Pippa Bacca

Pippa Bacca è il nome d’arte di Giuseppina Di Marineo: una donna sui generis con sogni non riposti nel cassetto ma con sogni dinamici che tentò di realizzare quotidianamente. Il 31 marzo è l’anniversario della sua morte, o meglio assassinio, tuttavia i suoi progetti e le sue idee sono tutt’ora vive e vegete.

Pippa Bacca era un’artista, nipote di Piero Manzoni, le sue performance artistiche giocavano sulla con-fusione di vari elementi semplici per ricavarne altro, un’unione di entità autonome che mescolate si arricchivano fino a diventare altro, a sembrare altro. Un esempio esplicativo della sua arte è la mostra “Mutazioni chirurgiche”: tagliava, con forbici o altri attrezzi comuni, i contorni di una foglia fino ad adattarla alla forma di altre foglie di altre specie vegetali. La foglia mutava forma ma non l’essenza e ciò che conta non è l’apparire ma l’essere.

Aveva ideato e messo in pratica il progetto Spose in viaggio, in collaborazione con Silvia Moro voleva con tale progetto diffondere messaggi di pace e di fiducia nel prossimo, voleva intimidire la guerra con la pace non solo con la teoria ma con la pratica.

Il progetto prevedeva la traversata in autostop di 11 paesi denotati dalla costante ma silenziosa assenza di diritti, paesi in guerra (Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Libano, Siria, Egitto, Giordania, Israele), paesi intrisi di stereotipi e pregiudizi in cui la tensione è alta e il rispetto dei diritti umani opinabile. Durante questo autostop atipico le ragazze indossarono perennemente un abito da sposa bianco, parte integrante di quest’opera artistica dinamica; l’arte di Pippa non si vede solo nelle gallerie, ma si sente nei messaggi sociali e si trasmette on the road.

La scelta dell’abito bianco da sposa rispecchia proprio quello che è il matrimonio fra gente appartenente a culture e tradizioni diverse, tra Oriente e Occidente, guerra e pace, gli opposti che si completano senza modificare la propria essenza. Pippa Bacca utilizzò come metafora il matrimonio tra orientamenti religiosi e costumi sociali di nazioni differenti, così come il matrimonio tra due persone che scelgono di convivere insieme ed accettare le reciproche diversità.

Pippa Bacca
Pippa Bacca

Il senso di “Spose in viaggio” è desumibile dalle righe di una canzone di Fabrizio De Andrè “Giovanna D’Arco”, i cui versi recitano:

«Della guerra sono stanca ormai,

al lavoro di un tempo tornerei

ad un vestito da sposa o a qualcosa di bianco

per nascondere questa mia vocazione al trionfo e al pianto.»

Versi che usò la stessa Pippa nel suo primo comunicato alla vigilia della partenza.

Altra scelta emblematica era viaggiare in autostop, avere un contatto diretto con le persone autoctone, dare e ricevere fiducia; così come farsi ospitare per la notte a casa di persone estranee le rese non turiste ma “di famiglia”. Fidarsi del prossimo significa conoscerlo a fondo e poter raccontare la sua storia, significa concepire le differenze come fonte e non come limite.

In particolare per Pippa era importante incontrare le ostetriche dei vari villaggi, lavava loro i piedi con una stoffa del suo abito da sposa per ringraziarle a nome dell’umanità quali simbolo di nascita, ovvero coloro che generano la vita e spesso chiedeva a queste madri del mondo quale fosse il senso della vita.

Pippa e Silvia non arrivarono mai in Terra Santa: il 30 marzo le due artiste si erano separate e date appuntamento in Israele, ma il 31 marzo ad offrire un passaggio mortale a Giuseppina Di Marineo si fermò sul ciglio della strada un mostro. Murat Karatash la stuprò e la uccise, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione dalla Corte di Cassazione turca.

La morte di Pippa evidenzia quanto la pace sia pericolosa e il male così banalmente gratuito. La morte di Pippa è una morte fisica ma non ideologica, la compagna di viaggio Silvia Moro non ha di certo abbandonato il progetto affermando: «Continuerò il mio viaggio di pace, non basta un mostro per fermarlo».

Giuseppina Di Marineo vive nel sentiero sterrato della pace, vive ogni volta che un atto di coraggio pulisce eticamente il mondo, vive nella pazzia di chi i sogni li insegue per strada e non solo nelle parole al vento.

I morti siete voi che giudicate le diversità culturali e le tradizioni di popoli diversi, di voi che decontestualizzate la vostra personale rabbia e la riversate sulle comunità socialmente deboli , siete voi che avete paura del diverso e non fate niente per conoscerlo ma tanto per criminalizzarlo, siete voi che uccidete i diritti del vostro prossimo e che dunque vi ammazzate da soli.

Melissa Aleida

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Melissa Aleida
Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.