Leclerc

Un gran casino e ansia da prestazione. Sono questi i nei che più di ogni altra cosa puntellano il volto di una Ferrari che, al sesto gran premio della stagione, visti i risultati offerti dal duo Leclerc-Vettel, sembra già chiusa in un angolo a ripararsi da giornali, riviste, critiche e chiacchiere da retro box. Quest’atmosfera è marcia ed è attualmente ciò che rischia di minare al lavoro di professionisti che da anni fanno i conti con il peso della divisa che indossano.

A monte – lo sappiamo – vi sono delle innegabili carenze sulla SF90, arrivata a Montecarlo consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato nell’affrontare un circuito caratterizzato soprattutto da molteplici curve lente e sottosterzanti. Un tallone d’Achille, questo, sopraggiunto ufficialmente a occhi e orecchie del muretto Ferrari forse un po’ in ritardo rispetto alle prime sensazioni di inizio stagione.

Nel Principato, tuttavia, va sempre lasciato spazio all’imprevedibile, tanto che per molti diventa addirittura una strategia o un modo di affrontare il circuito. Lo ha dimostrato un tomo Sebastian Vettel, che ha messo in cascina il secondo posto appartenuto a Max Verstappen, grazie alla penalità arrecata all’olandese per unsafe release, portando così a Maranello un prezioso risultato quasi al di là delle aspettative. Ritiro invece per Charles Leclerc.

A dirla tutta, in uno scenario diverso e non del tutto improbabile viste le stradine di Monaco, sarebbe addirittura potuto maturare un primo posto Ferrari. Un pilota esperto, infatti, oltre che alla sua forza riconosce anche un certo peso agli errori altrui, e non sarebbe stato di certo imprevedibile un contatto decisivo – nonché un crash – che avrebbe coinvolto Lewis Hamilton.

Fatte queste premesse, che valgono un buon giudizio sulla gara del tedesco della Ferrari, i riflettori puntano invece sulla gara, e sull’intero weekend, del padrone di casa, Charles Leclerc. Questi, in quanto a sorte, sembra essersi già ben calato nelle vesti del nuovo Kimi Raikkonen, fin dalla settimana del Bahrain per giunta, dove un problema di affidabilità gli negò il primo successo sulla Ferrari (con pole position).

Nel fine settimana del Monegasco si sono concentrati molti eventi (finiti subito preda della stampa), che rischiano di destabilizzare anzitempo il giovane pilota al primo anno della sua avventura in rosso. Un errore grossolano del muretto lo ha costretto 15esimo al via, e infine il suo genuino impeto lo ha messo davanti al rischio e tirato fuori dalla gara anche prima di subito.

Un inizio fulmineo e due sorpassi rischiosi nella prima parte di gara a Monaco, dopo i quali Charles Leclerc non ha esitato a provarne un altro. Un errore di valutazione su quest’ultimo, emozionante nel tentativo, sebbene – forse – eccessivamente rischioso, ha portato il ferrarista al ritiro a causa di una foratura e dei danni riportati al fondo vettura. Questo il bilancio di un ragazzo che, soprattutto dopo l’ultima apparizione, sembra già aver diviso l’opinione del pubblico.

Sarà forse tipico di un atteggiamento da predestinato, un giovane arrembante e determinato (pane per le folle) e che allo stesso tempo però rischia di iniziare a peccare di lucidità. Eppure, davanti all’esuberanza del pilota sembra passi quasi in secondo piano la distrazione che dal muretto lo ha vincolato a partire dal fondo dello schieramento, e a provare una rimonta frenetica e forse poco ragionata. Il disastro della qualifica dello scorso sabato (che ha tagliato fuori Charles Leclerc al Q1), invece, è figlio dell’ansia generatasi al muretto che Mattia Binotto e la dirigenza ormai stentano a stemperare. Un sorpasso, e persino la condotta di gara, per quanto possano essere studiati e pesati al minimo dettaglio, difficilmente saranno alla stregua di un tempo, limpido e calcolabile.

A questo punto si tratta di rivedere in ognuno di noi il concetto di gara, e perché no anche di Formula Uno, dato che – almeno finché la polemica resterà accesa – sarà facile difendere, da un lato, un pilota aggressivo che tentava una rimonta su un tracciato che altrimenti condanna alla sonnolenza, e dall’altro giudicare poco lucide alcune mosse così affrettate. Quel che è sicuro è che in Ferrari e in Italia i pretesti perché si accendano polemiche sono sempre all’ordine del giorno. Ed è in questo grande caos che il rischio di perdersi e frantumarsi è dietro l’angolo, soprattutto quando in una tuta rossa sono ricamate le aspettative e la folle passione di un popolo intero.

Tuttavia, anche spunti diversi possono condurre a conclusioni comuni. Charles Leclerc dovrà imparare dalla Ferrari, e non viceversa. Finché sarà un team a dettare una condotta da rispettare, al box i problemi saranno sempre in meno. Patti chiari e amicizia lunga, insomma. Alla Ferrari si richiede un atteggiamento forte e un pugno fermo che possa stroncare ogni scaramuccia in partenza, evitando così che anche i non addetti ai lavori possano sentirsi in diritto di trovare un difetto a una realtà che, dall’esterno, non si conosce affatto.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: motorsportsmagazine

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here