ENI sponsorizza il Festival di Sanremo: perché greenwashing è greenwashing
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Al via la settantaduesima edizione del Festival di Sanremo, il festival della canzone italiana. Come ogni anno i cantanti hanno sfilato sul green carpet inaugurale, il tradizionale tappeto rosso che quest’anno si è dipinto di verde per porre attenzione sul tema della sostenibilità ambientale e sulla lotta alla crisi climatica. Un verde che però sa di greenwashing poiché proprio quest’anno tra gli sponsor del Festival spicca il nome di Plenitude, la nuova società di ENI Gas e Luce nata per unire la produzione di energia rinnovabile e le attività di vendita al dettaglio.

Il greenwashing di ENI sponsorizza la crisi ambientale

Principale emettitore di gas serra in Italia e tra le aziende più inquinanti al mondo, l’Ente Nazionale Idrocarburi prova ancora una volta a dipingersi di verde e a nascondere le proprie gravi responsabilità riguardanti la crisi ambientale. A denunciarlo Greenpeace Italia: «È inaccettabile che ENI sfrutti la vetrina di Sanremo, e dei tanti altri eventi che sponsorizza, per fare greenwashing e promuovere un’immagine di azienda attenta all’ambiente che non corrisponde affatto alla realtà. ENI continua a investire sul gas e sul petrolio, è il principale emettitore italiano di gas serra e una delle aziende più inquinanti del pianeta. Il mondo della musica, della cultura, dello sport e dell’istruzione dovrebbero essere liberi dalla dannosa propaganda dell’industria degli idrocarburi, così come è avvenuto con l’industria del tabacco!».

Una condotta non nuova per il colosso energetico italiano. Secondo il rapporto “Words vs Action: the truth behind fossil fuel advertising” infatti, l’Ente Nazionale Idrocarburi è tra le sei principali aziende europee dei combustibili fossili che promuovono false soluzioni per la crisi climatica enfatizzando in maniera esagerata falsi progetti “verdi”, mentre continuano a investire gran parte del loro fondi in gas, petrolio e carbone. «Secondo l’analisi che abbiamo commissionato, solo l’8% degli annunci di ENI promuove i combustibili fossili, nonostante questi costituiscano circa l’80% del suo portfolio» afferma Greenpeace.

Il nuovo piano di investimenti di ENI per gli anni 2021-2024 non fa altro che confermare le denunce delle associazioni ambientaliste. Il briefing “La decarbonizzazione di ENI? Rimandata” evidenzia l’ipocrisia con la quale l’Ente Nazionale Idrocarburi si appresta a decarbonizzare le proprie attività. L’azienda italiana punta all’obiettivo emissioni nette zero entro il 2050. «Occorre precisare che emissioni nette zero non significa che l’azienda non emetterà più gas serra in atmosfera, ma che continuerà a farlo tentando di compensare tali emissioni, ad esempio attraverso progetti legati all’uso delle foreste o tramite tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS)» si legge nel report. Come se non bastasse, ENI, ignorando le indicazioni della scienza ambientale, dichiara di tagliare soltanto il 25% delle emissioni entro il 2030, rimandando l’abbattimento del restante 75% dopo tale data.

Il Festival di Sanremo si dipinge di green(washing)

Plenitude, tra i principali sponsor del Festival di Sanremo, è la nuova compagnia con la quale ENI punterà a centrare l’obiettivo emissioni zero entro il 2040. «Cambiamo perché abbiamo nuove idee e propositi che puntano a un futuro migliore. Questo ci ha spinto a diventare Società Benefit, ponendo sullo stesso piano obiettivi di business e impegno verso la sostenibilità. E continuando a offrire ai nostri clienti soluzioni all’avanguardia, studiate sia per la casa sia per l’impresa.» si legge sul sito dell’Ente Nazionale Idrocarburi. Un messaggio pieno di buoni propositi per il futuro. Il presente di ENI però racconta tutt’altro.

Nel piano strategico dell’azienda italiana è previsto un aumento della produzione di idrocarburi per il periodo 2021-2024 attraverso un investimento medio di 4,5 miliardi di euro l’anno per un totale di 18 miliardi in quattro anni. Non solo. Il capitale d’investimento dedicato alle energie rinnovabili ammonterà solo a 4 miliardi in quattro anni. ENI infatti continuerà a investire il minimo indispensabile nelle fonti energetiche pulite. «L’azienda prevede di installare entro il 2024 appena 4 GW di rinnovabili. Una quota davvero bassa, che non migliora neppure con l’obiettivo al 2030, data in cui l’azienda intende raggiungere 15 GW di capacità installata. Per fare un paragone con altre grandi aziende del settore del petrolio e del gas: British Petroleum (BP) ha un obiettivo di 50 GW entro il 2030, mentre – facendo riferimento alla stessa data – la francese Total ha dichiarato di puntare a quota 100 GW.» si apprende dal rapporto realizzato da Merian Research per Fondazione Finanza Etica, Greepeace Italia e Recommon.

I dati raccontano una realtà tutt’altro che verde per ENI. Eppure quest’anno il Festival di Sanremo sarà una vetrina non solo per i cantanti che si sono esibiti e che si esibiranno sul palco dell’Ariston, ma anche per un’azienda che risulta essere tra le prime trenta compagnie più inquinanti al mondo. Una grave quanto precisa scelta che sottolinea ancora una volta l’ipocrisia e l’ignoranza con la quale ci si appresta a combattere la battaglia del secolo, quello contro i cambiamenti climatici.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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