Joker film

Il Joker che si fa film. Ancora una volta.
Chiariamo: è difficile sbagliare un prodotto sul clown di Gotham.
Davvero, basta mettere la sceneggiatura e la regia nelle mani di ottimi mestieranti, assicurarsi che questi ultimi abbiano carpito anche lontanamente il messaggio di cui il Joker di Batman è portatore, e assegnare l’interpretazione del personaggio a un talento vero di Hollywood, magari Joaquin Phoenix (ed evitare Jared Leto) e, credeteci, il gioco è fatto.

joker jared leto

Per questo, quando venne annunciato la produzione di Joker, il film diretto da Todd Phillips, in tanti ne furono entusiasti. Perché con il clown non si sbaglia, il personaggio è un’allegoria pregna di verità, l’icona sintetica delle contraddizioni della società contemporanea occidentale. Una contraddizione già dibattuta su carta (Killing Joke, L’uomo che Ride) e che bisognava solo trasferire su un altro medium, avendo bussole semantichei narrative (Re per una Notte, Taxi Driver) ed estetiche (la saga de La Notte del Giudizio) chiare e seminali.

Il film di Joker: com’è la versione di Todd Phillips?

Un buon prodotto. Phillips è stato in grado di cogliere e raccontare questa ambigua figura e a far trapelare tutto il suo fascino. Fascino perché, come dicevamo, meglio di tanti altri personaggi di fiction, il Joker incarna le contraddizioni della nostra società ineguale, anzi, ne è l’unico prodotto possibile e sensato quando si parla di “esclusi”.
Il Joker di Joaquin Phoenix, più di altre sue versioni, infatti, è un individuo cui è stato privato il suo posto nel mondo e, in virtù di questa negazione, si chiede perché mai dovrebbe rispettare i codici, le regole dello stesso. È un uomo che si rende conto delle ingiustizie della giustizia, delle ineguaglianze della società. Da questo punto di vista intuisce che la vita sociale è tutta una farsa, una presa giro, e che la vita, sua e di quelli come lui, è una commedia tragica, dove i fortunati ridono degli sfortunati o, al massimo, li abbandonano al loro destino.
Per il Joker della vecchia Gotham, insomma, il mondo è un immenso teatrino senza senso calpestato dai oppressori e da vessati, che mette in scena l’agghiacciante realtà che dietro ogni momento di felicità di qualcuno, c’è la sofferenza di un altro. Perché la nostra è una società incatenata nei protocolli e nei ruoli, nelle regole umane e non di natura e, per questo, egoistiche e sbilanciate. Ruoli da cui ci si può liberare con una maschera, con la violenza, giungendo ad un’anomica follia, con la negazione di ogni ordine, l’anarchia, come avevano fatto nella loro relazione sentimentale il Joker di Jared Leto e Harley Quinn, nel giustamente bistrattato Suicide Squad.

Joker Joaquin Phoenix

Il Joker di Phoenix perchè riscuote tante approvazioni?

Il Joker di Joaquin Phoenix riscuote tante approvazioni nella sua performance, proprio perché racconta il distacco, la lacerazione dal contesto, che diventa l’unica scelta sensata e possibile per chi viene rigettato dal mondo. E questo iato, nel film, è sublimato nella difformità fisica ed espressiva del clown (il suo fisico deforme, la sua risata caratteristiche sottolineate più e più volte dall’attore) che lo rendono di fatto un diverso (fenotipicamente, socialmente..) ed estraneo dal mondo che dovrebbe appartenere.

Joker Batman

Un Joker senza Batman?

Un Joker che senza Batman funziona. Perché Todd Philips coglie una sfumatura diversa del personaggio ma comunque centrata, facendo leva sulle caratteristiche distintive del character: la risata disperata (più che folle), lo sguardo vagante, perso, luccicante di una tragica verità. C’è solo lui. Lui è la società, sorda.
Ma i capolavori sono tali quando dicono qualcosa di nuovo, o dicono qualcosa di vecchio ma in modo nuovo, e il Joker di Phoenix non fa nulla di queste cose (come non lo faceva il Joker di Jared Leto per far riferimento alla penultima versione del personaggio); quello di Phillips può essere, quindi, considerato un capolavoro espressivo ma non narrativo, ancor meno simbolico, perché troppo derivativo di altre opere.
Eppure, è un’origin story opportuna, che cammina da sola e rende artisticamente la parabola che porta alla follia e, perché no, alla crisi sociale.

Enrico Ciccarelli

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