Andrey Kirillovich Razumovsky a Napoli
Andrey Kirillovich Razumovsky a Napoli

In un mondo sempre più complesso, a volte ci si può dimenticare quanto la storia possa insegnarci su com’erano le cose un tempo e su quanto fossero forti le amicizie con popoli che ad oggi ci sembrano così ostili e lontani dai nostri ideali. A Napoli, a piazza Trieste e Trento, vi è una targa, all’angolo con Via Toledo, scritta in russo e in italiano, che parla di tempi ormai lontani.

In effetti, questa targa ricorda Andrey Kirillovich Razumovsky: il primo ambasciatore russo nel Regno di Napoli.

Le prime informazioni che ci sono pervenute riguardo le relazioni diplomatiche ufficiali tra il Regno di Napoli e la Russia risalgono all’inizio del 1777. L’intera politica estera del Regno di Napoli di questi anni era inserita nella rete di quella spagnola. Napoli cercò sempre di avere una propria autonomia e la volontà di instaurare i rapporti con Pietroburgo fu proprio un tentativo di trovare questa indipendenza soprattutto diplomatica.

Andrey Kirillovich Razumovsky, uomo colto e nobile, era un grande amico di Paolo I, figlio di Caterina II di Russia. Questa amicizia testimonia quanto fosse inserito nella vita d’élite dell’allora Impero Russo.  

Tra gli anni ’60 e ’70 del ’700  visse in diversi paesi europei, tra cui Inghilterra e Francia, per conseguire i suoi studi. Alla morte di Paolo I, erede della zarina, i rapporti e la posizione che Razumovsky avevano in Russia cambiarono radicalmente.

Il 16 aprile 1776, Caterina II ordinò a Razumovsky di recarsi a Ravello in veste di messaggero russo e di attendere lì nuovi ordini. La regina considerava positivamente la posizione di Razumovsky nella società russa solo grazie all’intercessione di suo figlio e che le sue azioni, come l’invaghirsi della futura moglie di Paolo, avevano causato un forte malcontento in Russia. In effetti la decisione di inviare Razumosvky a Ravello non fu altro che un pretesto per allontanarlo dalla corte russa.

All’inizio del 1777 gli venne notificato che sarebbe divenuto il rappresentante russo a corte napoletana. Per questo motivo, nell’aprile del 1777 il giovane Andrey si recò a Vienna, poiché in quella sede si sarebbe tenuta la nomina di un nuovo ambasciatore napoletano. La nomina ci fu solo nel 1778 e quindi Razumovsky poté beneficiare di questo tempo per restare a Napoli e prestare servizio per Ferdinando IV fino al 1779.

Conobbe le personalità più influenti della società napoletana ma tutto ciò non fece altro che accrescere l’invidia di molti nei suoi confronti, invidia che portò ad eventi anche piuttosto violenti come l’aggressione del 16 maggio 1780 da parte di soldati in divisa bianca sotto casa sua.

A seguito di questo attacco violento vi fu una corrispondenza dove si manifestò non solo il dispiacere di quanto accaduto da parte del Ministero degli Affari Esteri Napoletano, ma anche di quanto Ferdinando IV fosse soddisfatto riguardo Razumovsky. Il sovrano Napoletano riteneva che il giovane russo fosse in grado di garantire delle solide e stabili relazioni tra i due Regni.

La presenza prolungata e cauta di Razumosky a Napoli, non fu priva di tornaconti. Caterina la Grande diede istruzioni ben precise su cosa fare a Napoli, tra le varie attività vi era non solo quella di servire il sovrano ma anche quella di fornire regolarmente dei rapporti dettagliati di quanto accadeva nel Regno Partenopeo.

Nonostante Andrey godesse di ottima fama a Napoli, le relazioni russo-napoletane si scontrarono con l’opposizione di Francia e Spagna. Questo periodo fu caratterizzato infatti da un forte neutralismo politico del Regno di Napoli che non entrò in guerra con l’Inghilterra.

La marina russa si dichiarò ugualmente neutrale. Nei rapporti segreti inviati a Caterina II, si capisce come la Russia avrebbe potuto trarre un beneficio enorme se l’Inghilterra avesse perso le sue colonie in America del nord. In quest’ottica appare chiaro il perché Caterina II abbia fondato la Lega dei Neutri alla quale Napoli aderì nel 1782.

La neutralità caratterizzava la politica estera di varie potenze europee e, nonostante l’indebolimento dell’Inghilterra, la posizione di Francia e Spagna non cambiò nei confronti della politica napoletana con la Russia. L’amicizia russo-partenopea significava dare la possibilità all’Impero Russo di diventare un attore di rilievo nel contesto geopolitico europeo. In effetti questa situazione può essere immaginata come due pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente: Ferdinando IV avrebbe ottenuto la tanto agognata autonomia politica mentre Caterina II avrebbe ottenuto una posizione strategica nel Mediterraneo che solo Napoli poteva offrirle.

Viste le ostilità europee nei confronti di rapporti propriamente formali tra Russia e Napoli, si cercarono altre strade, come ad esempio vari accordi commerciali.

In questi anni vennero firmati una serie di trattati che rafforzavano i rapporti commerciali, politici e diplomatici. In varie note si afferma che i rapporti che la Russia poteva intrattenere con Napoli sarebbero stati molto più convenienti di quelli che si potevano intrattenere con le altre potenze italiane e europee. Tra il 1781 e il 1782 Razumovsky confermò che la Russia voleva firmare trattati nella piena uguaglianza di condizioni tra i due regni. Trattati che vennero firmati da Napoli nel 1782.

La storia del primo ambasciatore russo a Napoli si conclude il 20 novembre 1784 quando ebbe la revoca del suo ruolo. Nel 1785 andò via da Napoli.

Dopo il suo incarico a Napoli, la sua carriera diplomatica lo vide ambasciatore in Svezia, nel 1785, e in Austria nel 1790. Fu anche un mecenate e Beethoven gli dedicò i suoi “Quartetti russi”. Ebbe una grande fama a Vienna, al punto da occupare posizioni di rilievo durante le guerre Napoleoniche e di vedere intitolatigli una strada e un ponte che, purtroppo, non ci è pervenuto.

Durante il Congresso di Vienna del 1814, fu il principale negoziatore e difensore degli interessi della Russia.

Di fede ortodossa, il matrimonio con la sua seconda moglie, la contessa Konstanze-Dominika von Thürheim, con cui si sposò nel febbraio 1816, lo portò sulla strada del cattolicesimo. Morì a Vienna l’11 settembre 1836.

Gianluca De Santis

Laureato in Mediazione Linguistica e Culturale a L'Orientale di Napoli, in Relazioni Internazionali all'Università Statale di San Pietroburgo e attualmente in Francia per un Master in Commercio Internazionale, da sempre mi sono interessato alla sfera internazionale. Il contesto geopolitico, estero e diplomatico, sono le cose che da sempre mi hanno fatto brillare gli occhi. Ed è proprio di questo, e magari non solo, che parlerò con voi.

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