Marquez
Marquez

Una delle relazioni più complicate dello sport. Una rivalità che va avanti da ben 3 anni e un rapporto decisamente altalenante, fatto di complimenti, liti, perdoni e nuovamente liti. La relazione tra Marc Marquez e Valentino Rossi è stata spesso altalenante. Dopo un breve periodo di “pausa e pace”, in Argentina sono sorte nuove polemiche ed incomprensioni tra i due che come ovvio che sia hanno fatto e continuano a far discutere gli appassionati di tutto il mondo.

IL RAPPORTO DI STIMA INIZIALE – E pensare che al primo anno di MotoGP i rapporti sembravano quasi idilliaci, con un giovane Marc che vedeva Valentino come punto di riferimento e un Valentino che guardava con interesse a colui il quale quell’anno avrebbe conquistato il primo dei suoi 4 mondiali nella massima categoria, proprio con la stessa Honda in sella della quale Valentino aveva entusiasmato il mondo nei primi anni duemila. In molti vedevano somiglianze tra i due. Tra queste spiccava quella grande voglia di vittoria che in effetti caratterizza i più grandi campioni della storia e che da molti è considerata il vero segreto di ogni vittoria.

IL 2015 E LO SCONTRO DI ASSEN – È proprio questa sete di vittoria che nel 2015 si trasforma in pura e semplice competizione. Il primo “incidente” avviene ad Assen. Marquez prova a passare Rossi, che resiste con veemenza. Tra i due avviene un contatto che proietta l’Italiano fuori pista, ma che gli fa tagliare clamorosamente la curva. Il GP, sebbene tra le polemiche, quella volta se lo aggiudica Rossi. Da quel momento si può dire che tra i due sia scoccata una miccia che rende ogni scontro nei GP successivi un vero e proprio cardiopalma. Come quello di Phillip Island, in cui lo scontro tra il pilota Honda e il 46 della Yamaha è serrato. Alla fine però la spunterà Marquez che porterà a casa una vittoria che però porterà dietro ben più di una polemica. Rossi considera il suo rivale alla stregua di un vero e proprio alleato di Lorenzo. Tra i due inizia a nascere la prima scintilla di uno scontro fuori dal circuito della gara.

SEPANG E VALENCIA: L’ADDIO AL DECIMO TITOLO – Arriva la Malesia, Rossi è in testa e non può permettersi di perdere punti, Marquez ormai fuori dalla lotta al titolo vuole chiudere al meglio questo mondiale. I due iniziano a duellare. Lo scontro reso ancor più incandescente dai precedenti di Assen è incredibile, sorpassi e controsorpassi in grado di emozionare gli sportivi di tutto il mondo. Inizia il settimo giro. Altro scontro, altro contatto. Marquez prova a sorpassare Rossi esternamente, ma Vale lo chiude. Dalla chiusura nasce un contatto. Rossi muove un piede, tocca Marquez che cade. Da ciò ne scaturirà una serie di polemiche nelle quali si intrometterà anche Lorenzo, che da inseguitore in classifica chiede che a Rossi venga comminata una sanzione significativa, perché a suo dire reo di aver sbilanciato volontariamente Marquez. Lo stesso Marc è a sua volta una furia nei confronti di Valentino per lo stesso motivo e perché consapevole di poter vincere un Gran Premio perfettamente alla sua portata. Il pesarese dal canto suo prova a difendersi, accusando Marquez di un guida troppo aggressiva e di aver mosso la gamba con l’intenzione di bilanciare la moto. Dopo mille polemiche Rossi viene squalificato e costretto a partire dall’ultima curva nell’ultimo circuito di Valencia che avrebbe assegnato il titolo. Tra le tante condizioni affinché Lorenzo non lo sorpassi in classifica ci sarebbero l’arrivare secondo o sperare che Lorenzo non vinca il GP, e arrivare subito dietro di lui. Dietro, però, c’è Marquez. Rossi rimonta clamorosamente fino alla quarta posizione, ma non basta. Lorenzo è primo a Valencia e diventa campione. Bersaglio di una nuova critica diventa ancora una volta Marc Marquez, colpevole per molti di non aver cercato in alcun modo di ostacolare Lorenzo, nonostante i discreti tempi in pista.

Rossi Marquez Sepang 2015
Rossi-Marquez, Sepang 2015

LA PACE CON MARC NEL RICORDO SALOM – Polemiche e liti andranno avanti per il 2016. Ecco, però, che un evento incredibilmente drammatico si abbatte sul mondo dei motori: la morte di Luis Salom. È un peso incredibile e tutto il mondo dello sport è in lutto. In queste circostanze Rossi vince meritatamente uno GP avvincente caratterizzato da uno splendido duello con lo spagnolo. A fine gara Rossi stringe la mano di Marquez, complimentandosi e dimenticando ogni rancore per il bene di uno sport che ha bisogno di lealtà.

ARGENTINA 2018 – La tregua dura quasi due anni, ma poi arriva l’Argentina. Rossi non stava brillando e come lui nemmeno Marc, che aveva fatto infuriare gli avversari per il comportamento irriguardoso nel pre gara. La moto si spegne in partenza e anziché tornare ai box decide di spingere la moto contromano fino all’ultima posizione. La moto si riaccende e per sua fortuna la commissione gli commina una squalifica che in molti hanno definito “leggera”, con un passaggio ai box a velocità ridotta. Ma la voglia di vincere è troppa e Marquez inizia a guidare in maniera molto aggressiva. Per poco non fa cadere Espargarò. Poi arriva il duello con Rossi, con una M1 non nelle migliori condizioni. Lo scontro è aggressivo come quelli di un tempo. Marquez prova a sorpassare prepotentemente il Dottore con una manovra interna molto rischiosa e si appoggia praticamente sulla moto di Valentino che cade. Sarà stata la recidività di Marquez o un Déjà vu della Malesia, ma Rossi è una furia. Invoca provvedimenti contro Marquez che in effetti viene retrocesso in diciannovesima posizione tagliato il traguardo. Non è abbastanza Rossi è una furia. Marquez prova a scusarsi ma lo staff del Dottore lo caccia. Ne nascono nuove ulteriori polemiche. La guida aggressiva dello spagnolo preoccupa l’italiano che con lo spagnolo ha troppo spesso avuto scontri al limite del regolamento. Marquez dal canto suo ammette le sue colpe, ma dichiara di non essere stato assolutamente in malafede. Insomma ne scaturisce una lite infinita di cui probabilmente sentiremo ancora parlare. Nel frattempo, però, tra tante chiacchere e un Dovizioso poco convincente in Argentina, a guidare la classifica c’è Crutchlow e chissà che tra tanti litiganti questo non sia l’anno degli outsider.

 

Giovanni Ruoppo

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