un'estate fa, Zidrou, Lafebre
Fonte: https://milionidiparticelle.wordpress.com/2020/06/20/recensione-413-unestate-fa-di-jordie-lafebre-e-zidrou/

Un’estate fa è la serie capolavoro di Zidrou e Lafebre, edito finalmente in Italia grazie al lavoro editoriale di Bao Publishing.
La graphic novel racconta le vacanze della famiglia Faldérault tramite una serie di immagini di un’indicibile delicatezza, capaci di ricatapultare i lettori alla loro più tenera infanzia, quando tutti insieme si stava stretti nell’utilitaria di famiglia, con quella sensazione abbacinante che l’estate stava per rivoluzionare la propria quotidianità e che non sarebbe mai finita.

Zidrou e Lafebre in Un’estate fa combinano l’arte del disegno e della scrittura per dar vita a una profonda dimensione del ricordo in cui tutti veniamo catturati e attratti per empatia dalle vicende di una famiglia che è normalissima e nella sua normalità vive le gioie della condivisione, del gioco, dell’amore e del calore, e i dolori della routine, della stanchezza e delle incomprensioni. Zidrou realizza delle tavole definite e luminose che proiettano i raggi del sole e la salsedine del mare dalla schiuma delle onde direttamente sulla pelle e sotto il nostro naso. Gli interni sono invece caldi e accoglienti, abbracciano con le sfumature di marroni e di rossi del legno e con i tratti morbidi, disegnano la comfort zone del nido che avevamo da bambini. Lafebre parallelamente struttura Un’estate fa in tre estati di tre anni differenti: si parte con il ricordo del 1973 nel capitolo Rotta verso sud; si continua con il 1969 in La caletta e si conclude la carrellata di ricordi con le avventure del 1962 in Mademoiselle Estérel.

In Un’estate fa vi è la storia della famiglia Faldérault in cui ci sono tre figlie e un maschietto, con un’età compresa circa tra i 12 e i 3 anni. La madre, Mado, lavora in un negozio e il padre, Pierre, è un fumettista che insegue ancora i suoi sogni, grazie alla fiducia e al sostegno che riceve dalla sua adorata moglie. Pierre disegna per conto proprio da poco tempo: mentre prima seguiva un ritmo più stabile lavorando per l’ideatore di Zagor, ora spera di riuscire a disegnare un personaggio tutto suo e per questo trascura la famiglia.

Nelle vicende del 1973, Zidrou e Lafebre raccontano dei primi strappi tra moglie e marito, di come si cerca di salvare le apparenze per amore dei figli e di come i figli, in realtà, comprendono gli equilibri che si creano in casa e, facendosi forza insieme, riescono a superare qualsiasi giornata no. Le vacanze piovono come una benedizione, un’occasione per ritrovare l’armonia e per rivivere l’unione familiare nutrendosi solo dei sorrisi e del tempo di qualità.
Con i ricordi del 1969 i lettori fanno un passetto indietro, scoprendo l’amore e il legame profondo che univa Mado e Pierre quando erano ancora una coppia squattrinata, già con due figli e con tanta voglia di mettersi in gioco. Qui si racconta di come hanno scoperto i luoghi che poi, con gli anni, diventeranno tradizionali per le loro vacanze estive. Nell’ultima parte di Un’estate fa, è il 1962, la data in cui i genitori di Mado regalarono l’automobile ai neosposi, successivamente chiamata Mademoiselle Estérel, quella che sarà il mezzo per raggiungere il tanto agognato luogo di campeggio.

Un’estate fa racconta di compromessi e di cosa i bambini e gli adulti vivono nel loro nucleo famigliare. È un locus amoenus in cui i più grandi possono ritrovare la spensieratezza infantile e i più piccoli possono rivedere se stessi su carta e magari cercare di capire i comportamenti più bizzarri dei loro genitori.
«Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo» scriveva Tolstoj, ma qui Zidrou e Lafebre in Un’estate fa mostrano come i rapporti e i legami subiscano degli scossoni che un po’ tutti abbiamo dovuto affrontare, affaticati dal ritmo estenuante delle nostre vite.

Alessia Sicuro

Laureata in lettere moderne, ha in seguito ha conseguito una laurea magistrale alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II. Ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose: accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire e affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale!

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