Dunque, un altro anno va via e per chi non ne avesse abbastanza è tempo di fare bilanci. Questa volta in Formula Uno, ripercorrendo i momenti clou della stagione conclusasi da un mesetto, che insieme abbiamo già avuto modo di commentare. A caldo, a freddo, o quello che era. Insomma, sappiamo già com’è andata a finire e che probabilmente a impegnarcisi non si riuscirebbe a farlo venire identico una seconda volta. Un film iniziato promettendo e finito col più grosso dei colpi di scena, troppo concentrato in poche battute e che ha lasciato tutti a bocca asciutta. Chiaramente parliamo di quello che già un tempo abbiamo definito harakiri per la Ferrari (per Vettel in particolare) e che ha aperto le porte del paradiso (e del quarto titolo iridato) a Lewis Hamilton. Ma partiamo dall’inizio.

Nuovo regolamento – Il 2017 è stato l’anno dell’abbattimento dei record su ogni pista. Non ne è bastato uno che già si preannuncia che il prossimo abbasserà ancora di più i tempi su ogni tracciato. Questa è la base dell’ennesima rivoluzione in F1, che vede vetture più larghe, lunghe e con profili più schiacciati. Limite degli pneumatici che passa da 245 mm a 305 mm alle anteriori e da 325 mm a 405 mm per le posteriori, un limite che sembra favorire una maggiore resistenza all’avanzamento e che in realtà nasconde altro, perché gomme più grosse vuol dire anche maggiore velocità in curva. Sarà l’aerodinamica a farla da padrone, anche se il gap tra i vari team continua a essere questione di motori.

Primo gran premio della stagione – Si corre a Melbourne e la Ferrari torna a vincere dopo Singapore 2015; rivedere Vettel sul gradino più alto del podio ridona speranza a un popolo che ne ha davvero bisogno. Non è una vittoria fortunosa, perché il potenziale mostrato in gara dalla macchina (dimenticandoci come al solito delle qualifiche) promette battaglia anche nei successivi appuntamenti. Sarà forse che in Mercedes c’è un Valtteri Bottas che non è Nico Rosberg e che quindi non sembra un vero rivale, ma la Ferrari di Vettel sì, quella infastidirà Hamilton per molto tempo.

Passaggio di proprietà – Nessuno se n’è accorto ma a gennaio, prima dell’inizio dei giochi, il patron Bernie Ecclestone abbandona ufficialmente la sua poltroncina. La compagnia statunitense Liberty Media acquista, per 8 miliardi di dollari, i diritti sul campionato dalla CVC e piazza un certo Chase Carey come amministratore delegatoAnche questo ispira un cambiamento importante, che porterà uno stile nuovo in tutto il Circus, trovate a volte anche banali che servano però a riavvicinare il grande pubblico (troppo distaccato) ai piloti e alle corse.

La ruotata – Primo grande fermo immagine del mondiale è la ruotata che Sebastian Vettel rifila ad Hamilton. Siamo dietro Safety Car al gran premio di Baku (in Azerbaijan). Non è passato tanto tempo dall’inizio della corsa ma Kvyat ci ha già rimesso la macchina e la vettura di sicurezza procede a un passo che lo stesso Hamilton giudica “too slow”. Talmente lenta che il tedesco finisce per tamponarlo quando sembra che Lewis abbia appositamente rallentato in curva per provocare il ferrarista. “He breaktested me!” urla Vettel in radio, perché il “breaktesting” è quello che i piloti fanno quando frenano bruscamente per innervosire i loro inseguitori. Questa storia ha messo a dura prova i nervi di Seb, ed è qui che forse il mondiale ha preso la strada dell’inglese.

Harakiri – Quello che è successo a Singapore meriterebbe di entrare tra i bloopers, perché sostanzialmente è brutto a vedersi. Addirittura comico, anche se le risate sanno di rabbia. Si apre lo scenario asiatico per le corse in F1 e la Ferrari vede la possibilità di scappar via con Vettel in classifica piloti. Ci sono circuiti, tra cui Marina Bay e Kuala Lampur, che sulla carta potrebbero riconfermare le potenzialità del Cavallino. A Monza e Spa non c’è stata storia e Vettel sul podio in Italia chissà come ci era arrivato (dopo una qualifica a dir poco sottotono). “Arriviamo!” col pugno verso la marea rossa di Monza, aveva detto. Ma presto a dirsi, perché a Singapore si combina il pasticcio. Il fermo immagine vi dirà tutto, anche se forse sarà un po’ bugiardo per chi quella partenza non l’ha vista e non ricorda che tra i due ferraristi c’era anche Verstappen. A distanza di mesi non sappiamo di chi sia la colpa in pista, anche se da muretto (questo si può dire) la partenza di Raikkonen poteva essere gestita meglio. Insomma, in Ferrari se la sono tirata e ora ci si piange addosso. Out entrambi i piloti, 0 punti in cascina e Hamilton (che partiva per sua fortuna lontano dalle primissime posizioni) ringrazia e porta a casa.

Guasto motore – Quello che è successo in Malesia una settimana dopo è l’epilogo della migliore tragedia. Ma chi avrà la pazienza di arrivare fino al Giappone saprà che non è certo la fine. Problemi al motore e la sostituzione dello stesso costringono Vettel a dover rimontare dall’ultima piazzola in gara. Sembra comunque una saggia scelta, perché questo avvantaggerà il ferrarista nelle prossime gare, con un motore più nuovo.

Candela – Giappone, Suzuka. Tutto pronto per rifarsi, tutto pronto per provare l’ultimo agguato. Ma c’è qualcosa che non va nei primi giri e che relega Vettel non solo a rallentare e a rientrare ai box, ma addirittura a ritirarsi. Una candela non montata bene, è storia.

Quel che è successo dopo e tra un evento e l’altro (ad esempio Hamilton che vince il quarto titolo in carriera) è solo da contorno a un mondiale che in tre gran premi ha deciso di concludersi nel peggiore dei modi. Onore a Lewis che al momento è tra le figure di maggior spicco in tutto il mondo sportivo.

Intanto Felipe Massa ha annunciato il suo vero ritiro, Robert Kubica ha provato in tutti i modi a rientrare nel Circus (pure facendo il commento tecnico per quelli di Sky) ma niente. Il posto in Renault però glielo ha preso Sainz, in medias res, buttando fuori nel mezzo della stagione il povero Jolyon Palmer (che Alonso sta ancora cercando per menarlo). Stessa sorte toccata a Kvyat, che ha fatto spazio a Pierre Gasly e che ha ufficialmente dimostrato di essersi bruciato. Colpa di Helmut Marko, colpa sua. Ma insomma, un talento sprecato sul nascere (come i vari Alguersuari, Vergne). Come dimenticare Alonso, su una McLaren che a Baku faceva sorridere quando affermava “avremmo potuto vincere” e che anche quest’anno, invece, ha floppato. Sempre su McLaren, Fernando prende le ferie dal gran premio di Monaco e corre in Indycar  a Indianapolis. La sorte vorrà che anche lì una vettura McLaren dovrà rompergli le scatole. Fernando, ci manchi. Morto John Surtees, la Formula Uno ripiange Jules Bianchi e spera di sapere come stia quel caro vecchio amico di nome Michael Schumacher.

Avremo sicuramente dimenticato qualcosa, ma questi sono i primi flash a cui si va naturalmente a pensare. Cose che probabilmente ricorderemo per anni. Buon anno nuovo!

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: panorama

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