Reddito di Cittadinanza, c'eravamo tanto amati
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, 4 Febbraio 2019. Palazzo Chigi/Filippo Attili/LaPresse

Ricorderete bene l’ex ministro del lavoro Luigi di Maio affacciato dal davanzale di Palazzo Chigi urlare di aver abolito la povertà. Nella cornice di Montecitorio insieme ad un nutrito gruppo di parlamentari pentastellati, un bagno di folla festeggiava l’istituzione del Reddito di Cittadinanza e della quota 100, a seguito dell’approvazione della legge di bilancio. Era la fine del 2018. Sono passati solo tre anni da quel giorno di settembre e nel mentre si sono succeduti tre governi e due legislature. Qualche giorno fa, la premier Giorgia Meloni ha annunciato l’abolizione del Reddito e numerosi e profondi cambiamenti a tal proposito. Cosa succederà dal 1° gennaio 2024?

Le parole di Gorgia Meloni durante la conferenza stampa suonano come una spada di Damocle sui cittadini che attualmente usufruiscono del reddito: «Uno stato giusto non mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo. È su questo principio che ci muoviamo e avremmo avuto più tempo per fare una riforma complessiva, ma manteniamo le promesse fatte».

Cosa succederà ora?

Il 21 novembre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che contempla numerose novità per quanto riguarda il bilancio dello Stato. Tra queste l’introduzione di alcuni correttivi per il Reddito di Cittadinanza per il 2023 e la sua completa abolizione a partire dal 2024. A partire dal prossimo gennaio, infatti, il reddito sarà riconosciuto ai soggetti compresi tra i 18 e i 59 anni abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo familiare disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni di età, con la possibilità solo di un numero esiguo di mensilità (al massimo 8). I soggetti saranno tenuti a partecipare a corsi di formazione professionale, a pena di decadenza del beneficio. La stessa conseguenza si verificherà nel caso di un’offerta di lavoro rifiutata, invece di tre offerte di lavoro come precedentemente previsto. Per il 2024, invece, il Reddito sarà abolito e rimpiazzato da un nuovo e diverso sussidio.

I prossimi passi e le ultime novità

Il disegno di legge è arrivato alla Camera dei deputati il 28 novembre. Prima la riunione con i capigruppo di maggioranza della commissione Bilancio per fare il punto. Ci sono delle incognite da chiarire, in primis per comprendere le coperture della vasta legge di bilancio. Numerose sono le misure che accompagnano questo disegno: dal limite per rifiutare i pagamenti elettronici, le nuove norme in materia di fattura online e le nuove novità in materia di opzione donna. Dal testo disponibile da 29 novembre un’altra novità è che dal 2023 i percettori potranno accumulare i redditi che derivano da lavori legati a contratti stagionali o intermittenti fino a un limite di 3mila euro lordi. Entro il 31 dicembre dovrà necessariamente arrivare l’ok del Governo.

Reazioni diverse dal mondo della politica

Non si sono fatte attendere reazioni di ordine completamente diverso dalla politica. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle e tra i principali sostenitori dello strumento implementato dal suo governo nel 2018, ha tuonato sulle pagine del Fatto Quotidiano: «Disposti a tutto per difenderlo, pronti a dare battaglia nelle sedi istituzionali e nelle piazze». A sorpresa, anche Silvio Berlusconi si è espresso a sostegno del reddito. Ha dichiarato, infatti, a Il Tempo che «i soldi finiti ai furbi sono poca cosa rispetto alle situazioni di povertà che ha finalmente contrastato».

Anche Matteo Renzi di Italia Viva, da sempre veementemente contrario alla misura, si è esposto sul reddito di cittadinanza dichiarando al quotidiano Libero: «Siamo pronti a lavorare insieme al centrodestra. Non saremo la stampella del governo, ma scendere in piazza non serve. Su reddito di cittadinanza, giustizia ed elezione del premier possiamo collaborare. Il PD e i Cinque Stelle andranno in piazza a difendere il reddito di cittadinanza, mentre noi del terzo polo abbiamo presentato una contromanovra che difende il tavolo e i conti pubblici. Carlo Calenda, con una delegazione di Azione e Italia Viva, la illustrerà a Giorgia Meloni: nessun inciucio, ma noi siamo all’opposizione del governo e non del Paese».

Il reddito di cittadinanza dal 2024

A seguito dell’incontro di Carlo Calenda con la premier e il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, la proposta del terzo polo sarebbe quella di riproporre il reddito di inclusione invece del reddito di cittadinanza. Il REI aveva un importo più basso, con requisiti d’accesso completamente diversi dal Reddito di Cittadinanza.

Pare che la premier si sia mostrata molto interessata alla proposta di Calenda, che ha avanzato la possibilità di riprendere il REI con delle novità, come la gestione che passerebbe ai comuni, per evitare distorsioni. Non sappiamo come andrà, ma il M5S è già salito sulle barricate. Il tour nelle piazze di Giuseppe Conte è partito da Scampia lo scorso 2 dicembre. Quella rivoluzione sociale agitata da Conte si concretizzerà oppure i cittadini assisteranno in modo passivo e disinteressato alle novità relative al reddito?

Marianna De Rosa

Nasco e cresco a Napoli. Studio Giurisprudenza alla Federico II. Appassionata di diritto, politica ed esteri. Spero di aiutare a rendere il politichese una lingua comune. Tre cose che non possono mancare nella mia vita: un buon libro, un bicchiere di vino e una partita di tennis.

