova. Qui vediamo le pennellate vere di Van Gogh, conosciamo i luoghi, la poesia, le sofferenze. C’è tanto da dire e ce ne sarà ancora – si può leggere Van Gogh in un altro modo, fuori dagli stereotipi.

 

Sabrina Mautone

Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996 e vive a Milano. Giornalista pubblicista laureata in Lingue Moderne presso la Federico II di Napoli e specializzata in Comunicazione e Cooperazione Internazionale per Istituzioni ed Imprese presso l'Università Statale di Milano. Con un master post-lauream in Comunicazione, attualmente si occupa di Giornalismo Radio-Televisivo a Roma.

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