L'arte di essere nessuno: il viaggio nell'interiorità di Federica Pace

L’arte di essere nessuno è il nuovo romanzo di Federica Pace, edito da Robin Edizioni: il libro si presenta come un progressivo e formativo percorso verso la consapevolezza di sé e l’accettazione del proprio essere.

Il fulcro del romanzo è la definizione della propria identità, una meta da poter raggiungere solo abbattendo tutte le barriere che sembrano dividerci dal resto del mondo per poi raccontare, proprio a quel mondo, noi stessi. Non bisogna temere l’interazione con la diversità, né avere paura di mostrare le proprie peculiarità.

L’arte di essere nessuno è diviso in tre parti ed è scandito da un linguaggio crudo e diretto, una continua cascata di elenchi, supposizioni e ripetizioni che, martellanti, comunicano le ossessioni che imprigionano la mente di Asia e Sophia.

La prima parte si costruisce come una raccolta di pagine di diario: una serie di considerazioni e pensieri che si legano e slegano tra loro, intervallate da flash back e digressioni, ricordi che svelano, sfumatura dopo sfumatura, un dolore incomunicabile. La seconda riordina la trama che inizia a svilupparsi secondo un ordine cronologico e, infine, nella terza, Federica Pace ci fornisce una spiegazione, l’unica soluzione possibile per ritrovare la serenità dopo essersi annullati.

Asia e Sophia sono amiche e condividono da sempre gioie e dolori delle loro comuni ma difficili esistenze.
Asia sembra avere sulle spalle il peso di tutto il mondo, la sua spiccata sensibilità le permette di guardare la vita da una prospettiva tutta sua e di reagire in modi del tutto inaspettati. Alterna momenti di frenesia ad altri di depressione, finché non sarà più in grado di reagire agli impulsi esterni e inizierà ad annullarsi. Nasconderà il suo essere prima agli altri, poi anche a se stessa, accettando il compromesso di esser martellata da un dolore costante invece di combattere e iniziare a vivere.

«Con quel suo bel sorriso, nulla l’avrebbe mai scalfita.. il suo corpo e la sua mente, ormai, erano la stessa cosa. Erano vuoti perché lei li aveva svuotati, era questo a comandare la sua arte. [..] avrei voluto schiaffeggiarla perché si comportava come se non valesse nulla». Asia aveva capito come annullarsi, come essere nessuno.

Sophia oggi si aggrappa a ogni ricordo, a ogni sorriso e a ogni singola parola pronunciata o sussurrata, perché Asia non ce l’ha fatta, non è riuscita a sopravvivere.
Sophia ora deve imparare a vivere da sola, ma non ci riesce.

Con l’elenco di vari aneddoti vissuti dalle due protagoniste, Federica Pace ci svela man mano il legame d’amore che esisteva tra le due donne. È un amore non consumato, un sentimento che le teneva costantemente in tensione, che legava le loro esistenze indipendentemente dagli uomini che hanno o che continuano a frequentare.

Sophia soffre continuamente per i problemi di Asia, per la sua morte, per l’omosessualità che cerca di nascondere e per il fatto di essere affetta da una malattia rara. Federica Pace riesce, con il suo personaggio, a far evolvere le tematiche più profonde. Si guarda alla prospettiva della paura di morire, il volersi mostrare per forza forti ed eroici accanto alle persone che si amano, il non cedere mai anche se la paura della malattia in vari momenti sembra atterrire e pietrificare; il mostrarsi sempre amorevole e disponibile nei confronti di un fidanzato che si vorrebbe amare, che sarebbe davvero perfetto, ma che purtroppo sembra non bastare mai; il gestire un amore omosessuale nei confronti di una donna instabile, che ha come obiettivo l’autodistruzione, lo starle accanto e la difficile gestione dei suoi sbalzi di umore. All’inizio Sophia non riesce a comprendere il comportamento di Asia, man mano che le è accanto sembra quasi risucchiare il suo dolore e ora, da sola, sta apprendendo la sua arte di essere nessuno.

«Ho approfittato della sua debolezza, della sua anima già un po’ squarciata. Mi sono alleata con i suoi mali, che adesso fanno male a me. [..] L’ho uccisa!» è questo lo strazio Sophia.

Con L’arte di essere nessuno Federica Pace mette in scena un flusso di dolore e di disperazione, una cascata di parole di due anime che dovrebbero far risalire alla luce il loro imo, quell’inconscio che se ne sta nascosto perché teme di mostrarsi.

La società moderna ha creato inetti e contemplatori, emotivi che temono il giudizio altrui e che sono dotati di un’esemplare empatia. Il desiderio di essere nessuno dà l’illusione di annullarsi e di vivere il privilegio di non poter più soffrire, di dare una svolta alla propria vita e comportarsi come degli automi. Ma i fantasmi non andranno via e il non affrontarli significa solo procrastinare e intanto farli crescere e ingigantire. Sophia deve rimparare ad essere se stessa, accoltellarsi e far uscire tutto fuori. Dopo la morte del suo unico e vero amore voleva autodistruggersi e smetterla di lottare, nulla aveva più senso e l’unica soluzione era quella di far rivivere Asia e la sua foga distruttrice.

«Cancellarsi è la cosa più semplice del mondo, annullarsi, sembra strano, ma è umanamente possibile. Siamo gli esseri più stupidi, pieni di possibilità buttate all’aria, fatti di intelligenza sprecata» queste sono le parole di Sophia.

Ed è proprio su questo spreco di possibilità e di intelligenza che gioca Federica Pace con L’arte di essere nessuno, evidenziando continuamente come l’essere sommersi da tanti sentimenti per un’eccessiva sensibilità e l’appartenere a quella che socialmente viene riconosciuta come una minoranza, possa scatenare una serie di complessi e di pensieri che spingono a un isolamento volontario. Asia ha scelto la via del suicidio, oppressa da se stessa; Sophia cerca ora un’ancora di salvezza, dopo aver tentato di scomparire.

Alessia Sicuro

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Laureata in lettere moderne e laureanda alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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