Atalanta

Quando nell’estate del 2017, a margine di uno straordinario campionato conclusosi in quarta posizione dietro Juve, Roma e Napoli, l’Atalanta diede via tutti i suoi “top player”, prodotti dell’efficientissimo vivaio, l’improbabilità che l’11 di Gasperini raggiungesse nuovamente livelli così alti era una sensazione più che concreta. In effetti, la cessione di giocatori rivelazione come Conti, Kessié e Gagliardini,che nel corso della stagione avevano trascinato la DEA verso la qualificazione diretta ai gironi di Europa League (posizionamento che, paradossalmente, oggi varrebbe l’accesso diretto in Champions) fece pensare alle solite speculazioni di un club di metà classifica, mosso dall’intento di incassare quanto prima gli introiti derivanti dall’alto valore corrente dei suoi calciatori più in vista, prima che gli stessi perdessero valore nel corso delle stagioni successive. Tuttavia, l’Atalanta dei due anni successivi ha dimostrato di essere sempre il solito cantiere in fase di sviluppo, che passo dopo passo fa emergere nuovi talenti e raggiunge posizioni inimmaginabili, respingendo qualsiasi tipo di ragionamento speculativo. Invero, se il settimo posto dell’anno scorso è stato comunque accompagnato da uno straordinario girone di Europa League e dalla sfortunatissima eliminazione contro il Borussia Dortmund, squadra abituata a scenari europei molto più noti, il ritmo dei bergamaschi di quest’anno sta facendo sognare più che mai i suoi sostenitori: da un lato, la semifinale di Coppa Italia, conquistata a discapito della strafavorita Juventus, dominatrice indiscussa del campionato ma battuta con un netto 3-0 in seguito ad una prestazione memorabile; dall’altro, l’attuale posizionamento in zona Champions, che potrebbe portare i nerazzurri a contendersi la qualificazione con squadre economicamente molto più attrezzate del calibro di Milan, Roma, Lazio e Inter.

Eppure, nonostante faccia sempre un certo effetto vederla in quella posizione, la verità è che l’Atalanta non è più una sorpresa. Non a caso la trasferta di Bergamo è diventata negli anni una delle più insidiose del campionato, sia per il modo in cui i padroni di casa sono soliti aggredire l’avversario sin dal primo minuto che per l’energia e il calore trasmesso dal pubblico di casa. Insomma, una società che, dopo aver rimpiazzato le sue pedine più importanti con giocatori dimostratisi di almeno pari livello e dopo aver trattenuto altri elementi essenziali, riesce ancora ad affermarsi sul piano del gioco e dei risultati, è un club che ha alla sua base un progetto serio che mira in alto e che, per tale motivo, non deve più sorprendere quando raggiunge determinate posizioni. La permanenza, con tanto di fascia di capitano, del Papu Gomez, richiestissimo ad ogni sessione di mercato, insieme a quella dell’allenatore che più di tutti ne ha esaltato le qualità, costituisce la conferma della serietà del progetto. Allo stesso tempo, Hateboer, Castagne, Mancini, Zapata, Ilicic sono esempi di calciatori che sono riusciti ad integrarsi efficacemente nel sistema di gioco di Gasperini e che, di conseguenza, non fanno rimpiangere in alcun modo le dolorose cessioni realizzate due estati fa. In particolare, il colombiano ex Napoli sta dimostrando un potenziale offensivo incredibile e il suo apporto alla squadra non è lontanamente paragonabile a quello vistosi a tratti a Genova, sponda Samp, o a Udine. Lo sloveno, dal canto suo, è tornato su alti livelli grazie ad un modulo che gli consente di spaziare con la palla al piede e di esaltare le sue qualità tecniche. Recuperare queste due pedine, dimostratesi i veri punti di forza della squadra, non era affatto facile, eppure Gian Piero Gasperini è stato in grado di tirare fuori il meglio di loro.

In ciò è apprezzabile tutto lo straordinario lavoro del “Gasp”, capace di trasmettere la sua impronta di gioco ai nuovi innesti e di esaltare le qualità di giocatori che a primo impatto sembravano di basso livello o che avevano perso per strada parte delle loro qualità. Il suo sistema di gioco fondato sugli inserimenti delle ali di centrocampo e sulla fantasia dei trequartisti, aiutati dalla fisicità del centravanti, ha dato vita ad una squadra fortemente offensiva che, con 50 gol fatti all’attivo, rappresenta il primo attacco del campionato. A tal riguardo, il suo merito va individuato soprattutto nell’aver saputo far convivere due giocatori come Gomez e Ilicic, notoriamente devastanti quando hanno spazio a disposizione: in particolare, il tecnico sembra aver voluto sacrificare l’argentino, relegandolo in una posizione più arretrata, al fine di dare maggior risalto alla potenza e alla tecnica dell’ex Fiorentina e Palermo, che finora non sta disattendendo la scelta del suo allenatore con numerosi gol e assist. Al resto ci pensano la solidità difensiva garantita dal sistema difensivo a tre e la robustezza del centrocampo che crea non poche difficoltà all’avversario di turno. In tutto ciò, la squadra sembra aver ormai recepito alla perfezione gli schemi del suo tecnico e il pubblico sembra entusiasta del bel gioco espresso dalla DEA. Ecco perchè le parole del Presidente Percassi, che ha espresso il desiderio che Gasperini resti a vita all’Atalanta, non suonano come le solite dichiarazioni opportunistiche.

Lo stesso Presidente sembra però voler restare coi piedi per terra, parlando di salvezza matematicamente non ancora raggiunta. Insomma, sembra che nemmeno il patron bergamasco sia pienamente consapevole delle ormai consolidate qualità della sua compagine, oppure, più verosimilmente Percassi starà giocando la solita carta della scaramanzia. Quel che è certo è che il percorso dell’Atalanta, iniziato in maniera silenziosa qualche anno fa e che prosegue in maniera più che positiva, presto condurrà a notevoli risultati. E quando accadrà, non sarà più una sorpresa.

Amedeo Polichetti