Jorit
Credits: https://risolutonews.it/jorit-nuovo-murales-a-salerno/

Peace” è la nuova realizzazione dello street artist italo-olandese Jorit Agoch, pseudonimo di Jorit Ciro Cerullo. L’opera, di grandi dimensioni, occupa una facciata del del Liceo Sabatini Menna di Salerno ed è stato inaugurato lo scorso 16 Marzo, a distanza di poche settimane dallo scoppio della guerra tra la Russia di Putin e l’Ucraina di Zelenski.

Il murale fa parte del Progetto “Right between the eyes” che la Fondazione Jorit sta realizzando grazie al finanziamento dalla Regione Campania attraverso il programma FESR. Si tratta di un intervento di riqualificazione urbana e partecipazione attiva che coinvolge 18 scuole presenti sul territorio campano, dunque circa 400 giovani ragazzi che vengono introdotti al mondo della street art che prendono parte ad attività di studio e applicazione, che sperimentano l’educazione alla cittadinanza, che hanno il privilegio e l’opportunità di poter collaborare con alcuni grandi artisti, tra cui lo stesso Jorit che definisce la street art come «Un modo per arrivare ai ragazzi in maniera più accessibile e diretta».

Presenti all’inaugurazione non solo gli studenti coinvolti nella realizzazione del murale e la dirigente scolastica del liceo Ester Andreola, bensì anche il Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, l’assessore alla Scuola, alle Politiche Sociali e alle Politiche Giovanili della regione Lucia Fortini, ed il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, che ha sottolineato l’importanza dell’arte di strada affermando come «spesso un’immagine vale più di mille parole. (…) È una fortissima denuncia visiva, un grido contro la guerra e contro ogni forma di violenza, diseguaglianza e razzismo».

Peace” è difatti un’opera realizzata con l’intento e la speranza di diffondere un senso di fraternità quasi dimenticato, invocando quindi la pace e la convivenza civile fra i popoli. È un’immagine simbolica che nasconde un messaggio profondo. A fare da protagonista è la lettera A che una colomba ha strappato via dalla parola War per riconsegnarla alla parola che dà il nome al murale. Quel vuoto rappresenta quasi tutto ciò che in passato la guerra ha tolto all’umanità, e che ancora oggi sta togliendo all’Ucraina, alla Russia, e a noi tutti: la speranza e gli strumenti per poter costruire un futuro, l’infanzia e l’adolescenza a chi ha dovuto abbandonare la propria terra, i sogni e gli affetti, la fiducia nel prossimo, l’umanità. Tutto questo giustifica la presenza di un occhio rigato dalle lacrime, lo sguardo di chi è sospeso tra la guerra e la pace. «L’occhio ritratto è l’occhio di tutti quanti noi che guardiamo con stupore e paura tutti gli eventi che sembrano molto più grandi di noi» afferma l’artista, aggiungendo «Il mio vuole essere un segnale di pace vera, troviamo una soluzione diplomatica».

Uno dei tratti distintivi dell’artista è difatti la presenza, nelle sue opere, di due grandi strisce rosse sui volti dei personaggi raffigurati. Queste richiamano l’antica pratica africana della scarificazione che consiste in deformazioni cutanee, diverse a seconda della tribù di appartenenza. Ciascuna tribù possiede un proprio rito (in Etiopia, ad esempio, viene utilizzato un particolare rasoio per incidere i tagli, mentre in altre zone dell’Africa vengono utilizzate conchiglie e pietre affilate) e un proprio significato. Nata come rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta, la pratica di scarificazione simboleggia oggi il carattere unitario della tribù, una comunità priva di classi sociali basata sulla convivenza fraterna e sull’accettazione reciproca. Per questo, tornato in Italia dal suo viaggio in Africa dove è entrato a contatto con tale realtà, Jorit dà vita al concetto di “Human Tribe” o “Tribù Umana” per cui tutte le sue opere saranno segnate in volto da due strisce rosse volte a simboleggiare l’umanità che ci accomuna nonostante il diverso colore della pelle, le diverse tradizioni, la diversa cultura. L’umanità perduta nei bombardamenti e nelle discriminazioni cui da tempo assistiamo, nei volti di Jorit si trasformano in umanità ritrovata.

