valigeria

La valigeria con la sua storia ed evoluzione ci permette di comprendere, come nel tempo, è cambiato il modo di vivere ed affrontare il viaggio. Oramai con la globalizzazione, l’abbassamento dei costi di viaggio e la crescente tendenza delle persone a muoversi anche per puro svago o per motivi professionali, siamo diventati tutti dei nuovi Marco Polo. Si tratta ovviamente di una battuta che, però, ha un senso legato al desiderio inarrestabile di scoprire nuove orizzonti dell’uomo moderno.

Dimmi che bagaglio hai, ti dirò che viaggiatore sei

Nel corso di molti secoli si è passati dal spostarsi per qualche chilometro riservato a pochi, fino ai viaggi fuori dall’atmosfera terrestre per un discreto numero di ricchi che non resistono all’idea di vedere la nostra Terra dall’alto. Di pari passo al costante mutamento delle abitudini e delle condizioni di viaggio, si verifica un interessante evoluzione della valigeria e di tutti quegli accessori che seguono la persona.

Ad ogni tipo di viaggiatore corrisponde, fondamentalmente, un diverso tipo di valigeria o di bagaglio (dal francese bagage, termine che indicava il convoglio carico di equipaggiamenti al seguito degli eserciti). L’evoluzione dei bagagli ci consente di sapere come si viaggiava nelle varie epoche e con quale spirito.

Un viaggio nella storia della valigeria

Parlando di storia della valigeria dobbiamo fare un balzo di qualche millennio, più precisamente alla morte del faraone Tutankhamon (XIV secolo a. C.). Perché associare valigie e sepolture? Perché l’antico popolo egizio collocava un nutrito corredo funerario nelle tombe dei personaggi illustri, in quanto dovevano essere pronti all’ultimo viaggio verso l’aldilà. Uno dei più antichi bauli mai ritrovati fu proprio all’interno della camera sepolcrale di Tutankhamon.

Più tardi furono usati anche dai greci e dai romani durante i loro lunghissimi spostamenti terrestri e marittimi: si trattava di cofani di legno e bronzo, spesso decorati con avorio e metalli preziosi, usati anche come panche o letti nel mentre per le loro grandi dimensioni squadrate.

Sarà così fino al medioevo, quando i rematori delle navi vichinghe sedevano e dormivano su casse di legno standardizzate. Invece, nello stesso periodo, i pellegrini europei  sceglievano il minimalismo: la valigeria consisteva in una bisaccia con un paio di scarpe, un libro di preghiere e una borraccia. In quell’epoca era consuetudine della nobiltà farsi costruire la mobilia smontabile, affinché fosse possibile trasportare i propri immobili in modo relativamente facile durante gli spostamenti da un feudo all’altro.

Le malconce strade dell’epoca erano normalmente percorse da aristocratici su carrozze a cavallo, estremamente cariche di bauli e cappelli per trasportare gli oggetti personali e non solo. Nel XVIII secolo il concetto di valigeria o bagaglio divenne più simile a quello di oggi. Era il secolo del Grand tour, un viaggio di formazione attraverso l’Europa che era un must per i giovani aristocratici, soprattutto inglesi e tedeschi, con ogni ben di Dio con sé. Ben presto aumenteranno anche le crociere transatlantiche, per raggiungere le lontane colonie.

Con la diffusione delle ferrovie e del trasporto aereo si è avuto il cambio radicale, miniaturizzando anche la valigeria e trasportando solo lo stretto necessario. Fa uno strano effetto pensare che una volta viaggiavano addirittura con la specchiera di pregiato legno, mentre oggi si viaggia con trolley ridottissimo e beauty case da viaggio di robusti materiali tecnici per non dimenticare un tocco di vanità.

Fonte immagine di copertina: Pixabay

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