Ajax

Era la stagione 2002/2003 e l’Ajax dei giovani Ibrahimovic e Van der Vaart (tra i tanti) e del ritorno di Jari Litmanen venne eliminato ai quarti di finale dal Milan di Ancelotti con il 3-2 di San Siro. Da lì in poi la massima competizione europea è diventata una mera passerella per i Lancieri, spesso fuori ai gironi, per mettere in mostra ogni giovane talento che veniva fuori e per i quali l’Ajax era diventato solo un trampolino di lancio per raggiungere quei campionati che contano in Europa più della Eredivisie.

La festa dei giocatori dell’Ajax a fine partita

L’Ajax ammirato al Bernabeu è probabilmente il migliore ammirato dalla squadra campione del 1995 come lo stesso allenatore di quella squadra, Louis Van Gaal, ha tenuto a ribadire prima dell’andata contro il Real Madrid. E se nell’andata della Johan Cruijff Arena i Blancos erano riusciti a spuntarla nonostante i rischi corsi, il ritorno ha messo in luce tutti i pregi della squadra di Ten Hag. L’Ajax ha affrontato i campioni d’Europa con sfrontatezza e personalità, giocando per esaltare le proprie caratteristiche e non per limitare quelle del Real Madrid, ormai allo sbando da diverse settimane. De Ligt e compagni hanno dato il colpo di grazia ad una squadra ben lontana da quella dello scorso anno, in una serata che ha visto finalmente brillare la stella di Dusan Tadic, una sorpresa solo per chi non ha mai avuto la fortuna di seguirlo negli anni al Twente e al Southampton, e che nel ruolo di finto centravanti ha fatto impazzire Varane e Nacho. Più che degna di nota, oltre al talento di Backa Topola, anche la partita di Van de Beek, che ha corso per tutto il campo con qualità e quantità, quasi a voler dimostrare che anche lui può dire la sua, anche di fianco ad un talento assoluto come quello di de Jong.

L’esultanza di Tadic dopo il gol.

Certo, gli olandesi si sono trovati ad affrontare il peggior Real da 10 anni a questa parte, con un allenatore in rottura con il gruppo e giocatori che giocano più per loro stessi che per la squadra. Ma rimontare ad una sconfitta al Bernabeu contro una squadra che ha vinto la Champions League per 3 anni di fila non è mai un’impresa facile come l’hanno fatta sembrare i lancieri. Quello dell’Ajax non è da considerarsi come un’impresa impossibile, semmai è il doveroso premio per un gioco che non ha nulla da invidiare alle altre squadre ancora in corsa per la Champions League, e di una costante dedizione nel coltivare i propri talenti che da anni caratterizza la politica dei Lancieri, alla quale va ovviamente aggiunto anche un eccellente scouting, che ha pescato ad esempio De Jong dal vivaio del Willem II. La costante voglia di dar fiducia ai propri giovani che tutti gradirebbero nelle proprie squadre, e che spesso e volentieri manca, in quel di Amsterdam è invece la caratteristica fondamentale, che da anni permette ai lancieri di essere competitivi in Eredivisie.

Purtroppo, la differenza sostanziale tra l’Ajax del 1995 e quello che ha eliminato il Real Madrid non va ricercata nella qualità della rosa, ma nella differente politica della squadra. Frenkie de Jong ha già firmato per il Barcellona durante il mercato invernale per 50 milioni (che col senno di poi sembrano anche pochi), De Ligt è il difensore più richiesto in Europa, ben più anche di Eder Militao del Porto e le prestazioni di Neres e Van de Beek non sono certamente passate inosservate. Da aggiungere anche Hakim Ziyech, che a 25 anni potrebbe voler cercare nuovi stimoli, dopo aver speso 6 anni tra Twente e Ajax in Eredivisie. I biancorossi non riescono più a trattenere i propri interpreti come accadeva nel passato. Certo il passaggio del turno con il Real Madrid potrebbe cambiare almeno in parte la mentalità di alcuni giocatori, ma il rischio che la squadra di Ten Hag possa essere saccheggiata dalle big europee è molto alto e i protagonisti della partita di martedì potrebbero essere decimati già a luglio.

Per il momento sappiamo però che questo Ajax non può essere sottovalutato, come ha fatto Sergio Ramos facendosi ammonire all’andata per saltare il ritorno. Le big in questa Champions non hanno ancora pienamente convinto e, in attesa degli altri due ottavi di finale, i Lancieri sembrano poter dire la loro grazie al talento sconfinato dei suoi giocatori e alla sfrontatezza del gioco disegnato da Ten Hag. L’Ajax è tornato a giocarsi i quarti di Champions League ben 16 anni dopo l’ultima volta, con un sapore quasi di miracolo sportivo, contro i campioni d’Europa. Ma la squadra ammirata nella noche madrilena è assolutamente al livello delle altre 3 squadre qualificatesi finora (Tottenham, Manchester United e Porto) e la semifinale (che manca dalla stagione 1996/97) sembra tutt’altro che un’utopia, specialmente se il livello di gioco espresso verrà confermato quando bisognerà fare sul serio. E in una Champions League in cui non sembra più esserci una squadra veramente favorita, anche un gruppo di “ragazzini sfrontati” che hanno umiliato i Blancos possono dire la loro fino in fondo.

E chissà se raggiungere un risultato importante non possa convincere i giocatori che rimanere ad Amsterdam potrebbe essere la scelta migliore, per se stessi e per il futuro dei 4 volte campioni d’Europa, per far tornare l’Ajax una big del calcio europeo, un traguardo per ogni calciatore piuttosto che un trampolino di lancio, così come lo era negli anni ’90 e negli anni del leggendario Johan Cruijff.

Andrea Esposito

fonte immagine in evidenza: nssmag.com

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