Siamo arrivati alla fine del 2019, di un altro anno di sport del quale porteremo traccia futura, a cavallo di ricordi che al momento giusto faranno da punto di riferimento permettendoci di ricostruire il nostro anno. Sono sicuro che questa classifica in pochi istanti si scriverebbe da sola anche nelle vostre menti, soprattutto alle porte del 2020, dove grazie ai media non c’è evento sportivo che passi inosservato e che non sia raggiungibile con un click. Quello di associare è un lavoro che il nostro cervello compie egregiamente per immagazzinare dati e informazioni, ragion per cui anche una partita di campionato saprebbe diventare significativa, con il giusto contesto.

  • -1 Schumi arrivo! – Basta un secondo posto ad Austin, condito dall’ennesima doppietta Mercedes, e, nell’anno della morte di Niki Lauda, Lewis Hamilton vince il sesto titolo mondiale, il quinto in sette anni con la scuderia tedesca, dietro al solo Michael Schumacher. La matematica certezza arriva solo a novembre, ma il divario con il resto della griglia è già evidente dal primo gran premio, a Melbourne. Qualche lampo del ferrarista Leclerc, o i bisticci in casa Ferrari e la consumata abitudine nel vederlo sempre al comando, lo hanno per un tratto tolto dai riflettori, ma il britannico è ancora l’assoluto padrone della Formula Uno contemporanea. Dell’era ibrida e, per continuità, oltre che per i numeri che ha raccolto nel tempo, è il ritratto degli sport motoristici di tutto il decennio.
  • Il destino è compiuto, il Liverpool è campione – Quest’anno il calcio è tornato in terra inglese, lì dove questa cosa chiamata soccer (e non football) ha preso i natali. Tra le prime quattro squadre d’Europa ci sono quattro inglesi, che si sono contese le finali di Champions ed Europa League. Siamo a giugno e il Liverpool di Jurgen Klopp ha appena terminato il campionato di Premier con 97 punti (30 vittorie, 7 pareggi e 1 sconfitta), senza però vincerlo. A una sola lunghezza di vantaggio, a 98, infatti, c’è la stagione più che perfetta del Manchester City guidato da Pep Guardiola. Uno scontro questo che tutto lascia pensare possa riproporsi anche in Europa. Ebbene, nessuno ha fatto i conti con il Tottenham, che arriverà magicamente in finale. Il cammino degli uomini di Mauricio Pochettino, senza Harry Kane e guidati da Lucas Moura e Son, è sensazionale. Ai quarti, infatti, è proprio il City ad arrendersi agli Spurs, grazie a un colpo d’anca di Fernando Llorente al termine di una partita che dopo 20 minuti era già sul 3-2. In semifinale, invece, 3 goal di Lucas Moura in rimonta puniscono l’Ajax, mentre ad Anfield i Reds ribaltano il risultato dell’andata demolendo 4-0 il Barcellona di Messi (un paio di partite queste che fareste bene a mettere in cineteca). Alla fine nel confronto diretto della finalissima vincerà il Liverpool per 2-0, coronando così un successo meritato che per diverse cause (vedi Karius) Klopp si era legato al dito. Oggi parliamo di una tra le tre squadre più in forma del momento (le altre sono Barça e Bayern Monaco), fresca fresca campione del mondo per club. Ma guardando a tutto il 2019 non c’è scusa che tenga: il Liverpool è stata ed è ancora la più forte.
  • I millenials che insidianoPassiamo al tennis, che non possiamo non affidare subito all’astro nascente Jannik Sinner (italiano, non fatevi ingannare dal nome). Il fresco diciottenne nativo di Bolzano, infatti, a novembre ha trionfato a Milano nella terza edizione dell’Atp Finals Next Gen, travolgendo l’australiano numero 18 del mondo Alex de Minaur e proiettandosi a una lunga carriera di successi. Successi che conoscono bene Novak Djokovic e Roger Federer, che a luglio hanno mandato in scena 4 ore e 57 minuti di tennis puro in quella che è diventata ad oggi la finale più lunga nella storia di Wimbledon. Alla fine la spunta Nole, ma neanche altre 5 ore sarebbero bastate per disincantarci da Roger Federer, re assoluto di questo sport.