1 commento

  1. Ora che il reddito di cittadinanza sta per imboccare la strada dell’abrogazione, tutti quei politici incauti e scriteriati che lo definivano reddito di criminalità e metadone di stato, ora saranno contenti, potranno gioire e cantare vittoria, perché consumeranno la loro vendetta politica con arroganza e vigliaccheria ma solo ed esclusivamente a spese degli ultimi.
    Quantunque, bisogna dire con chiarezza che coloro che affermavano tutto ciò di cui sopra sono gli stessi che godono di una massiccia e corposa rendita in qualità di deputati e senatori della Repubblica Italiana, pagata, anch’essa come il RdC, con i soldi pubblici. In più adesso, sempre loro, grazie al voto ‘democratico’ degli italiani, governano l’Italia. Se non è un paradosso questo. Anzi è proprio da guinnes dei primati! Soltanto gli sprovveduti non possono comprendere come questo provvedimento abbia strappato dal rischio della disperazione migliaia di esseri umani. Così come solo una buona dose di incoscienza e imprudenza può indurre a eliminarlo. Di sicuro va perfezionato, ma altrettanto sicuramente non cancellato. Esistono i furbi, e probabilmente qualche malavitoso, che lo intascano senza averne diritto, fottendosene di rubarlo a tanti altri che forse ne avrebbero più bisogno. Però, purtroppo, nello sport della scaltrezza gli italiani, generalmente, sono in vetta alle classifiche e per questo ci sono le verifiche e i controlli, che vanno rafforzati e ottimizzati, così come esistono anche i falsi invalidi, ma nessuno ha mai vagheggiato di abolire la pensione di invalidità. Per completezza, invece, i nostri parlamentari come regalo di Natale, tanto per cominciare, hanno già intascato una ignobile e spregevole prebenda di 5.500 euro, la chiamano ‘dotazione d’ufficio’ o ‘aggiornamento tecnologico’. Vale a dire, aboliscono il RdC per regalarsi nuovi tablet e pc, magari firmati. Una vergogna disonorevole. Anzi no, semplicemente l’ennesima ‘lecita nefandezza’ commessa legittimamente. Fuori da ogni dubbio, intanto, è bene evidenziare che soltanto il lavoro, quello vero e dignitoso è l’effettiva emancipazione dell’uomo e non l’assistenzialismo. Infatti tra i doveri di ogni cittadino dovrebbe esserci anche quello di lottare per una società dove ci sia lavoro per tutti, quel lavoro di marxiana memoria che rende felici, che non disgusti, che non alieni l’uomo e non sia oppressivo e umiliante. Tuttavia il nuovo governo ha dedicato gran parte dell’azione politica di questa prima fase durante la stesura della finanziaria 2022 al RdC. Qualche (de)merito, probabilmente, è da addebitare a quegli imprenditori bugiardi e commedianti che lo hanno demonizzato, imputando allo stesso, il calo degli affari per mancanza di personale. Colpevolizzano il RdC per mistificare la vera causa che è da imputare solo a loro stessi, i padroni, i quali, si sa, tendono a praticare lo sfruttamento regolare del lavoratore in ogni modo e occasione possibile. E’ tipico di un modo di produzione impietoso e perverso e per questo va combattuto. L’avversione che molte forze politiche fondamentalmente liberiste e oscurantiste sbandierano contro il reddito di cittadinanza è solo uno stratagemma per innescare la classica guerra tra bisognosi, perché quando i poveri entrano in conflitto tra di loro, gli esponenti di una classe politica incapace, arrogante e autoritaria ci sguazzano, allo stesso modo di come si fregano le mani, le grandi imprese del calcestruzzo e delle armi durante una guerra o un terremoto. Ottusi e poco intelligenti, considerano il RdC uno spreco di soldi pubblici, come se i cittadini non sapessero delle faraoniche indennità dei parlamentari italiani o quelle sontuose dei consiglieri regionali e dei sindaci delle grandi città. Si scagliano contro il RdC, ma votano convintamente il finanziamento delle guerre per conto del padrone americano. Attaccano il RdC per colpire tutte quelle famiglie povere che stentano a far mangiare i propri figli, tutti quei minori che le stime degli osservatori quantificano in un milione e trecentomila e vivono in stato di povertà assoluta. Quella italiana, ha ragione la prof. Saraceno, è una classe politica che odia i poveri non la povertà! L’informazione di regime, poi, per mezzo di una propaganda disciplinata e sottomessa, concede interi talkshow alle carenze e le imperfezioni del RdC, le quali vanno sicuramente colmate sotto il profilo del controllo e ancora di più per quanto riguarda le politiche del lavoro. Tanti media ufficiali che avversano questa misura, poco o niente dicono della gigantesca evasione fiscale compiuta dalle multinazionali che dislocano il lavoro, dell’ingente spesa in armi e dei cospicui ‘soccorsi finanziari’ alle banche e alle grandi imprese, e nulla raccontano delle truffe e dei saccheggi degli affaristi nella sanità pubblica. E’ regolare, rientra tutto nei diktat che guidano le scelte politiche e sociali oltre che quelle economiche, imposti dalla cupola della finanza mondiale, le grandi dinastie Rothschilds, Rockefeller, J.P.Morgan, Goldman Sachs, Famiglia reale saudita ecc… un circolo ristretto di qualche migliaio di persone che insieme ai padroni dei grandi social, decide le sorti di intere popolazioni. Un insieme di faccendieri, banchieri e capitalisti, tra mafia e massoneria in grado di manipolare, tramite i più grandi fondi d’investimento black rock, vanguard group, state street global ecc… i mercati finanziari di tutto il mondo, gestendo migliaia di miliardi di dollari e imponendosi sulla politica e sull’economia degli Stati. Con la complicità dei governi, stanno eliminando i poveri, i fragili e tutti gli improduttivi per disegnare una società di marionette da muovere secondo i propri interessi.
    Pasquale

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