Da tempo portavoce di un grande messaggio, lo street artist ha affermato nel corso di un’intervista durante l’inaugurazione di “Peace” che «la cultura e l’arte elevano le persone, elevano la qualità della vita di tutti» ed in virtù di tale affermazione ha deciso di impegnarsi nella realizzazione di un altro murale che verrà inaugurato il 25 marzo. Quest’ultimo, sulla facciata dell’istituto tecnico industriale Augusto Righi di Fuorigrotta, a Napoli, raffigura il volto di un grande scrittore russo, Fëdor Dostoevskij. La scelta non è stata casuale, al contrario è la risposta alla decisione presa dall’Università Bicocca di Milano che solo qualche settimana fa ha annullato un corso sull’autore di Delitto e Castigo che avrebbe dovuto tenere Paolo Nori. «Lo scopo è evitare ogni forma di polemica soprattutto interna in quanto è un momento di forte tensione.» Parole che Nori ha – con delusione e tristezza – commentato affermando «Trovo che quello che sta succedendo in Ucraina sia una cosa orribile e mi viene da piangere solo a pensarci. Ma quello che sta succedendo in Italia oggi, queste cose qua, sono ridicole: censurare un corso è ridicolo. Non solo essere un russo vivente è una colpa oggi in Italia ma anche essere un russo morto.» Un momento così delicato in cui la cultura dovrebbe ricordarci che la vera ricchezza è la diversità dell’essere umano, che dovrebbe avvicinarci, in cui gli insegnamenti dovrebbero aiutare gli adulti a spiegare la guerra ai bambini trasmettendo loro valori positivi quali la tolleranza, l’accettazione dell’altro, l’inclusione e la pace, una delle più rinomate Università italiane utilizza la censura come presa di posizione contraria alle motivazioni che hanno spinto Putin a dichiarare guerra all’Ucraina. A seguito dello scalpore destato dalla diffusione della notizia, la Bocconi ha deciso di riconfermare il seminario di Paolo Nori e le quattro lezioni su Dostoevskij. «La cultura è l’antidoto più potente contro la guerra e la violenza. Fermare la cultura è una scelta stupida e violenta» ha scritto su Twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni.

«Bisogna cambiarlo questo mondo, Fra Ciccillo! (…) Non è forse questa avvertenza di disuguaglianza tra classe e classe, tra nazione e nazione, la più grave minaccia della pace?» Queste parole, tratte da un’opera di Pier Paolo Pasolini a cui Jorit sostiene di essere legato per le “mille sfumature e chiavi di lettura”, fanno da sfondo al ritratto di Dostoevskij. Perché l’intolleranza, la brama di potere e supremazia, e l’esaltazione della diversità fra l’io e l’altro non son altro che l’origine dell’odio e la causa delle più terribili guerre, pertanto l’unica salvezza possibile risiede nel cambiamento del mondo. «Mi ha sempre fatto pensare di come la cultura possa far aprire gli occhi e interpretare la realtà nella sua essenza e totalità. E ho pensato che forse questo è proprio quello che ci vuole per capire la guerra e costruire la pace. (…) La cultura è valore universale della Human Tribe, per cui Dostoevskij è patrimonio dell’umanità.»

Nulla è dunque lasciato al caso nelle opere di Jorit. Il messaggio che da sempre l’artista cerca di trasmettere attraverso la sua arte è un messaggio positivo di inclusione, di vicinanza emotiva al prossimo, un messaggio di speranza che per divenire realtà necessita di un cambio di prospettiva, di uno sguardo nuovo e attento ai problemi del quotidiano, alle esigenze dell’altro, alla tolleranza. Solo così, un giorno, potremo cambiare e salvare il mondo.

Aurora Molinari

Pugliese, classe 1997. Da bambina sognavo di diventare una giornalista, o magari una scrittrice. Oggi sono invece un'educatrice, specializzata nel disagio sociale, con la passione per la scrittura. E non solo.

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