  • Lorenzo scende dalla sella – Jorge Lorenzo si ritira a 32 anni dopo una stagione deludente alla Honda e una carriera piena di successi nel Motomondiale. Un feeling che con la casa nipponica non ha funzionato fin dal principio e che, anzi, ha contribuito a rivelare al cinque volte campione del mondo che è arrivato il tempo di smettere. Tante cadute, lunghi infortuni (anche grossi spaventi, col rischio paralisi) e poche le possibilità di esprimersi al meglio, tanto che il bottino personale di quest’anno recita solo 28 punti, diciannovesimo posto in classifica piloti. Lo spagnolo è senz’altro in tempo e nella posizione giusta per riprovarci, ma si sa che certi piloti non gareggiano per divertirsi. E con la famiglia Marquez al completo non è semplice trovare le forze per provarci, neanche per uno come Lorenzo.
  • You did it, Raptors! – Aspettate un attimo, perché se foste americani probabilmente vi rendereste conto cosa voglia dire che da Toronto, in Canada, qualcuno possa tirarsela di aver vinto il titolo NBA. Quella dei Raptors è tra le vittorie più belle che lo sport ci ha regalato quest’anno, quasi un errore di sistema che ha stravolto e messo al tappeto i migliori sistemi di gioco di tutta la lega americana. In quintetto un solo vero giocatore blasonato, che è quel Kawhi Leonard finito a Toronto quasi per caso (e andato via con un anello), accompagnato da tutti gli altri. C’è Marc Gasol, insieme a Green, Lowry e VanVleet, ma c’è anche uno come Pascal Siakam che prima di vincere un titolo NBA poteva finire a fare il prete in Camerun. Questa squadra ha steso due tra le franchigie migliori dell’intero campionato, e una (i Warriors) che invece hanno il pregio di considerarsi tra le più forti della storia. Un cliché, quello dei meno attesi, degli outsider, che a intervalli regolari si ripresenta nello sport (pensiamo al Leicester di Claudio Ranieri, ma anche al 2011 dei Mavericks per restare in tema NBA), ma che continua a piacerci.
  • Mancio e non son sazio – Una goleada divertita all’Armenia e l’Italia di Roberto Mancini si qualifica agli Europei 2020, portando in tasca una serie di record molto importanti nella storia della Nazionale. Sono passati solo due anni eppure sembra trascorso un secolo dalla disfatta che portava la firma di Gianpiero Ventura e la delusione ultima a cui tutti (nessuno escluso) abbiamo dovuto fare da spettatori, ovvero il mondiale sfumato. Il nostro Anno Zero, troppo frettolosamente ribattezzato così dopo la disfatta, era in realtà un terreno di semina da cui è sorto un gruppo giovane e talentuoso, sfrontato e talvolta indecifrabile per le potenzialità e l’estro che potrebbe raggiungere. Questa squadra sembra avida e assolutamente insaziabile,, in senso positivo. Ad Euro 2020 non si parte favoriti, eppure l’inversione di tendenza è stata forte, e per il nostro calcio vuol dire molto.
  • “Voglio campare fino a 200 anni” – Queste sono le parole di Alex Zanardi, che anno dopo anno continua a spostare più in là i limiti dell’impossibile. Un esempio di forza di volontà, dedizione e perseveranza, che non possiamo che rispettare. All’Ironman Italy di Cervia, Zanardi ha stabilito, battendo se stesso, il nuovo record paralimpico arrivando al traguardo in 8 ore 25 minuti e 30 secondi, dopo aver percorso 3,86 km a nuoto, 180,260 km in bicicletta e 42,195 km di corsa. Incorniciate quest’uomo, riempitevi anche per un solo secondo della sua forza. Unico.
  • Sul secondo tetto d’Europa – La finale di Europa League tra Chelsea ed Arsenal consegna il primo importante trofeo della carriera da allenatore di Maurizio Sarri, poi ritornato in Italia alla guida della Juventus. L’immagine del tecnico toscano che guarda la medaglia appena conquistata quasi non sapendo che farsene, con lo sguardo basso ed emozionato di un bambino che corona un sogno, è una delle immagini più belle che abbiamo avuto dallo sport quest’anno.

Questo è quanto, e il rischio di essersi perso qualcosa è altissimo, considerato il patrimonio di competizioni sportive che possono disputarsi lungo tutto un anno solare. Si pensi, infatti, ai primi quarti di finale conquistati dalla nazionale di calcio femminile nella sua storia di mondiali, o anche alla splendida cavalcata verso l’oro del Settebello a Gwangju, senza dimenticare gli obiettivi Olimpiade centrati dalle due selezioni di volley, maschile e femminile, o alle ennesime vittorie della Juventus di Allegri, il pallone d’oro a Messi. Sfortunatamente di spazio qui non ce n’è troppo, ma nelle nostre memorie (almeno per la parte legata allo sport), quello sì.

Fonte immagine in evidenza: mondotriathlon

Nicola Puca

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