Home Ambiente Cambiamento o distruzione: cosa dice Shock Ecology, nuovo report del WWF

Cambiamento o distruzione: cosa dice Shock Ecology, nuovo report del WWF

Fonte immagine: Report WWF

Uno shock può servire a rendere migliore la realtà che lo ha subìto. È questa, in estrema sintesi, la conclusione a cui giunge Shock Ecology, report recentemente pubblicato dal WWF. Con l’intento di valutare quali saranno gli effetti prodotti dalla Covid-19, il dossier si apre con la definizione del concetto di shock: una condizione improvvisa e repentina che sconvolge lo stato corrente delle cose, aprendo la possibilità a un ritorno alla condizione antecedente, oppure a uno o più cambiamenti di breve, media o lunga durata. Come spiega la giornalista canadese Naomi Klein in Shock economy (titolo a cui si ispira il report del WWF), il capitalismo neoliberista che regge il mondo si autoalimenta di episodi traumatici, da cui solo pochi riescono a trarre vantaggio. Anche la pandemia che stiamo attualmente vivendo può essere considerata come uno shock, ma non è detto, almeno non ancora, che i suoi effetti saranno esclusivamente negativi.

L’excursus delle catastrofi realizzato dal WWF in Shock Ecology conta undici esempi di disastri epocali, dovuti all’incapacità dell’uomo di gestire in modo equilibrato e sostenibile il suo rapporto con la natura. Allo stesso tempo, però, episodi come quello della “Dust bowl” – verificatosi negli Stati Uniti durante gli anni ’30 – o quello del triplice disastro di Fukushima nel 2011, conducono a una conclusione inaspettata: persino gli sconvolgimenti dalle conseguenze più disastrose possono trasformarsi in punti di svolta per il cambiamento e il progresso dell’umanità intera.  Un altro degli esempi che trova spazio in Shock Ecology è la messa al bando del DDT, che fece seguito alla pubblicazione di “Primavera silenziosa” nel 1962. Al suo interno, Rachel Carson denunciava gli effetti tossici prodotti sull’ambiente e sulla salute umana dal diclorodifeniltricloroetano e, più in generale, dai fitofarmaci. Il titolo del libro faceva riferimento all’innaturale quiete che caratterizzava i cieli di città e campagne a causa della morte di interi stormi di uccelli, sterminati, appunto, dal DDT. Ma dopo la sua pubblicazione nulla più fu silenzioso, anzi. Silent Spring rappresentò un grido nell’oscurità della notte: grazie alle denunce dell’autrice, nel 1972, l’agenzia americana per l’ambiente (EPA) mise al bando il noto insetticida. Carson non riuscì però ad assistere al raggiungimento di questo traguardo: l’inclemenza del destino volle, infatti, che due anni dopo la pubblicazione del libro la sua autrice morisse di tumore al seno. La ricerca scientifica dimostrò poi il forte legame tra questa malattia e l’esposizione alle sostanze chimiche tossiche. Tuttavia non fu questo risultato, per quanto significativo, a produrre un cambiamento nel corso della storia. Il più grande merito da attribuirsi al libro di Carson è, piuttosto, quello di essere riuscito a rinvigorire la coscienza ambientalista della società civile, diventando punto di partenza del movimento ecologista contemporaneo.

«…la primavera ora non viene annunciata dal ritorno degli uccelli, e le prime mattine sono stranamente silenziose dove una volta erano piene della bellezza della canzone degli uccelli.»
Rachel Carson, Silent Spring
Immagine: womenshistory.org

A quasi 60 anni dalla pubblicazione di Silent spring si renderebbe necessaria una nuova primavera ambientalista perché, nonostante un mondo stravolto dal coronavirus, il cambiamento climatico e le catastrofi ambientali sono tuttora rappresentate come una minaccia remota, di cui potersi occupare senza alcuna urgenza. In realtà, crisi pandemica e crisi climatica sono intimamente connesse; in realtà la pandemia di Covid-19, come il WWF cerca di spiegare in Shock Ecology,  è una catastrofe ambientale causata dal nostro devastante impatto sugli ecosistemi.

Non è solo il commercio illegale e non regolamentato di animali selvatici, prelevati dai loro habitat e poi venduti in precarie condizioni igieniche all’interno dei mercati umidi, a determinare la diffusione del contagio. Il fenomeno dello spillover, termine con cui si fa riferimento al passaggio di un agente patogeno da una specie ospite a un’altra, è infatti agevolato anche dalla distruzione degli ecosistemi. A questo riguardo l’UNEP sottolinea che «gli ecosistemi sono intrinsecamente resistenti e adattabili e, sostenendo diverse specie, aiutano a regolare le malattie. Più un ecosistema è “biodiverso”, più è difficile che un vettore di malattie si diffonda rapidamente riuscendo a dominare. L’azione dell’uomo, tuttavia, ha modificato le strutture della popolazione della fauna selvatica e ridotto la biodiversità ad un ritmo senza precedenti, producendo condizioni che favoriscono particolari ospiti, vettori e/o agenti patogeni».

Gli accadimenti riportati dal WWF in Shock Ecology e la consapevolezza circa l’allarmante relazione tra distruzione degli ecosistemi e diffusione di malattie infettive dovrebbero incentivarci a non lasciare che la duplice crisi che stiamo vivendo vada sprecata. E per far sì che anche nella sua drammaticità la crisi pandemica possa trasformarsi in una significativa occasione di cambiamento occorrerebbe impegnarsi a promuovere un’azione collettiva.

Un’azione collettiva per esercitare una pressione sulla leadership politica mondiale, affinché non utilizzi più nessuna scusa per continuare a rimandare e strumentalizzare il dibattito sul clima, senza perdere di vista l’importanza della dimensione individuale dell’agire. Non sono, infatti, le sole scelte politiche a fare la differenza, ma anche le piccole e quotidiane scelte di 7,8 miliardi di persone. Solo quando capiremo che la normalità a cui siamo sempre stati abituati è concausa della distruzione degli ecosistemi potremo, forse, realizzare quel cambiamento di cui abbiamo bisogno. Ma, si sa, continuando a fare ciò che abbiamo sempre fatto continueremo ad ottenere ciò che abbiamo sempre avuto: disastri ecologici, inquinamento, pandemie, drammi sanitari e situazioni così gravi da poter essere assimilate a uno shock.

Virgilia De Cicco

Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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